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Brexit, la parola spetta al Parlamento

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E' stata la notizia del 2016 sul versante economico: la Gran Bretagna che volta le spalle all'Europa. Solo che mancano le modalità per farlo. E allora? Allora - in base alla costituzione britannica - il governo non può procedere con Brexit senza prima passare da un voto del parlamento che confermi o meno il voto espresso dai cittadini con il referendum. Lo ha stabilito l’Alta Corte di Giustizia del Regno Unito. E gli Inglesi? Se la prendono comoda anche perchè per i mercati pare sia stato un affare: la sterlina va benissimo. Il primo ministro britannico Theresa May aveva sostenuto che, dato che i cittadini del Regno Unito si erano già espressi su Brexit con il referendum, non c’era più bisogno dell’approvazione del parlamento. La questione sulla competenza riguardo all’invocazione dell’articolo 50 era stata portata davanti all’Alta Corte da un gruppo di privati cittadini: una vittoria di popolo, insomma. E intanto la sterlina vola. E dunque pare scontato che nessuno rimpiangerà l'abbraccio (mortale) con Mamma Europa. Il 2017 sarà l'anno dell'addio definitivo? Vedremo.
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Incognita Brexit, la gatta da pelare passa a Theresa May

di Massimo Occello

Un teatrale cambio di scena non muta la sostanza dei temi sul tappeto:  Elisabetta II conferisce a Theresa May l'Incarico di Primo Ministro. E lei  s'insedia ieri a Downin Street: con Boris Johnson Ministro degli Esteri a pelare la gatta della Brexite. Tutto questo consente di esprimere meglio tre pensieri.
Il primo è che, forse, questo momento difficile per l'Europa può essere trasformato in opportunità di crescita. Se non altro per affrontare meglio i temi della difesa e della sicurezza che ne hanno bisogno evidente. Forse per la costruzione della casa comune si potrebbe ripartire da tre: il nocciolo duro dei  più grandi Paesi Fondatori.  Francia, Germania e Italia. Con una forte coesione politica e ideale delle forze culturali europeiste sui valori di Libertà, Fraternità e Uguaglianza.
Ognuno dei tre potrebbe rinunciare a qualcosa. la Francia alla patina di grandezza e di Paese vincitore della Guerra Mondiale; la Germania al primato delle regole sulle persone e alla rendita di posizione; l'Italia alla difesa del debito e all'atteggiamento da vittima. Così facendo si potrebbe forse ricostruire insieme una base per la speranza. Insieme si potrebbe riparlare tra pari di lotta al terrorismo, polizia di frontiera comune, ma anche accoglienza per chi ha meno, benessere sociale, convivenza civile. Insieme si potrebbe giocare un ruolo di equilibrio nel teatro internazionale.
Il secondo è il possibile il ruolo aggregante delle fedi religiose. A partire dal Concilio Vaticano II, il dialogo interreligioso si è fatto  importante. Al punto che oggi si ha l'impressione che dialoghino meglio le Religioni degli Stati. All'interno del Cristianesimo, il rapporto tra Cattolici e Protestanti si è ammorbidito, e così quello tra Cattolici e Ortodossi.  Credo che riprendere il lavoro sulle radici cristiane d'Europa, a suo tempo fatto per la Costituzione europea, potrebbe giovare. L'Islam moderato, che esiste ed è maggioranza, potrebbe dichiararsi combattente contro il suo terrorismo: il suo silenzio sta diventando intollerabile.
Il terzo è la NATO, ove coesistono interessi diversi. Lì la gran Bretagna e gli Stati Uniti giocano un ruolo centrale. E gli Stati dell'Est, già zona d'Influenza URSS, preferiscono la sicurezza di quell'ombrello all'Unione continentale, vedendoli forse divergenti. Occorre dimostrare che non c'è conflittualità, ma possibile sinergia. E qui è cruciale trovare con la Russia un punto di accordo. Un'Europa forte e unita potrebbe fare da cuscinetto e impedire una nuova guerra fredda. Vedendo questa partita dal lato dell'ONU, penso che Cina e Russia potrebbero vedere bene un'Europa membro permanente del Consiglio di Sicurezza, come primo passo per superare gli schemi post bellici e aprire invece -per esempio- a rappresentanze  unitarie dei cinque Continenti.
Come si vede, il nodo della nostra UE, pur qui semplificato all'essenziale, è complicato. E non può essere  tagliato, pena il risorgere di conflitti epocali. Tuttavia la comprensione di questi meccanismi è essenziale per la consapevolezza dei Popoli. E i Popoli possono fare molto in questa fase, se bene informati. Oppure fare disastri  se usati dalle classi dirigenti per rovesciare equilibri o conquistare o mantenere il potere.
Compito del giornalista è dare informazione onesta, e noi ci proponiamo come strumento con cui mettere a fuoco queste cose complesse. Leggete questo Giornale, "sentite la sua forza", dateci un po' della vostra. Non vi tradiremo. Non abbiamo altro partito che la verità, e scriviamo le cose che pensiamo: non molti  possono farlo.

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