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Salute

Autismo e vaccini, un'ipotesi che chiede attenzione

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E ci sono le prime sentenze

Le immagini di questa pagina si riferiscono a "Una notte ho sognato che parlavi. Così ho imparato a fare il padre di mio figlio autistico" (Mondadori 2013), un libro che racconta una storia vera: quella di Tommy, un simpatico e riccioluto adolescente autistico e del suo straordinario rapporto con il padre. Era  un bambino buono e silenzioso e a tre anni nessuno avrebbe potuto pensare che fosse malato fino a quando un neuropsichiatra  disse al papà Gianluca Nicoletti, giornalista, scrittore, autore e conduttore radiofonico e televisivo italiano, che "qualcosa" non funzionava. E'  molto importante il titolo nella sua seconda parte: così ho imparato a fare il padre di mio figlio autistico, scrive Nicoletti, che della sua storia familiare non ha mai fatto mistero, che aborre il pietismo e invoca una nuova attenzione verso le famiglie che hanno carichi così importanti da portare avanti e che pur nel dolore trovano mille buonbe motivazioni per farlo.
Ma quali sono le cause dell'autismo?
Si è ipotizzato che potessero risiedere anche nei vaccini. Interessante al riguardo una riflessione su come si "comunica" questa ipotesi. Come di seguito spiega l'articolo di Manuel D'Elia.

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Autismo, Leggere con attenzione per capire che...
di Manuel d'Elia


"Non esistono ricerche scientifiche che dimostrino che i vaccini possono causare l'autismo".
Questa frase, ripetuta come un mantra da chi ritiene infallibile il dogma dei vaccini, sottintende  un concetto molto interessante. Per quale motivo, infatti, utilizzare questa espressione "debole", se fosse disponibile la controparte "forte", con la particella "non" spostata dall'inizio a metà della frase: "Esistono ricerche scientifiche che dimostrano che i vaccini non possono causare l'autismo"?

Pur con le dovute cautele nell'utilizzo di questo tipo di fonte, citiamo wikipedia alla voce "Autismo":
"[...] Nonostante non ci sia nessuna prova sul fatto che l'autismo possa essere provocato dai vaccini [...]"
ed anche: "Non c'è nessuna prova scientifica che testimoni una connessione causale tra il thimerosal [un componente dei vaccini], e l'autismo".
Incidentalmente, quindi, dobbiamo notare come, nonostante tutti gli sforzi che sicuramente si sono compiuti, ancora non si è riusciti a dimostrare scientificamente la non correlazione tra vaccini e autismo. E già questo ha delle implicazioni importanti.

E' realistico aspettarsi che, ove questa correlazione esistesse, possa trovar posto nei risultati di una ricerca scientifica? Chi fa (o può fare) ricerca scientifica? La risposta semplice è: chi ha tanti soldi.
In primo luogo, dunque, la ricerca scientifica viene fatta dall'industria farmaceutica, spesso con gli avanzi di bilanciod el marketing. Ovvero: la stessa industria che vende i vaccini (attraverso il SSN). Chi scrive, trova alquanto ingenuo pensare che questo soggetto, con tutti gli interessi che ha in gioco, investirebbe anche un solo centesimo per dimostrare che uno dei suoi prodotti di punta può causare una patologia grave come l'autismo.

Possiamo quindi eliminare Big Pharma dall'equazione: se c'è una correlazione, loro non la cercheranno, perché sarebbe un comportamento che cozza contro il principio di ogni impresa: massimizzare il profitto (e mi auguro che tra i nostri lettori non ci sia chi ritenga il principale obiettivo dell'industria farmaceutica la tutela della nostra salute).

Chi rimane? Le università? In questi tempi di vacche magre, se voi foste un giovane ricercatore anche ben motivato, con qualche ragionevole dubbio sulla innoquità vaccini, rischiereste di perdere la faccia (e i finanziamenti) per perorare la causa di una ricerca che miri a verificare la correlazione tra questi e l'autismo? Anche nella remota ipotesi che troviate chi vi finanzia, sareste disposti a sottoporvi alla macchina del fango che le multinazionali del farmaco possono mettere in campo per silenziare chi ostacola il loro business?

Enti di ricerca pubblici, come il famoso CDC (Centre for Desease Control) di Atlanta? Risale al 2009 un'indagine dell'ispettore generale del Dipartimento della Salute Americano che ha evidenziato come la maggior parte degli esperti incaricati dal CDC di effettuare studi sulla sicurezza dei vaccini avessero potenziali conflitti di interessi per i legami con l'industria farmaceutica. L'indagine conclude che il CDC ha fallito praticamente ogni volta nell'assicurare che i cosiddetti esperti non venissero pagati dalle aziende per portare avanti interessi di parte.

Ecco perché sono convinto che una ricerca seria sui vaccini non verrà mai realizzata. Almeno fino a quando non cambierà questo sistema che mette tutto il potere di controllo sulla letteratura scientifica nelle mani delle multinazionali del farmaco.

Aggiungo una curiosità scovata mentre cercavo informazioni per questo articolo. Sul sito del Ministero della Salute è presente un opuscolo destinato agli operatori sanitari, redatto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e intitolato "Parlare con i genitori dei vaccini in età pediatrica - Strategie per gli operatori sanitari". Un opuscolo che contiene, secondo quanto esso stesso riporta: "una comprovata strategia di comunicazione e suggerimenti per aver successo nelle conversazioni con i genitori sui vaccini". Più sinteticamente: marketing.

Leggiamo l'esortazione che viene fatta ai pediatri: "Ci auguriamo che questi brevi consigli contribuiscano a garantire il tuo continuo successo nella vaccinazioni di neonati e bambini. Il successo lo ottieni quando tutti i vaccini che tu raccomandi vengono accettati, o quando alcuni vaccini vengono programmati per un successivo appuntamento". Già qui sembra di leggere il manuale di un venditore porta a porta. Continuiamo leggendo il paragrafo "I vaccini causano l'autismo?": "I genitori possono leggere studi mal disegnati e mal condotti, riassunti fuorvianti di studi ben condotti o aneddoti proposti come se fossero studi scientifici che sostengono che i vaccini possono causare autismo."

Ora, i genitori in realtà possono anche leggere sentenze di tribunale che riconoscono un nesso di causalità tra vaccino e autismo. Ma, a parte questo, chi decide quali studi sono "mal disegnati e mal condotti"? Sono "ben fatti" solo quelli che non ledono certi interessi?
E subito sotto: "Molti studi rigorosi dimostrano che non vi è alcun legame tra il vaccino contro morbillo-parotite-rosolia o il Tiomersale ed autismo"

Curiosamente, in una pubblicazione che si prefigge di offrire tutte le armi per controbattere ai genitori scettici sui vaccini, a fronte di una dichiarazione così forte, si sono dimenticati di inserire una riga di bibliografia: dove sono questi studi rigorosi?
E cosa viene consigliato di fare ai pediatri, se i genitori avessero comunque ancora dei dubbi?
Semplice: "Esprimigli la tua opinione personale e professionale che i vaccini sono sicuri".
Un'opinione così personale che deve essere imbeccata. Il dissenso non è contemplato.
Consiglio la lettura completa dell'opuscolo, troverete sicuramente altri spunti interessanti.
8.10.2014



Fonti consigliate:
> Advisers on Vaccines Often Have Conflicts, Report Says
> Tribunale di Pesaro: Sentenza su Autismo da Vaccino
> Parlare con i genitori dei vaccini in età pediatrica

 

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