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Nel 2017 chi starā dalla parte dei diritti umani?

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libertā e terrore

Il mondo volta le spalle alle atrocità di massa. Nel 2017 le crisi in corso peggioreranno a causa della debilitante assenza di leadership nel campo dei diritti umani. La politica del "noi contro loro" sta prendendo forma a livello internazionale, sostituendo al multilateralismo un ordine mondiale più aggressivo e basato sulla contrapposizione.

Lo afferma il Rapporto 2016-2017 di Amnesty International che denuncia uccisioni di difensori dei diritti umani in 22 paesi: persone prese di mira per aver contrastato profondi interessi economici, aver difeso minoranze e piccole comunità o aver cercato di rimuovere gli ostacoli posti ai diritti.

I profondi cambiamenti politici del 2016 hanno messo in evidenza quanto la retorica dell'odio possa far emergere il lato oscuro della natura umana. La tendenza mondiale verso politiche sempre più aggressive e divisive è stata ben illustrata dalla velenosa retorica utilizzata da Donald Trump nella sua campagna elettorale. Tuttavia, anche in altre parti del mondo i leader politici hanno puntato sulla paura, sulle accuse e sulla divisione per conquistare il potere.

Questa retorica sta avendo un impatto sempre più forte sulle politiche e sulle azioni di governo. Nel 2016 i governi hanno chiuso gli occhi di fronte a crimini di guerra, favorito accordi che pregiudicano il diritto a chiedere asilo, approvato leggi che violano la libertà di espressione, incitato a uccidere persone per il solo fatto di essere accusate di usare droga, giustificato la tortura e la sorveglianza di massa ed esteso già massicci poteri di polizia.

I governi se la sono presa anche con i rifugiati e i migranti, spesso visti come facili capri espiatori. Il Rapporto denuncia che 36 paesi hanno violato il diritto internazionale rimandando illegalmente rifugiati in paesi dove i loro diritti umani erano in pericolo.

"La mancanza della volontà politica necessaria per esercitare pressione sugli stati che violano i diritti umani significa mettere a rischio i principi basilari dell'accertamento delle responsabilità per i crimini di massa e del diritto d'asilo" si legge nel rapporto. "Stiamo assistendo a una lunga serie di crisi a fronte della scarsa volontà politica di affrontarle: Siria, Yemen, Libia, Afghanistan, America centrale, Repubblica Centrafricana, Burundi, Iraq, Sud Sudan e Sudan. Il Rapporto 2016-2017 di Amnesty International documenta crimini di guerra in almeno 23 paesi".

La comunità internazionale ha già risposto con un assordante silenzio alle innumerevoli atrocità del 2016: dall'orrore di Aleppo in Siria alle migliaia di persone uccise dalla polizia delle Filippine in nome della 'guerra alla droga' fino all'uso delle armi chimiche e all'incendio di centinaia di villaggi nel Darfur, in Sudan. In occasione del lancio del Rapporto 2016-2017, Amnesty International ha chiesto alle persone di ogni parte del mondo di resistere ai cinici tentativi di rimettere in discussione diritti umani consolidati da lungo tempo in cambio della vaga promessa di prosperità e sicurezza.

Nel 2017 la solidarietà globale e la mobilitazione dell'opinione pubblica saranno particolarmente importanti per difendere coloro che sfidano i poteri e difendono i diritti umani, spesso considerati dai governi una minaccia allo sviluppo economico, alla sicurezza o ad altre priorità.Nel 2016 Amnesty International ha documentato gravi violazioni dei diritti umani in 159 paesi frutto dell'aumento e dell'impatto delle retoriche velenose e della repressione dell'attivismo e della libertà d'espressione.

www.giornalesentire.it - 22 febbraio 2017


 

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