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Arte e cultura

Caterina Marinelli in arte Ketty

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di Corona Perer

E' stata inaugurata nell'Auditorium delle scuole di Segonzano in val di Cembra la personale di Caterina Marinelli, in arte Ketty.

L'artista è non-comvenzionale: ha per alter ego un bulldog inglese che ha chiamato "Ferno". Ha da poco superato i quaranta, veste abiti maschili, fuma la pipa e il sigaro.

Ha scelto un nome d'arte molto femminile e a dispetto di tutto: Ketty, ma lei si vedrebbe bene anche con quello del suo cane.

Nella banda di Gardolo suonava il trombone, in casa aziona un potente organo che domina il salotto pieno di ricordi. Tra le partiture preferite c'è anche una "sinfonia trenica " da lei composta e intitolata "ETR250" come il locomotore del trenino della Val di Non. Vederla suonare è epico: lei è treno, binario, sassi e motore, stridore di freni, sbuffo e porte che si aprono, passeggero, capotreno, bigliettaio e capolinea.


Ma è al mondo dei cani che sente di appartenere. E' felice e realizzata perchè agisce nel mondo, lo ripara, lo guarisce, lo assiste, lo soccorre. Non è più solo artista (status del quale è finalmente consapevole). E' soprattutto una volontaria della Stella Bianca e niente le dà più gioia. Ma lei ci corregge e dice "Attenzione: si dice soccorritore. E poi dite che sono anche un imbalsamatore, mi raccomando".

Il suo lavoro è diventato linfa per la pratica artistica, mentre l'arte è la stanza di decantazione del suo essere "sociale". Questo doppio binario è fondamentale per capirla e descriverla perchè Ketty vive vite parallele che si intersecano e l'una rimanda all'altra.

Fa la volontaria, ma lei lo ritiene un lavoro. Tutta l'ispirazione che ne viene dall'osservazione della sofferenza altrui è per lei "la giusta mercede" e non ha prezzo. Quando è con il 118 lascia sbalorditi i colleghi per efficienza e umanità. Quando il soccorso è compiuto, magari già in ambulanza, apre il blocchetto e disegna, prende spunti. Si rivede quando con un elicottero andarono a salvarla a seguito di un brutto incidente stradale e porge conforto al soccorso.

Ketty dunque soccorre, salva, dipinge e scolpisce. Mai dimenticare questi quattro verbi chiave. Scolpisce soprattutto animali e nel tempo libero vive "agìta" da una terza arte. All'umanità del soccorrere, alla sensibilità dell'artista, unisce infatti la bravura nella imbalsamazione di animali.

I cani sono tutto per Ketty e - come loro - ha imparato ad ascolta la natura nei boschi della val di Cembra. Come loro sembra drizzare le orecchie e fiutare, dotata di un senso 'altro' pronto a percepire ogni più piccolo sussulto naturale. Poi quando muoiono li conserva: la cosa strana è che ogni animale ha accanto il suo doppio, cioè lo scheletro ricomposto e ri-assemblato. Gusto del macabro, necrofilia? "Passione" afferma lei fumando il sigaro orgogliosa nel piccolo museo visitato regolarmente anche dalle scolaresche.

Degli animali conosce l'anima e ti fa notare che lo stesso termine animale contiene quello di anima: non così per l'uomo, che lei dipinge sempre sofferente. E' forse l'uomo, che quando soffre, torna uomo, cioè animale? Ketty non si pone tante domande: agisce con quello sguardo vitale che attraversa il "suo" mondo.

Da qualche tempo è consapevole di essere Artista. Non per vanto, ma perchè è l'Arte a darle il senso del mondo. Gli esordi di Ketty nell'arte risalgono alla metà degli anni ottanta, alla scuola di scultura e pittura di Trento, "La Finestra" gestita da Mauro De Carli, nel cui cuore batteva quello di Brera negli anni caldi del '68.

Daniela Rosi responsabile italiana di Outsider Art e curatrice della prossima mostra ha creduto in lei ed oltre ad averla inserita come insegnante di scultura nei laboratori del Centro malati di sclerosi Franca Martini di Trento, le ha organizzato mostre di sculture in vari convegni.

Negli ultimi quattro anni la sua vita è cambiata radicalmente: non vive più da sola in casa con il cane e con le sue passioni in un mondo 'altro'. Perchè è proprio "l'altro" che è diventato il suo mondo.

La sua nuova vita da soccorritore ha primaria importanza, così nella sua ordinatissima casa, dopo un'uscita col 118 capita di assistere ad un travaso continuo tra vita e arte. "Tutti mi conoscono qui a Piazzo" dice Ketty "e tutti mi vogliono bene". Lei oggi si sente accettata.

Rivivere l'ossessione medica in arte non è casuale. Rianimare è per lei il verbo più bello e dipingere corpi straziati è toglierli allo strazio per consegnarli alla pietà umana.

L'arte quindi non è nè mettersi in mostra nè vendere quadri, tantomeno arricchirsi. La chiamata divina per lei ha il suono di una sirena d'ambulanza, ma è proprio quel suono che attiva in lei l'atto artistico che sgorga spontaneo da ogni nuovo soccorso.

Fino al 15/12/2013

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