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Scatti d'autore

Il pic-nic borghese di Giovanni Pedrotti

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Giovanni Pedrotti

Le raffinate immagini di Giovanni Pedrotti (1867-1938), borghese, liberale, irredentista, appassionato fotoamatore e membro di spicco della élite intellettuale raccolta attorno alla Società degli Alpinisti Tridentini, raccontano un Trentino ancora ignaro che la Belle Époque – sia pure nella sua più modesta declinazione locale – volgeva definitivamente al tramonto.
Tra le oltre 3000 lastre e stampe d’epoca che si conservano nel Fondo Giovanni Pedrotti dell’Archivio Fotografico Storico presso la Soprintendenza per i beni culturali,  anche memorie brillanti della moda borghese del picnic come occasione di contatto diretto con la natura e di una inedita libertà rispetto alle rigide costrizioni formali del galateo della tavola.


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GIOVANNI PEDROTTI, FOTOGRAFO GENTILUOMO
di Corona Perer

Il Trentino in posa alla vigilia della Grande guerra è la mostra con la quale la Soprintendenza per i Beni storico-artistici, librari e archivistici (ora Soprintendenza per i Beni culturali) ha raccontato l'attimo prima della guerra attingendo ai ricchi fondi dell’Archivio Fotografico Storico della Provincia autonoma di Trento.
E' stata l'imperdibile occasione per conoscere una storia assolutamente originale: quella di Giovanni Pedrotti. Era così ricco che il patrimonio in 3 milioni di lire quantificato alla sua morte (luglio del '38), rivalutato secondo gli indici storici ammonterebbe oggi a 2 milioni e 970 mila euro. Così appassionato di fotografia che senza il bisogno di svolgere la professione, è annoverato tra i primi grandi professionisti.

Nato a Rovereto nel maggio del 1867 in famiglia già ai vertici della ricca e colta borghesia (i Balista), Giovanni Pedrotti amò subito l'arte e la sua terra che sentiva essere molto italiana. Liberale ed irredentista di spicco, raccontò un tempo ancora felice eppur ormai proteso sull'orlo del pricipizio.
La mostra di Trento  ha presentato una suggestiva selezione di immagini realizzate dal fotografo tra il 1899 e il 1914, in un Trentino ancora inviolato dall’imminente tempesta bellica.

Nel centenario dell’inizio del conflitto, l'iniziativa invitava alla scoperta di un microcosmo ambientale e umano esplorato, con sguardo soggettivo ma sensibile, da un ‘dilettante-esperto' animato da vivace attitudine sperimentale.
Le immagini, confluite attraverso varie donazioni nel ricco fondo dell’Archivio Fotografico Storico della Provincia autonoma di Trento, raccontano oggi una terra percorsa da tensioni e contraddizioni sociali ed  ancora ignara di quanto sarebbe di lì a poco successo in termini di vite e di ideali spezzati. Una produzione che cristallizza gli ultimi istanti di felicità di un territorio che conoscerà presto (e prima del resto d'Italia) la tragedia della Grande Guerra.

Il 24 giugno 1914 quando mancano solo quattro giorni all’attentato di Sarajevo, Giovanni Pedrotti scatta alcune ultime fotografie del Trentino e della sua gente, prima di riparare nel Regno d’Italia allo scoppio di una guerra destinata a diventare mondiale, per sottrarsi alla minaccia di un sicuro arresto da parte della polizia austriaca (1909-1911).
L’agiato borghese,  studioso eclettico, liberale indipendente e intellettualmente autonomo, immortala molteplici sfaccettature di un mondo percorso da tensioni e contraddizioni sociali, ma ancora ignaro che la Belle Époque – sia pure in una modesta declinazione locale – volgeva definitivamente al tramonto.

La macchina fotografica, compagna fedele di tante escursioni con i familiari e i compagni della SAT (Società degli Alpinisti Tridentini), della quale fu successivamente socio, membro di direzione e presidente, offre  un’ampia illustrazione del Trentino imbevuta di amor patrio.
Nel complesso la sua produzione, concentrata negli anni 1899-1914, manifesta la varietà di interessi di un autore che alla fotografia dava compiti documentari ma che viveva con qualche ambizioni formale. Lo testimoniano certe stampe mirate al dettaglio, attraverso raffinati viraggi e elaborazioni di stampa.

Si tratta di un patrimonio di immagini di notevole ampiezza documentaria, visto che copre, sia pure con diversità quantitative, l’intera compagine territoriale, fornendo elementi preziosi e insostituibili per lo studio di aspetti di vita ormai irrimediabilmente trascorsa.Con 3359 prove, tra negativi e positivi, il Fondo Pedrotti conserva un patrimonio di immagini di notevole ampiezza documentaria, visto che copre, sia pure con diversità quantitative, tutte le vallate trentine, fornendo elementi preziosi ed insostituibili per lo studio di molteplici aspetti della vita del tempo.

Tra le 129 immagini che erano state selezionate per la mostra, in particolare, spicca l’interesse per il tema del paesaggio, indagato nei suoi aspetti naturali e antropici. L’obiettivo di Pedrotti si appunta anche sui centri storici e sull’architettura tradizionale, ma non trascura i segni della modernità e le trasformazioni indotte dalla nuova industria turistica compresi nuovi alberghi e rifugi alpini (lo stesso Pedrotti farà erigere l’Hotel Pordoi in Val di Fassa).
Le fotografie di Giovanni Pedrotti conducono lo spettatore alla scoperta degli ultimi fasti della Belle Époque trentina, accompagnandolo come un controcanto nel 'conto alla rovescia' verso la deflagrazione della guerra. A corredo della mostra, un corposo e bellissimo catalogo con una interessante timeline che evidenzia quell'ignaro conto alla rovescia verso la prima grande tragedia del XX secolo.

Osservato e letto con attenzione, il borghese di  cent’anni ci conduce per mano a riflettere su un prima e un poi, e su quanto sia facile entrare nel baratro della guerra.
ottobre 2014
 

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