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Welfare: il reddito di attivazione è realtà

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innovare è possibile

Il Trentino non ha perso welfare: lo ha anzi potenziato mettendo in campo strumenti che altrove sono un miraggio. Tra questi il reddito di attivazione. Dal 22 ottobre 2016, i cittadini trentini disoccupati possono accedere a questo nuovo strumento che si affianca al Reddito di continuità per i lavoratori sospesi, il Reddito di qualificazione per i giovani lavoratori che vogliono terminare gli studi o laurearsi ed il Reddito di Garanzia per le famiglie bisognose.

Si tratta di una misura unica in Italia che rientra in un "modello di welfare territoriale" che integra e rafforza le prestazioni statali, che, unitamente al sistema di politiche attive del lavoro, fa della Provincia autonoma di Trento un cantiere di innovazione.

Il "reddito di attivazione" è una indennità provinciale che scatta quando è finita la copertura Inps. Questo è il principale strumento di attuazione della delega degli ammortizzatori sociali. Si tratta di un prolungamento del trattamento di disoccupazione la cui entità è pari all'ultimo assegno percepito. Beneficiari sono i lavoratori disoccupati tra i 50 e 56 anni che hanno terminato il periodo massimo di tutela. Strumenti di questo tipo che ampliano gli strumenti di tutela a livello nazionale, non esistono ancora nel resto d'Italia. Per il triennio 2014/2016 è stato garantito un impegno finanziario di circa 28 milioni di euro che consentiranno di sostenere all'incirca 36 mila soggetti.

La misura migliora ed anticipa la legge statale. I benefici della nuova forma di ammortizzatore sociale investiranno in particolare tre diversi target di disoccupati: giovani, i lavoratori a maggior difficoltà di rioccupazione perché hanno perso il lavoro in età matura, ovvero gli Over 54 anni, e, in subordine, i lavoratori ai quali lo stato riconosce un ridotto periodo di indennità, ovvero gli Under 50.

E' invece in vigore ormai da cinque anni, il "reddito di garanzia" che rimane ancora, nel panorama nazionale, un unicum mentre in molti paesi del Nord Europa è prassi consolidata. Basti considerare che solo Grecia e Italia ne sono ancora privi. Al modello trentino stanno guardando anche Bolzano e Valle d'Aosta. Lo strumento è di natura strutturale ed è stato introdotto nel 2009 per ridurre le condizioni di povertà determinate dalla crisi economica, per favorire l'inclusione sociale e per stimolare la partecipazione al mercato del lavoro.

A gestirlo è l'Agenzia provinciale per l'assistenza e la previdenza integrativa (Apapi). Lo scorso anno furono circa 10 mila le domande, in 5 mila ne han beneficiato dopo una severa selezione e procedure di controllo informatizzato per la verifica dei requisiti.
Recentissimo infine il varo del "reddito di qualificazione", un'indennità mensile che viene riconosciuta ai giovani lavoratori sotto i 35 anni d'età che, in accordo con il datore di lavoro, sospendono o riducono l'attività lavorativa al fine di conseguire un titolo di studio superiore o una laurea.

Un'altra novità frutto dell'autonomia è la "staffetta generazionale" che porterà le vecchie generazioni a passare il testimone alle nuove leve: una formula innovativa, che ribalta la vecchia logica del rapporto fra le generazioni, per la quale erano i giovani ad aiutare i più anziani. In una situazione demografica di progressivo invecchiamento e in un sistema previdenziale che ha procastinato l'età pensionabile è evidente che dietro alla scrivania si trovino molti over '60.

Per favorire l'ingresso nel mondo del lavoro dei giovani, i lavoratori anziani o vicini alla pensione possono ridursi l'orario lavorativo, passando dal full time al part time, così da generare  un risparmio che viene impiegato per l'assunzione di giovani. E' un provvedimento sperimentale che può da subito liberare tra i 300 e i 400 posti, tanti sono i dipendenti con i requisiti necessari per presentare una domanda di riduzione orario.
Obiettivo, assumere giovani con contratto a tempo indeterminato senza accrescere i costi a carico della collettività  con un ricambio generazionale che, oltre a creare nuovi posti di lavoro, consente di ringiovanire la macchina amministrativa provinciale.

www.giornalesentire.it - ottobre 2016

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