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Persone e idee

Carlo Sartori, la mia vita

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Esce l'autobiografia

Tre quaderni scritti a mano, mai pubblicati, mai letti. "Solo la nipote Gemma li aveva consultati per curiosità. Abbiamo conosciuti così i famigliari di Carlo Sartori, che ci portavano un tesoro al quale la fondazione ha voluto dare rilievo".

Roberta Bonazza e Susanna Sieff curatrici dell'autobiografia "Carlo Sartori - la mia vita" presentano così la pubblicazione uscita ad inizio anno per volontà degli eredi e grazie ad un impegno istituzionale  (dalla Regione Trentino Alto Adige ai Comuni di Comano e Vezzano) che insieme alla Fondazione Carlo Sartori ha permesso di dare alle stampe (e alla storia dell'arte trentina) un tassello di vita percoso di amore, passione, talento e semplicità.

Carlo Sartori inizia a scrivere il diario il 7 aprile del 1980 e quindi 35 anni fa. Subito la sua penna e la sua mano corrono  a quel giorno in cui (era il 27 maggio del 1921) a Ranzo di Vezzano il pittore si esprimeva con il pianto liberatorio e di saluto alla vita di ogni neonato venuto alla luce. Il quadretto familiare con il padre Paride che chiama Beppina la levatrice per aiutare  Cesarina, la puerpera ormai esausta, rimanda a tempi andati dove povertà e calore umano si davano la mano.

Sartori rivela un talento anche come narratore: descrive cieli, piazze e pascoli come stesse dipingendo, del padre calzolaio - "austriacante di simpatia" - ...


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