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Arte e cultura

Ma-donne: volti e voci di donne

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Bios Vincent: no alla violenza

La violenza subita dalle donne di tutti i tempi, perpetrata in forma sempre identica seppur differente: 169 volti, tutti diversi, parlano allo spettatore di violenza.

Sono i volti delle 169 Madonne in gesso protagoniste dell’installazione Ma-donne dell’artista di origini trapanesi Bios Vincent, esposti nel suggestivo Spazio Ratti di Como, ex Chiesa romanica di San Francesco.

“Ma-donne” come presenze simboliche di donne simbolo di purezza, intoccabilità, vita e generazione. “Ma-donne” come portatrici di vita e di sofferenza, disposte come un “esercito” per dar voce alla propria sofferenza, ma anche per dare segno della propria forza.  Al centro ne spicca una rossa: è il segno evidente della vita e della speranza in mezzo alla violenza. A costellare le installazioni e le pale d'altare una serie di bersagli che ambientano lo spazio come un tiro a segno. Un luogo dove il bersaglio ha un’esistenza finalizzata all’essere colpito con spietata indifferenza che diventa cinismo e crudeltà quando i bersagli sono le donne.

Ma le 169 Madonne in gesso non sono le uniche protagoniste della mostra che rimarrà aperta sino all’8 gennaio allo Spazio Ratti. A partire dal giorno dell’inaugurazione l’artista sta raccogliendo gli scatti fotografici di altrettante donne che andranno a creare un “esercito” parallelo di “Madonne”, donne che mettono il loro volto in prima fila per una battaglia che non ha né tempo né luogo.

Sorvola le Madonne uno stuolo di farfalle di carta, opera dell’artista cinese Wang Pan, invitata da Bios Vincent: è un richiamo a quel processo di trasformazione che porta alla bellezza intesa come purezza, alla leggerezza e al pensiero. Un confronto tra culture diverse ma soprattutto il segno di un dialogo possibile tra uomo e donna. Fanno “coro”  le pale con le Vergini Martiri nelle navate laterali. Nascono da scarti fotografici dell’opera “Fucilazione N. 7 Le Vergini”, un’installazione realizzata dall’artista a Torino nel 2012. Una riflessione sulle sante martiri in cui l’artista identifica le bambine vittime martiri della perversione e del rifiuto di un’umanità malata.

Al centro dell’abside  “194 colpi” è un’installazione composta da una bara in legno di pino grezzo, rudimentale e scarna, che accoglie al suo interno un crocefisso rosso fucilato. Il numero “194” dei colpi sparati su di esso, è un riferimento alla Legge 22 maggio 1978 n. 194 (Gazzetta Ufficiale n. 140, 22 maggio 1978) Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza.

Il richiamo è ai contenuti della Legge che tentano di conciliare istanze contrastanti come la tutela della maternità e la tutela della donna nei suoi momenti più fragili. In uno sforzo tanto grande come quello affrontato in questa Legge si evidenzia la triste condizione della donna di fronte alle pesanti condizioni che a volte la vita le impone e di fronte a cui spesso, nonostante tutto, si ritrova da sola a soppesarne i risvolti e più ancora a subirli sulla propria pelle. La società non sembra mai essere veramente in grado di affrontare con lei una lunga e profonda riflessione che faccia emergere dall’animo un pensiero sereno. Una decisione infine capace di riportare equilibrio e di rifondere nella donna la sua stessa forza creatrice trasfigurata dalla sferzante esperienza di una maternità difficile e incerta.

Una coltre di foglie autunnali ricopre il pavimento dell’intera chiesa, poiché l’arte crea bellezza anche laddove sembra non esserci più spazio per la speranza.

Madonne, di Bios Vincent
Spazio Ratti – ex Chiesa di San Francesco
Largo Spallino 1 Como, fino all’8 gennaio 2014

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