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Ambiente

Clima: ma la terra si scalda o si raffredda?

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di Manuel D'Elia

"Senza serie iniziative mirate alla mitigazione e alla riduzione delle emissioni globali di gas serra, l’incremento della temperatura media globale rispetto al livello preindustriale potrebbe superare i 2°C e arrivare anche oltre i 5°C " ha sentenziato il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (in sigla IPCC). Questo incremento si porterebbe dietro tutta una serie di nefaste conseguenze, e da qui ad auspicare (pretendere!) che vengano ridotte le emissioni di CO2 (anidride carbonica) il passo è molto breve.

Chi fa queste previsioni è "la scienza", dobbiamo fidarci per forza. O no?

Il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico nasce nel 1988. Come riportato da Wikipedia, "...IPCC non svolge direttamente attività di ricerca né di monitoraggio o raccolta dati: l'IPCC fonda le sue valutazioni principalmente su letteratura scientifica pubblicata in seguito a peer review".

Il primo rapporto dell'istituto risale al 1990, e basa la maggior parte delle congetture allarmistiche sugli studi del Hadley Centre for Climate Prediction and Research (ente inglese costituito lo stesso anno su iniziativa personale dell'allora primo ministro Margaret Thatcher). I più cinici (ma si potrebbe anche dire i più realisti) sostengono che l'interesse della lady di ferro per la questione dei cambiamenti climatici avesse poco a che fare con l'amore per l'ambiente.

Lo sciopero dei minatori inglesi del 1984 aveva avuto grosse ripercussioni (anche politiche) in un Paese che aveva ancora una forte dipendenza dal carbone. Inoltre, l'apparato militare e industriale era interessato allo sviluppo dell'energia nucleare, in un periodo storico caratterizzato dal rifiuto della popolazione in seguito all'incidente di Chernobyl.
Da qui scaturirebbe quindi l'interesse della Tatcher a identificare la CO2 quale causa scatenante dei cambiamenti climatici, raggiungendo due obiettivi: liberarsi della dipendenza dal carbone (e, soprattutto, del sindacato dei minatori) e soddisfare le richieste di industria e apparato militare verso il nucleare.

E' a questo punto ingenuo pensare che gli studi dell'Hadley Centre (e di conseguenza il rapporto dell'IPCC) non siano stati influenzati dalle pressioni politiche. Da che mondo è mondo infatti, nonostante i vari proclami di indipendenza, è risaputo che gli studi "scientifici" arrivano alle conclusioni desiderate dagli investitori. Se il governo inglese ha istituito un centro di ricerca per appurare che la CO2 è causa scatenante dei cambiamenti climatici, se i ricercatori sono pagati per certificare la dannosità dell'anidride carbonica, queste sono le conclusioni alle quali arriveranno (e le voci contrarie verranno silenziate).

E se il buon giorno si vede dal mattino...

In tempi più recenti (non) hanno fatto notizia le polemiche di alcuni importanti ricercatori sull'effettivo ruolo dell'IPCC.
Nel 1996, Federick Seitz, ex-presidente dell’America’s National Academy of Sciences, in una lettera a The wall Street Journal rivelò che l’IPCC aveva censurato i commenti degli scienziati e cancellato quindici sezioni-chiave del capitolo scientifico perché non sostenevano la priorità politica di dare alle emissioni di anidride carbonica la responsabilità dei cambiamenti climatici. Egli disse: “mai sono stato testimone di una più preoccupante corruzione del processo di revisione dei colleghi di quella degli episodi che hanno portato a questo rapporto IPCC”.

Nel 2005, Christopher Landsea, ufficiale scientifico e operativo al Centro Nazionale per gli Uragani delle Nazioni Unite, si è dimesso dall’IPCC in segno di protesta per le distorsioni e la mancanza di equo giudizio nel trarre le conclusioni.
L'anno successivo, Paul Reiter, professore e celebre autorità mondiale nel campo delle malattie tropicali disse che era rimasto “inorridito nel leggere il secondo e terzo rapporto valutativo, perché contenevano molte informazioni sbagliate e prive di menzione di letteratura scientifica”.

Nel 2001, Richard Lindzen (IPCC e Massachusetts Institute of Technology) disse che per raggiungere il numero della Commissione previsto di 2500 persone dovettero includere recensori, personale governativo e chiunque si avvicinasse a loro. Aggiunse inoltre che a nessuno degli scienziati fu chiesto di essere d’accordo con le conclusioni del rapporto, tanto che molti di loro effettivamente dissentirono. Le conclusioni stesse, secondo quanto da lui riportato, erano il risultato di un "dialogo" tra scienziati e apparato politico.

E' infine del 2009 la polemica che ha fatto scalpore sulle email trafugate dai server dell'IPCC, nelle quali gli stessi scienziati riconoscevano le scarse evidenze empiriche del riscaldamento globale da CO2 e le necessarie manipolazioni dei dati per giustificare le conclusioni dei loro rapporti. La successiva riabilitazione dell'Istituto, a seguito di un'indagine "indipendente", può o no avere valore, ma in ogni caso le email rimangono a disposizione sulla rete per chi volesse approfondire la questione per conto suo.

Oggi le motivazioni per spingere sui gas serra quali causa del riscaldamento globale sono forse cambiate, ma resta il legittimo sospetto che quanto emerge dai rapporti dell'IPCC sia dettato non dalla "scienza" ma dall'agenda politica.

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