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Arte e cultura

I ritratti di Kuhe Nur a ''Le Città Invisibili''

I ritratti di Kuhe Nur a ''Le Città Invisibili''DSC_0035.jpgDSC_0045.jpgKuhe_Nur_Rovereto_campana_caduti.jpgDSC_0060.jpg
''grandissima emozione''

C'era anche Kuhe Nur nell'ultima della tre giorni di spettacoli alla Campana dei Caduti di Rovereto per la consegna ufficiale a Rovereto del Premio Internazionale della Pace.
Grazie al regista delle "Città invisibili" Pino Di Buduo l'artista ha presentatp le 7 opere della serie “Ritratti”.

Si tratta di volti di personaggi della storia e Premi Nobel, che hanno lasciato la loro originalissima impronta sul Pianeta e una lezione alla quale attingere. Sei di loro non ci sono più ma il loro esempio resta fulgido: Nelson Mandela, Gandhi, Madre Teresa di Calcutta, El Che, Falcone e Borsellino Tra questi c'è anche un personaggio vivente, icona della rete: José Alberto Mujica Cordano, 40° Presidente dell'Uruguay.

“Ringrazio la Fondazione Opera Campana dei Caduti per questa opportunità che mi ha offerto ed anche lo spazio Empty di Rovereto che stava esponendo questi quadri e volentieri li ha ceduti per l'esposizione temporanea con la quale mi è permesso di far conoscere un'arte dell'antica Persia: il mosaico di specchi” afferma Kuhe Nur che ci tiene a sottolineare la disponibilità del regista.

In fase di allestimento ci ha mostrato tutti i possibili spazi., tutti eccezionali: la sala conferenze, la terrazza sotto le stelle, il bosco dove si sarebbe tenuto il corteo degli artisti, la sala delle mostre temporanee e poi... ci ha offerto il migliore: il viale delle bandiere dove sventola anche quella del mio paese. E' stata per me un'emozione grandissima".

Per la cronaca lo spettacolo è stato in parte condizionato dal maltempo, ma questo non scalfisce l'emozione ricevuta e la gratitudine. "E' raro trovare una simile apertura: il regista ha modificato e inserito last-minute le opere esposte da Empty. E' stata per me una grandissima emozione", commenta l'artista che spiega anche da dove nasce la sua arte.

"Affonda nella tradizione persiana, ma è anche intimamente legata a Venezia perchè i mercanti persiani venivano qui ad acquistare i costosi specchi di Murano e li importavano con le carovane di cammelli, arrivando a destinazione con specchi regolarmente in pezzi: per questo si inventarono il mosaico. Ho deciso di intraprendere tanti anni fa questa arte dopo aver visitato la moschea di Shiraz e ho scelto il nome di Kuhe Nur, che significa “montagna di luce” proprio in omaggio agli specchi”.

L'artista - che al secolo si chiama Hamid M. Masoudi  e vive a Rovereto - in ogni opera racchiude dei sogni grandi: la pace, la giustizia, l'onestà, il no a tutte le mafie che proliferano in nome del dio denaro.

Persiano, nato a Teheran nel 1960, è residente a Rovereto da almeno 23 anni.
E' cittadino trentino a tutti gli effetti: ha giurato sulla Costituzione Italiana nel 2013 ed è un esempio di perfetta integrazione. Ha lasciato la Teheran post-rivoluzionaria nel 1983 per studiare ingegneria e architettura in Italia. A Rovereto è giunto per lavorare nel cantiere di costruzione della Tecnofin di via Zeni a metà anni Ottanta. Qui ha messo su famiglia.
Esegue opere (quadri, specchi, mobili e porte) con la tecnica del "mosaico di specchi" che in lingua farsi si chiama "Ainehkori". Alcune sue opere sono parte della collezione del Consolato Iraniano di Milano. Ha esposto alla Corniceria Santa Maria Rovereto (2013).

Nello spazio EMPTY  (temporary-gallery per le opere di ingegno tra arte e artigianato) l'artista espone un assoluto inedito: un albero ricoperto di specchi che è costato almeno 250 ore di lavoro e svariati mesi di ...pazienza. Un albero fatto di tessere di specchio incollate una ad una su un'anima di acciaio e cartapesta. "Evoluzione del peccato" è opera dai forti richiami biblici.
Rappresenta un albero dai frutti "bacati" dal germe del Potere. Le mele ne riportano chiari simboli: euro e dollaro.

"Ho voluto rappresentare il moloch finanziario, ovvero ciò che produce una società malata di economia" spiega l'artista. Anticamente la tecnica "Ainehkori" ha preso piede perchè gli specchi costosamente comprati a Venezia dai mercanti persiani (e portati dalle carovane a dorso di cammello) arrivavano regolarmente a pezzi. Di specchi è fatta la cupola della moschea di Shiraz, contornato di specchi era il talamo imperiale dello scià Reza Palhevi.


Kuhe Nur invece riduce a tessere le lastre specchiate sulle quale lavora, ne fa tessere che usa per comporre opere a mosaico. Nello spazio Empty ha portato anche i suoi quadri, mobili e porte specchiate: tutti pezzi assolutamente unici.



> Evoluzione del Peccato di Kuhe Nur
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