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Arte e cultura

In 70.000 per Dosso Dossi, pittore di dei e farfalle

In 70.000 per Dosso Dossi, pittore di dei e farfalleDosso_Dossi_Allegoria_mitologica_Galleria_Borghese_Roma.jpgDosso_Dossi_Apollo_musico_e_Dafne_Galleria_Borghese.jpgDosso_Dossi_giornale_SENTIRE_6.jpgDosso_Dossi_giornale_SENTIRE_14.jpgDosso_Dossi_giornale_SENTIRE_5.jpg
finissage

Si è conclusa il 2 novembre la mostra “Dosso Dossi. Rinascimenti eccentrici al Castello del Buonconsiglio” realizzata in collaborazione con la Galleria degli Uffizi di Firenze nell’ambito del progetto “La città degli Uffizi”.  

I visitatori che hanno visitato la rassegna sono stati 71.635, con una lusinghiera media giornaliera di 702 ingressi. Il mese con più ingressi è stato agosto con più di 30mila presenze mentre il record assoluto giornaliero è stato raggiunto nella giornata del 19 agosto con 2.415 presenze. Affluenza di quasi duemila persone nell’ultimo week end. La mostra ha avuto un ottimo riscontro da parte della critica, molto apprezzato è stato il catalogo, ne sono stati venduti 606 copie, sono stati organizzati laboratori a tema per grandi e famiglie, visite guidate per le scuole, attività teatrali e musicali che hanno riscosso un ottimo interesse di pubblico.

La rassegna, allestita in quelle stesse sale che tra il 1531 ed il 1532 videro protagonista Dosso Dossi a Trento assieme al fratello Battista nella decorazione del Magno Palazzo del Castello del Buonconsiglio, proponeva una quarantina di dipinti che mettevano a confronto le opere di Dosso e Battista tracciando le tappe artistiche di Dosso alla corte di Alfonso d’Este a Ferrara, a Pesaro presso la duchessa Eleonora d’Urbino fino a Trento al servizio del principe vescovo Bernardo Cles.

Tra i quadri che sono stati più ammirati "Giove pittore di farfalle", un quadro enigmatico quanto la Tempesta  del Giorgione,  ora tornato a casa in Polonia  presso il  Castello del  Wawel dopo essere stato esposto al Castello del Buonconsiglio di Trento. Nel dipinto l'artista rendeva omaggio al committente Alfonso d'Este che era sì un condottiero ma anche un amante della pittura. E' lui il "divin signore" impegnato a disegnar farfalle. Opera confiscata nel 1939 dai nazisti alla famiglia del conte Lanckoronski, è una delle più significative prove  della maturità del pittore ferrarese. 

Il principe vescovo Bernardo Cles, consigliere degli  imperatori Massimiliano I  e Carlo V,  grande umanista,  amico di Erasmo da Rotterdam e  cardinale  che sfiorò l’elezione  a pontefice, aveva per  Dosso parole di elogio e ammirazione. Del resto, Dosso arriva a Trento preceduto da grande fama tanto da essere pagato il doppio rispetto ai colleghi Fogolino e Romanino, anche loro impegnati a rendere magnifica la residenza principesca.
La mostra, curata dallo storico dell’arte  Vincenzo Farinella con Lia Camerlengo e Francesca de Gramatica, e coordinata dal direttore del Buonconsiglio Franco Marzatico,   ha portato alla  luce nuovi documenti e tracciato un inedito ritratto del grande pittore estense. Nella sala del Camin Nero, Dosso e il fratello Battista realizzarono un magnifico trompe l’oil con putti danzanti che tanto ricorda il Mantegna della Camera picta.

Farinella ha spiegato che Dosso, il più famoso dei due fratelli Dossi, raggiunse gloria, fortuna ed ebbe commissioni dalle più importanti corti rinascimentali italiane. La sua complessa pittura eccelle nei paesaggi, è originale nei ritratti, elegante ed allegorica, recepisce la lezione dei grandi maestri: da Venezia apprende la lezione di Giorgione ( in mostra c'era il celebre Suonatore di flauto della Galleria Borghese), a Roma conobbe la maestria di Raffaello, con Tiziano fu in costante colloquio artistico, a Ferrara  incontrò  Michelangelo.
I Dossi erano legati alla città del Concilio: Trento fu infatti la città che diede i natali  a Niccolò Lutteri il loro padre, che vi visse prima di trasferirsi  a Mirandola sul finire del Quattrocento.

Dagli inizi del Cinquecento, Dosso divenne ben presto il pittore favorito dei duchi di Ferrara, abbandonando la corte soltanto in due occasioni, la prima a Pesaro al servizio della duchessa Eleonora di Urbino e la seconda a Trento quando affrescò diversi ambienti del Castello del Buonconsiglio. Vita di corte, la sua, dalle vallate trentine alla corte degli Este a Ferrara, vale a dire in uno dei centri culturali più raffinati del mondo d’allora.

Il percorso monografico dedicato all’eccentrico pittore ferrarese, era stato inaugurato a luglio a Trento alla presenza del direttore degli Uffizi Antonio Natali e dell'ex-direttore del castello Franco Marzatico (assente Laura Dal Prà per inderogabili impegni). . Una mostra totale perchè l'artista è stato posto dentro il contenitore principesco da lui stesso decorato insieme al fratello minore. Le opere di Dossi sono state esposte con preziosi Tiziano, Giorgione, Raffaello.
Raffinato e come sempre "saggio" l'allestimento dall'architetto Michelangelo Lupo con pannelli di un blu damascato. La trentina di magnifici dipinti di Dosso Dossi sono stati posti accanto a capolavori previenienti dagli Uffizi, dalla Galleria Palatina di  Palazzo Pitti, dalla Galleria Estense di Modena, dalla Pinacoteca Nazionale di Ferrara, dalla Fondazione Roberto Longhi di Firenze, dalla Collezione Cini di Venezia, dalla Pinacoteca di Brera di Milano, dalla Galleria Borghese di Roma. E da Casa Buonarroti da Firenze, con una scorta armata della Polizia di Stato, sono arrivati anche due disegni di Michelangelo.
(C.Perer - 6 novembre 2014)

 

 

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