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Biblioteche, granai per il futuro

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Rivincite su carta stampata

di Gianmario Baldi* - Molti sostengono che il libro e le biblioteche sono oramai una tradizione del passato senza nessun futuro. Le modalità di lettura e di scrittura con l'avvento dei computer e dei telefoni mobili di ultima generazione stanno profondamente mutando. Non siamo più abituati sia alla lettura che alla comprensione di testi complessi e spesso affidiamo pensieri e messaggi emotivamente importanti a sms ricchi di abbreviazioni e sigle ai più incomprensibili. In America, anche in piccoli centri urbani, sono sorte biblioteche digitali basate esclusivamente sulla tecnologia dove il libro cartaceo è scomparso e tutte le informazioni sono gestite attraverso banche dati, web etc.

Anche in Italia, alcune biblioteche seguono questa tendenza: grandi sale per garantire "posti a sedere" agli studenti, computer e solo reti wife file per accedere alle informazioni. Sempre più studenti e non solo acquistano "documenti" in forma digitale. Anche nelle scuole si ipotizza l'abbandono dei tradizionali libri di testo in favore dei libri elettronici.

Negli ultimi mesi, tuttavia, si sta assistendo ad un'inversione di tendenza: il mercato del libro cartaceo, dopo una lunga fase di recessione, sta dando segni di ripresa e si stampano, nel mondo, sempre più libri. Il mercato elettronico del libro di fatto non decolla. Le biblioteche americane ipertecnologiche stanno acquistando libri e molti professori impongono sempre più ai loro alunni di leggere, anche ad alta voce, libri in formato tradizionale. Numerosi genitori frequentano corsi di lettura ad alta voce per imparare a leggere e raccontare storie ai loro piccoli.

Nella periferia della città di Darayya, a pochi chilometri Damasco, per iniziativa di alcuni giovani, impossibilitati a continuare i loro studi, è sorta da dieci anni una biblioteca che raccoglie i libri recuperati negli  edifici distrutti dai bombardamenti, o sottrarti ai roghi delle librerie e delle biblioteche.

La biblioteca ha lo scopo di favorire la libera circolazione della cultura e lo scambio di idee. I libri sono "catalogati" in modo da poter garantire, appena sarà possibile, la restituzione ai rispettivi proprietari. Questi giovani testimoniano come la conservazione, la fruizione del patrimonio culturale  continuare a discutere di letteratura, di cultura, di vita è un modo efficacie per resistere all'orrore e alle tragedie. Quest'esperienza è molto simile a quella dell'assedio di Serajevo nei primi anni Novanta. Anche in quell'occasione la resistenza culturale fu un modo per ribellarsi contro le violenze quotidiane e con coraggio dimostrare che nulla poteva distruggere l'umanità di una comunità (come ha scritto l'Avvenire lo scorso 1 novembre 2015).

Sono segnali, talvolta contradditori, che testimoniano la vitalità del libro, delle biblioteche e riaffermano il ruolo fondamentale delle biblioteche. Le profonde trasformazioni nonché le complesse dinamiche alle quali assitiamo per poter essere comprese, riealborate hanno bisogno di un luogo sicuro dove poter esprimere le proprie libertà, uno spazio costruttivo dove poter conoscere cio che non si sà attraverso un continuo apprendimento. Un luogo dove conservare una precisa memoria della comunità.  In questo processo i bibliotecari e gli archivisti con la loro professionalità hanno, con onestà intellettuale, apertura trasparenza, il compito fondamentale di informare, aggiornare le raccolte, creare nuovi archivi mediatici.

In un momento in cui si assiste alla distruzione dei templi del sapere (pensiamo alle devastazioni dell'Isis) e nell'anno in cui risorge anche la Biblioteca di Sarajevo che fu distrutta durante la guerra proprio come atto di violenza politica, è importante compiere gesti significativi che portino anche nella collettività la consapevolezza di quanto importante sia valorizzare e celebrare i nostri 'granai' del sapere.

In questo 2015 si chiude  il 250° anno dalla sua fondazione (avvenuta nel settembre nel 1764), e partono progetti speciali: uno di questi viene portato avanti dalla Biblioteca Civica di Rovereto che ha ottenuto da Fondazione Cassa di Risparmio Trento e Rovereto un finanziamento di 25.000 euro su un importo che supera i 60.000 euro per avviare l'analisi dell'Archivio Bossi Fedrigotti.

Attraverso lo studio delle famiglie è possibile infatti rintracciare e definire la storia del territorio. Non solo, sull'asta dell'Adige si innesta anche la storia di un popolo trasnfrontaliero dei land contermini. Da Rovereto stiamo  lavorando in rete con Innsbruck, Bolzano e Trento, in collegamento diretto con gli istituti storici dei tre land. Siamo in contatto con i responsabili degli Archivi del Tirolo, del Nord e del Sud per un riordino degli archivi e per ragionare sulle modalità di questa collaborazione.

Recentemente c'è stato il conferimento dei patrimoni contenuti negli archivi provinciali trentini verso la Banca Dati unica che li renderà visibili a livello nazionale e la Biblioteca di   Rovereto – la più antica del Trentino come “biblioteca pubblica” e certamente fra le più antiche d'Italia - da tempo partecipa a questa rete alla quale ha conferito i suoi gioielli documentali.



* Gianmario Baldi è direttore
della Biblioteca Civica di Rovereto

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