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Scatti d'autore

Attimi fuggenti, tra uomini e urubýs

Attimi fuggenti, tra uomini e urubýsVeneri_6-001.jpgusa_questa-001.jpgVeneri_6.jpg
''dentro'' la fotografia

Un uomo, gli urubùs che attendono il momento giusto per azzannare qualcosa e una montagna di rifiuti. Il fotografo si apposta e con pazienza scatta un'immagine piena di pathos. Ma c'è anche un terzo occhio. Oltre a quello degli uccelli che scrutano il lavoro dell'uomo, e quello del fotografo che guarda entrambi con infinita pazienza attendendo il momento giusto per allineare mente, cuore e obiettivo...c'è un secondo fotografo. E' Jan Messias che riprende Veneri al lavoro.

E anche lui - a suo modo - scatta qualcosa di epico: non solo un fotografo, in un contesto certamente al limite, ma una macchina fotografica che è a sua volta diventa...avvoltoio. Il circuito a questo punto è completo: il soggetto, il fotografo, persino il fotografo-fotografato.

Antonello Veneri ci racconta la storia dell'immagine che ha scattato in un tramonto ancora pieno di luce nel pieno di una discarica a cielo aperto.

"L'ho scattata nel Sertão, l'entroterra semiarido del Brasile. A circa 3 km dalla città di Iguatu c'è questa discarica a cielo aperto. Circa 35 persone lavorano e vivono a tempo pieno nella discarica, a mani nude, senza nessun tipo di protezione. Ho passato qualche giorno accompagnando il lavoro e la vita  di queste persone".


Le foto
< in alto: il fotografo nella discarica (foto:Jan Messias)
< a fianco: un dettaglio dello scatto di Antonello Veneri
< sotto: l'immagine originale


 

"Siamo al tramonto e la luce è ancora molto forte. E' il momento in cui i lavoratori della discarica aumentano il ritmo. Centinaia di  avvoltoi (urubùs, in portoghese n.d.r.)  partecipano al lavoro. Una donna che lavora nella discarica da 16 anni mi ha raccontato che gli avvoltoi sono alleati estremamente preziosi perchè mangiano ciò che è putrido e evitano ai lavoratori alcune malattie. Questa interazione uomo-animale è evidente. Così evidente che all'inizio stento a riconoscere se sto parlando con una donna o con un uomo".

Veneri spiega il momento in cui è la mente razionalmente a decidere. "Prima di scattare la foto ho notato che  il lavoratore con il piccone in mano aveva lo stesso profilo degli uccelli. La punta del piccone era il suo becco. Mi sono abbassato affinchè la piccola montagna di rifiuti mi riparasse dalla luce diretta del sole e ho scattato in controluce".

Infine i sentimenti che essa suscita. "Inizialmente, chi osserva questa foto,  rimane impressionato, dalla silouette dell'avvoltoio che vola e dal lavoratore che lotta per sopravvivvere. Mi rendo conto che in questa foto c'è una componente estetica maggiore che nella maggior parte delle altre mie foto. Ma credo che sia  solo apparentemente spettacolare. Se analizzata a fondo rivela che questa prossimità, di forma e di contenuto, tra l'essere umano e l'avvoltoio è estremamente drammatica e non dovrebbe esistere."

E per chi vuole leggerne anche i dettagli più intimi, cioè quelli tecnici, ecco qui: "F.11, tempo 1/800, iso 100".

C.Perer

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