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Arte e cultura

Tetsuro Shimizu e l'im-permanenza

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Lo spirito di Mujō

Nato a Tokyo nel 1958, ha deciso che l'Italia dove si è trasferito nel 1987 poteva fare da casa alla sua arte. A Milano Tetsuro Shimizu si è diplomato in Pittura all’Accademia di Brera, ma già da due anni esponeva in gallerie private, spazi pubblici in Italia e all’estero. Oggi è un giaponnese-milanese perfettamente inserito ma pienamente fedele allo spirito di Mujō ovvero dell’Impermanenza.

Nella dottrina canonica Buddhista l’esistenza dell’uomo si dipana intorno a tre aspetti fondamentali: l’impermanenza o continuo divenire, la sofferenza o insoddisfacibilità delle cose legate al mondo, il non sé o insostanzialità della personalità. Afferma Tetsuro:  “Ogni cosa esistente è impermanente” ovvero “Qualsiasi cosa è, sarà, era”.

La personale ospitata a Palazzo Libera a Villa Lagarina è una mostra di respiro internazionale ed anche una riflessione puntuale sulla consapevolezza di Mujō che anima i lavori di Tetsuro Shimizu.

Nato a Tokyo nel 1958, nel 1987 si trasferisce in Italia, a Milano, dove si diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Dal 1985 espone le sue opere in gallerie private, spazi pubblici in Italia e all’estero. L'artista vive e lavora a Milano. Il nucleo di opere che presenta in Trentino è stato studiato appositamente per l’occasione e concepito tenendo conto degli spazi in maniera specifica, ma non vincolante.

Il rapporto tra l’opera e lo spazio circostante, sia esso la parete che la accoglie o il vuoto che la circonda, risponde a delle attitudini squisitamente orientali. "Lo spettatore si sente compreso in quel che i giapponesi chiamano Ma" scrive Giancarlo Calza in testo critico.

"Il Ma è un periodo, un intervallo di spazio e di tempo; una posizione, una distanza, un vuoto. Esiste un Ma della vita quotidiana, dello sport e dell’arte. Il Ma artistico dipende strettamente dal Ma religioso; esso irrompe nella quotidianità e nel senso comune stravolgendo ciò a cui siamo usi: la simmetria e la perfezione. Nelle tele di Shimizu, attraverso il contrasto tra la sagomatura, i tagli, le interruzioni e l’evidente tensione pittorica che si svolge nervosa sulla trama, si esprime il flusso, il divenire stesso; esso non si conclude sulla tela, ma si espande al di fuori di essa modificando la circostanza di partenza; in questo senso si può dire che le opere proposte da Shimizu non siano state pensate con un intento site-specific: esse sono in grado di far scaturire l’interruzione dello spazio-tempo laddove vengano ubicate sposando la prevista itineranza in tappe della mostra in contesti totalmente differenti tra loro.

14 luglio 2013


 

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