Giornale sentire img1 Giornale sentire Logo Giornale sentire img2
Popoli

La corsa agli armamenti che preparò la Grande Guerra

La corsa agli armamenti che preparò la Grande Guerradeposito-proiettili-la-grande-guerra-piu-cento-1553x1280.jpgtorneria-fabbrica-proiettili-la-grande-guerra-piu-cento-1530x1280.jpgtorneria-fabbrica-proiettili-la-grande-guerra-piu-cento-1531.jpgtorneria-fabbrica-proiettili-la-grande-guerra-piu-cento-1532.jpglanciafiamme-armi-la-grande-guerra-piu-cento-1582x1280.jpgproduzione-proiettili-la-grande-guerra-piu-cento-1566x1280.jpgincrociatore-karlsruhe-la-grande-guerra-piu-cento-1617x1280.jpg
Pagine di storia

C'è un dettaglio che spesso sfugge nelle commemorazioni: chi aveva pianificato cosa? Nei decenni precedenti la Grande Guerra, lo sviluppo dell’industria e le ambizioni delle grandi potenze generarono un esponenziale sviluppo delle forze armate e dell’industria bellica. Ci lavoravano anche molte mani di donna.

Prima dello scoppio della guerra vi era stata una forte spinta all’armamento da parte delle imprese produttrici, da quelle carbo-siderurgiche a quelle meccaniche. Queste avevano interesse a mettersi al servizio dei governi, realizzando armi sempre più micidiali e costose.

Per fare qualche esempio, le corazzate tedesche passarono da un costo unitario di 38-40 milioni di marchi oro a uno di 44-45 nel giro di pochi anni. I cantieri inglesi, da parte loro, sfornarono incrociatori da battaglia il cui costo passò da 1,6 milioni di sterline (per l’Invincible del 1906) a 2,08 del Lion, tre quattro anni dopo. Imprese come Krupp in Germania, Vickers in Inghilterra, Škoda nell’Impero austro-ungarico o Ansaldo in Italia, divennero in pochi anni dei colossi. Nonostante l’indubbio interesse del mondo produttivo, non si può però attribuire la corsa agli armamenti esclusivamente alla volontà delle grandi industrie.

Alle ore 11.10 del 28 luglio 1914, il ministro degli Esteri dell'Impero austroungarico invia un telegramma al primo ministro serbo. In tre righe l'Austria-Ungheria dichiarava guerra alla Serbia in seguito all'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando avvenuto un mese prima a Sarajevo. Dopo una settimana, anche Germania, Russia, Regno Unito e Francia insieme ai loro imperi coloniali erano scese in guerra. Iniziò così la Prima guerra mondiale, di cui ricorre quest'anno il centenario.

Lo scoppio non trovò affatto impreparati questi paesi, semmai sorprese i rispettivi popoli del tutto impreparati alla nuova vita che da lì a poco avrebbero dovuto condurre: gli uomini in guerra, le donne a casa a tirare avanti o a lavorare per chi la guerra la guerreggiava.

Gli storici concordano nel dire che la corsa agli armamenti fu un elemento che segnò il trentennio precedente la Grande Guerra e fu una delle principali cause del conflitto. I governi ebbero a disposizione uno strumento militare moderno, che per certi aspetti “doveva” essere utilizzato. Infatti la logica delle armi e degli eserciti è quella di essere impiegati in guerra.


< foto: molte donne vennero impiegate dalla industria bellica


Per il suo carattere eclatante e per i costi che essa comportò, la corsa agli armamenti iniziata nel tardo Ottocento può essere paragonata a quella per gli armamenti atomici, che caratterizzò invece la guerra fredda.

Tutti temevano il potenziale militare della Russia, che aveva 170 milioni di abitanti, più di quelli dei tre paesi della Triplice insieme. I suoi nemici perciò cercarono di dotarsi di eserciti sempre più numerosi. È del 1913 una legge tedesca che ordinò l’aumento di 100.000 soldati sotto le armi per rispondere alla potenziale minaccia russa. Questa decisione provocò a sua volta la promulgazione di una legge francese, che allungava da due a tre anni il periodo di leva, incrementando del 50% le dimensioni dell’esercito. La Francia nutriva un desiderio di rivincita (revanche, da cui il termine “revanscismo”) verso la Prussia/Germania, che l’aveva sconfitta nel 1870; rispetto all’Impero germanico la Repubblica francese aveva però una popolazione e una capacità industriale minori.

La corsa agli armamenti portò a sviluppare artiglierie sempre più potenti, ma anche corazzature capaci di resistere ai loro colpi. Fu anche sviluppata una nuova arma mobile ed efficace: la mitragliatrice. L’aspetto più eclatante della corsa agli armamenti riguardò però le flotte. Tutte le grandi potenze avevano delle colonie oltreoceano ed era diffusa la convinzione che la forza di una nazione si misurasse sulla capacità di controllare le rotte marittime.


< foto: la grande guerra fu banco di prova anche
per nuove armi come il lanciafiamme




Tutte le potenze (compresa l’Italia) cercarono di dotarsi di grandi flotte. In particolare, a partire dal 1897, l’ammiraglio tedesco Alfred von Tirpitz, segretario alla marina, propose che la Germania avviasse una politica mondiale in aperta concorrenza con la Gran Bretagna.

Quest’ultima, gelosa del suo impero coloniale e del predominio navale, non poteva accettare alcun rivale. Secondo Londra la propria marina avrebbe dovuto essere più forte della somma della seconda e della terza flotta. Al centro di questa competizione vi furono le corazzate: navi di grande dimensione, potentemente armate e difese. Si passò da 20.000 tonnellate a stazze superiori alle 30.000, con cannoni doppi o tripli in torrette girevoli, da 280–305 millimetri di calibro. Erano navi con più di mille uomini d’equipaggio, che viaggiavano a quasi 30 nodi.
Nonostante l’impiego di enormi risorse, la Germania non riuscì a scalfire la supremazia inglese. Essa ebbe però un effetto collaterale: convinse tutte le potenze, piccole e medie, a realizzare flotte da guerra sempre più potenti e costose.

(Editing Angela Pagani - Fonti: Calendario Digitale Uni-Tn)
dicembre 2014

Popoli

Popoli

colore_rosso.jpg 185x190.gif google_1.png boccetta_gucci_bamboo_spot_2.jpg photo.jpg banner_GIF_Sentire.gif