Giornale sentire img1 Giornale sentire Logo Giornale sentire img2
Commenti

La riforma del credito cooperativo

La riforma del credito cooperativoborsa_milano.jpgpalazzo_della_borsa_a_milano.jpgcassacentralebanca2.jpg
parti plurimi

di Massimo Occello - Nel mondo del Credito Cooperativo italiano è in corso, da questa estate, un processo di assestamento -reso necessario dalla crisi economica mondiale- e sono all'esame della Banca d'Italia alcune alternative ordinamentali per la  riorganizzazione del comparto in coerenza con l'evoluzione del sistema bancario europeo. Nelle prossime settimane si attende un decreto del Governo in materia.
In questo contesto si discute se sia preferibile in Italia un unico Gruppo bancario cooperativo, oppure se sia possibile e utile averne due o tre, purchè adeguatamente organizzati, radicati nei loro territori, ben patrimonializzati, e capaci di sinergia. Le Casse Rurali trentine spingono per la seconda opzione, come le Raiffeisenkassen di Bolzano (che hanno già avuto dal Governo garanzie di autonomia).
lo scorso luglio, a Milano, Giorgio Fracalossi,  presidente della Federazione della cooperazione e di Cassa Centrale Banca (che coordina le Casse rurali trentine), aveva presentato un progetto di Gruppo bancario cooperativo del Nord Est autonomo da Iccrea (Istituto centrale delle Casse Rurali) e da Federcasse (la Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo), che hanno sede in Roma.


< il palazzo della Borsa di Milano
con la scultura dell'artista Maurizio Cattelan




Aveva proposto di chiamarlo "Gruppo cassa centrale banca-Credito cooperativo italiano": l'intenzione era quella di raggruppare almeno 91 banche di credito cooperativo, dotate di  fondi propri per quasi 5 miliardi di Euro, tra Trentino, Friuli-Venezia Giulia, Veneto e "altre Regioni": 7856 collaboratori, 1187 filiali, 53 miliardi di raccolta e 32 di impieghi.  Già così sarebbe stato un gruppo tra i più grandi in Italia. Ma non si escludeva di "fare il botto": con 150 banche e 8.4 mld di capitale.
Per la Capogruppo si prevedeva un patrimonio di "almeno 800 milioni di Euro" (Cassa centrale banca ne ha 250 di suo)  "operando uno o più aumenti di capitale". Si riteneva possibile "partire" nella primavera 2016.
Fracalossi, ricordava -nell'occasione- che tra i soci forti di Cassa Centrale c'è, dal 2007, il colosso tedesco Dz bank, con sede a Francoforte. Garanzia di solidità e utili relazioni. E concludeva "il sistema deve evolvere, anzi ha forse bisogno di una rivoluzione, per stare al passo con i tempi e con il mercato, che non è disposto a fare sconti".
Le reazioni del mondo di Iccrea/ Federcasse -che si vedeva  sfuggire il pieno controllo sul suo pezzo di associate forse più ricco e sano- non si erano fatte attendere:   Alessandro Azzi, presidente di Federcasse  (la Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo), aveva osservato che "la presenza di più gruppi bancari nel settore porta a una frammentazione che indebolisce il sistema ".
Cassa Centrale Banca non si era scomposta, e a settembre aveva rilanciato la sua proposta "plurale" nel corso di un convegno organizzato a Bologna (insieme ai partner tecnologici Phoenix e Ibt), cui hanno partecipato 150 Bcc e Casse Rurali da tutta Italia (è il numero del "botto"), riscuotendo molti consensi. Fracalossi ribadiva lì che "l'unità del sistema ha un valore profondo, ma non può prescindere da una radicale rifondazione delle sue componenti, con una forte discontinuità rispetto al passato" ed aggiungeva "il nostro modello di gruppo bancario rappresenta la via  italiana alla riforma, fatta di collaborazione tra autonomie forti...Per fare questo occorre un cambio di norme nel Testo unico bancario che autorizzi la coesistenza di più gruppi". Come dire: la linea giusta, dal punto di vista economico finanziario, è questa. Occorre garantirle uno spazio giuridico.
Lanciato il dado, la palla è passata alla Banca d'Italia, al Governo e al Parlamento. Perchè occorre fare una legge, o un decreto nell'urgenza di provvedere. Fracalossi avverte:"è indispensabile un lavoro politico".
Con qualche mal di pancia: lo scorso 9 ottobre si è svolta a Padova la riunione di tutte le Bcc venete, che si sono trovate spaccate tra l'ipotesi trentina e quella romana, ma hanno tentato di ricucire una difficile unità regionale, cercando un compromesso: unico gruppo, con forte autonomia del Nord Est.
Poi uno spiraglio: il 15 ottobre Carmelo Barbagallo (Vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d'Italia) intervenendo ad un seminario sulla riforma del credito cooperativo organizzato per le Commissioni parlamentari interessate -riunite per l'occasione- aveva  affrontato il tema dei gruppi:"per tener conto di specificità, quale ad esempio quella storico-linguistica altoatesina, potrebbero crearsi sottogruppi territoriali all'interno di più ampi gruppi nazionali, oppure gruppi bancari operanti in una regione a statuto speciale".
Ma la capogruppo deve avere appropriati requisiti minimi di capitale: "un livello troppo basso non favorirebbe la formazione di gruppi ampi e ben diversificati...mentre una soglia tanto elevata da poter essere raggiunta solo da un solo gruppo costituirebbe una barriera all'entrata la cui coerenza con il dettato costituzionale andrebbe ben valutata".
Il 28 ottobre il secondo più autorevole spiraglio. Sul tema interviene il Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, in occasione della Giornata mondiale del risparmio: "la principale fonte di alimentazione del patrimonio delle Bcc, l'autofinanziamento, è stata prosciugata dagli effetti della crisi...In Europa altri sistemi bancari cooperativi si sono dati nuovi assetti fortemente integrati. Ora tocca all'Italia...L'ipotesi di un gruppo unico, se condivisa all'interno della categoria, presenta sicuramente aspetti positivi; ma se il consenso non ci fosse...maggiore capitalizazione e più elevati livelli di efficienza...potrebbero essere conseguiti anche da un contenuto numero di gruppi".
Lo scorso 5 novembre il Senatore trentino Faravezzi riferisce che è probabile che il Decreto del Governo apra ad una pluralità di gruppi. La discussione, al momento, riguarderebbe particolarmente la dotazione patrimoniale della capogruppo "si sta ragionando su un patrimonio di un miliardo di euro...un pò troppo".
Ora aspettiamo due eventi: il primo è che il prossimo 20 novembre è convocata l'Assemblea di Federcasse. Gli organi sociali sono in scadenza, e occorre trovare il nuovo presidente (Azzi è in carica da molti anni). Il secondo è il decreto del Governo che darà il via alla riforma.
Per l'interesse di tutti speriamo che vinca l'autonomia e la pluralità. La macchina bancaria cooperativa infatti deve produrre redditività, per gratificare gli investitori (anche i piccoli risparmiatori che non trovano remunerazione altrove), attrarre capitali stranieri e mantenere quelli che già ci sono. Il progetto di Cassa Centrale lo garantisce di più.

13 novembre 2015                                                                
 

Commenti

Commenti

OS_5xmille_185x190.gif colore_rosso.jpg banner_gusti.jpg banner_hotel.jpg Pubblicit_progresso.jpg