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Arte e cultura

Arte lombarda, dai Visconti agli Sforza

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Arte di Famiglia

Le grandi famiglie milanesi ebbero un ruolo straordinario nel produrre e promuovere l'arte. Lo ha raccontato molto bene la mostra "Arte lombarda. Dai Visconti agli Sforza. Milano al centro dell’Europa" ospitata nel 2015 al Palazzo Reale di Milano, grazie ad un progetto che ha abbinato l'alto valore storico artistico all’ambizione documentaria, puntando  i riflettori sulla qualità della produzione artistica milanese e lombarda. Un evento che ha consentito di comprendere la storia artistica lombarda individuando la sostanza della sua identità attraverso le aperture e le relazioni che Milano intraprese fin dal Trecento. In questa pagina la nostra recensione .

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Arte lombarda: dai Visconti agli Sforza
di Daniela Ferrari

(marzo 2015) - Nel titolo riecheggia la straordinaria mostra del 1958, che venne allestita nei medesimi spazi restaurati dopo i bombardamenti del 1943 e che fu curata da Roberto Longhi e Gian Alberto Dell’Acqua. Quel lavoro di tutela e ricerca volto a restituire alla cittadinanza il patrimonio artistico compromesso o inaccessibile durante la guerra fu svolto da molte personalità intellettuali di spicco come Fernanda Wittgens e Franco Russoli ed è rievocato nella mostra oggi curata da Mauro Natale e Serena Romano. L’intento di allora, che si focalizzava sull’affermazione e la scoperta di una precisa identità culturale lombarda, rivive oggi, con le dovute revisioni critiche e storiche, per sottolineare il ruolo centrale di Milano e della Lombardia, nel contesto della cultura europea moderna.

Suddivisa in cinque tappe cronologiche, in un arco temporale che va dai primi anni del Trecento all’inizio del Cinquecento, la mostra, allestita con grande chiarezza e attenzione, rispettando sia un necessario isolamento percettivo sia la necessità di porre a confronto le opere, ripercorre la storia artistica lombarda nell’epoca della reggenza delle dinastie dei Visconti e degli Sforza, fino alla conquista del ducato da parte delle truppe francesi di Luigi XII, nel 1499.

Accoglie il visitatore il busto di una giovane donna di cui non scopriamo immediatamente l’identità, poiché la scultura in marmo ci dà le spalle, collocata nella finestra ricavata in una parete divisoria. Possiamo così apprezzare la cura con cui l’artefice ha scolpito le ciocche di capelli divise in boccoli composti, fermati da una corona di tralci d’edera. Si tratta della “Diva Faustina” del Maestro di Viboldone. Ci ricorderemo di questa magistrale cura del dettaglio risalente al 1350 circa alla fine del percorso, quando un’altra figura femminile, con un’acconciatura altrettanto ricercata, una lunga treccia finemente scolpita nel marmo, saluterà il visitatore a fine mostra: Beatrice d’Este di Gian Cristoforo Romano, un capolavoro concesso dal Louvre.

Osservando le circa duecentocinquanta opere in mostra che comprendono dipinti su tavola, affreschi, maestose sculture, miniature, manoscritti, antifonari, vetrate e straordinari esempi di oreficeria, si entra nel vivo della vita di corte delle due famiglie che contribuirono a costruire l’epoca aurea della civiltà artistica lombarda. Questi straordinari committenti ci vengono subito presentati attraverso una galleria di ritratti scolpiti in tondi marmorei.

Nella prima sezione appare con chiarezza come il governo visconteo abbia dato un’impronta internazionale alla cultura lombarda, accogliendo artisti “stranieri” come Giotto e Giovanni di Balduccio e avviando grandi cantieri e opere intellettuali fondamentali; la biblioteca di Pavia, ad esempio, una delle più ricche del mondo occidentale che fu poi in gran parte trasferita in Francia dopo la caduta del ducato. Tra le opere di pregio va citato il Libro d’Ore Bodmer dalla Morgan Library di New York che nel 1958 non fu concesso in prestito. Le sculture di Giovanni di Balduccio e di Bonino da Campione e i dipinti di Giovanni da Milano, di Giusto de’ Menabuoi, e del Maestro di San Nicolò dei Celestini ci introducono al linguaggio figurativo lombardo e alla sua innovazione ad opera degli artisti toscani, impregnati di cultura francese.

Segue la sezione dedicata al grande cantiere del Duomo milanese voluto da Gian Galeazzo Visconti. Per l’occasione sono esposte delle statue di angeli paffuti di Roland de Banille appositamente smontate dalle guglie della cattedrale. Si percepiscono in queste sale i numerosi contatti internazionali che la corte milanese intesseva al volgere del 1400, con le altre corti – Parigi, Praga, Vienna, Budapest, le Fiandre – relazioni che portarono alla fioritura della cultura gotica lombarda. Tra i protagonisti spiccano Giovannino de’ Grassi, Michelino da Besozzo, Jean d’Arbois, Gentile da Fabriano e Pisanello.

La reggenza di Filippo Maria Visconti testimonia la crisi del ducato e la dispersione di molti artisti. Il linguaggio tardo-gotico, che fa uso di materiali preziosi, ori, vestiti sfarzosi, è rappresentato da opere di particolare bellezza, come i Tarocchi di Bonifacio Bembo. Di questo artista è possibile ammirare nella sua completezza la straordinaria Incoronazione del Museo di Cremona ricomposta con a fianco le due tavole ora al Museo di Denver.

Il passaggio dalla corte viscontea a quella sforzesca domina nella pittura di Vincenzo Foppa, Bembo, Zanetto Bugatto, Bergognone. Tra le opere che attestano il fervore artistico e creativo di questa stagione emergono i dipinti di Bernardino Butinone e di Bernando Zenale. Di Foppa sono esposte la Annunciazione (1500 circa) dal Palazzo Borromeo all’Isola Bella (Stresa) e la Madonna in trono con il Bambino e angeli dal Musée des Beaux-Arts di Digione; di Bergognone, la mirabile Madonna in trono con il Bambino e il Salvator Mundi dalla collezione Borromeo.

Se il catalogo della mostra del 1958 è certo uno dei volumi che ogni storico e amante dell’arte vorrebbe possedere nella propria biblioteca, il progetto editoriale legato a questa mostra rappresenta il suo necessario complemento non solo alla luce del lavoro di rilettura e aggiornamento della storia dell’arte lombarda nel corso dei governi visconteo e sforzesco. Ciò che appassiona e colpisce positivamente chi scrive, soprattutto nella sua veste di storico dell’arte, è proprio l’attenzione agli studi del passato e la volontà di partire da essi per ricostruire e restituire un patrimonio di conoscenza da rispettare e valorizzare. Conoscere e voler rendere visibili e accessibili le proprie radici storiche, artistiche e culturali è un passo imprescindibile nella formazione di una identità civile orgogliosa della propria cultura e nel contempo rispettosa della cultura d’origine degli altri popoli.

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