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Gente di Tunisia

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di Corona Perer

Non sa quanti anni ha. Più facile sarebbe farle dire quante primavere i suoi occhi abbiano visto, quante generazioni di figli e nipoti siano passati sotto i suoi occhi  negli anni passati -  l'uno sull'altro - e depositati in ogni ruga del volto: nel sorriso, come nel pianto.

Vedova e madre di 10 figli, Maria appartiene alla tribù Berbera e da quando i suoi occhi si sono aperti, vive nel villaggio di Chenini, il villaggio che il Ministero dei Beni Culturali e della salvaguardaia del patrimonio di Tunisia ha posto sotto tutela, finanziando restauri conservativi e consolidamenti.

Incastonato nel deserto del sud della Tunisia, il villaggio vive come in una sospensione temporale. Il silenzio che lo circonda è abitato dai bambini che si divertono giocando con i sassi, dal raglio dei muli che aiutano l'uomo nel lavoro quotidiano, dal dromedario che sbuffa all'interno di un oleificio dove macina le olive a frantoio, dal canto del gallo al belato di pecore e capre.

Maria, forse la più anziana fra le donne che vi abitano, guarda tutto questo da una vita, dalla casa scavata nella roccia dove ha tutto l'occorrente per vivere (la cucina, la camera, il magazzino). E' scalza, ma agghindata di gioielli berberi fin dall'età di 14 anni, quando si trattava di essere scelta per il matrimonio, secondo le antiche regole tribali. E da quel matrimonio, racconta la guida, vennero 10 figli e un numero imprecisato di nipoti.

La Tunisia abita in questo volti sferzati dal sole e dal vento del deserto, come nel sorriso dell'ormai vecchio commerciante di stoffe che ti invita a provare un abito tradizionale, nel nobilissimo produttore di tappeti di Keirouan come nel paccioccone omino di Sibi Bou Said che vende il gelsomino e lo porta in testa per  offrire - con un inchino - un bicchierino di te alla menta con i pinoli. E' quasi scavato e bruciato dal sole, il volto della donna che vende il pane alla stazione autostradale che da Sousse conduce a Monastir.

C'è l'artigiano che espone babbucce in cuoio fatte al momento a Tozeur, il vasaio di Guellala che ti invita a vedere le sue bellissime ceramiche, chi realizza gabbie in ferro battuto per uccelli e chi tessiture a mano.

E' però al mercato che la Tunisia diventa un caleidoscopio di tradizioni e razze. La gente di Tunisia offre nei propri manufatti la sapienza delle cose davvero fatte a mano, non ancora inquinate dal Made in China imperante e dalla produzione di massa: è il piacere dell'artigianato fatto a mano offerto spesso da volti scavati dalle rughe, con un sorriso che a volte diventa smorfia per la lunga diatriba sul prezzo finale sul quale trovare un accordo. Che si incontri il pasticciere di Keirouan, il pescatore di Hammamet, il commerciante di El Jem, o l'artigiano in ferro battuto di Sidi Bou Said, la regola è solo una: la contrattazione.

Ma chi sono i tunisini? Analisi genetiche condotte tra popolazioni berberofone e arabofone della Tunisia e del Nordafrica hanno mostrato un'unità di fondo il che porta a dire che la massa della popolazione è di etnia berbera anche se arabizzata.

In Tunisia ci sono 10 milioni e mezzo di abitanti (censimento 2011) per la maggioranza arabi; ci sono tuttavia anche minoranze berbere, ed europee. Nonostante la maggioranza (circa il 98%) dell'odierna popolazione tunisina parli arabo e si identifichi nella cultura araba, sarebbe errato dedurne una origine etnica predominante.

Una parte di popolazione è di origine ebraica, concentrata per lo più a Tunisi e nell'isola di Gerba, e molto ridotta dal momento in cui il paese ha ottenuto l'indipendenza dalla Francia. Molti i  tunisini residenti all'estero: sono circa 1 milione, la maggior parte dei quali in Europa, principalmente in Francia  ed in Italia.

Una delle principali fonti dell'economia è il turismo per un paese come la Tunisia ricchissimo di offerta: dalla costa tunisina all'interno con il deserto del Sahara,  dalle località ricche di reperti archeologici alla sempre affascinante capitale Tunisi con la sua Medina, dalle località tipiche come Matmata e Sidi Bou Said alla città santa di Kairouan, la Tunisia offre infinite possibilità di soggiorno.

Nei mercati delle Medine si contratta il prezzo di ogni oggetto, prima dell’acquisto e si esce sempre con qualche buon affare: dai tessuti ai tappeti, dagli argenti alle ceramiche.

I colori della Tunisia sono tutti nei suoi tappeti. La tradizione di questo prodotto è molto antica e malgrado sia quello persiano il tappeto più richiesto, pochi conoscono le caratteristiche del pregiato "tappeto di Keirouan" un marchio di origine con certificato di qualità.

Ve ne sono di molti tipi: a pelo lungo (berberi e di Kairouan), a pelo raso o tessuto (macramé, kilim, mergoum); diversi sono i disegni e i colori a seconda della tribù e delle zone di provenienza. Il centro dei tappeti per antonomasia è Kairouan, ma si trovano i tutti i centri turistici.

Chi acquista tappeti deve richiedere la garanzia di qualità: sul retro del tappeto viene indicato il numero dei nodi, nonché il tipo e la qualità della lana o seta e con un punzone di piombo dell’organizzazione dell'artigianato artistico (Ona). 

Anche il cuoio vanta una lunga tradizione, così come la lavorazione del rame: vassoi, paioli, vasi, brocche, narghilè illuminano le bottegucce della Medina.

Numerosi anche i prodotti in legno, in particolare in legno d’olivo che si lavora nelle regioni settentrionali (mentre in quelle peridionali si lavora il legno di palma).

La lavorazione dell’argilla ha dato origine in tutto il paese all'arte della ceramica modellata, cotta e dipinta a mano a Guellala e a Nabeul, nota anche per i ricami, i profumi e le stuoie di giunco. Mahdia è invece nota per i suoi tessuti e ricami.

I tunisini lavorano molto bene anche i metalli (solitamente argento, ma anche oro) che con pietre preziose danno vita a collane a bracciali e orecchini e cavigliere, spille e bijoux. In argento sono fabbricati anche specchi, cofanetti, porta profumi e altri oggetti. Famoso per questo è il suq nel cuore della Medina di Tunisi. E dietro ad ogni prodotto sempre un volto sorridente disposto a contrattare e a regalare il proprio sorriso.

Corona Perer








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> SPECIALE TUNISIA
< fotoservizio: Corona Perer (riproduzione vietata)

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