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Arte e cultura

Secoli di ferro, le armi in età moderna

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al Museo della Guerra

La dotazione individuale del soldato e del cavaliere: corazze e spade con cui gli uomini d’arme del Cinquecento sostenevano gli attacchi. Picche e alabarde con cui i fanti spezzavano l’urto della cavalleria nemica. Ed ancora armi da fuoco, da duello, da caccia. Ed inoltre l’officina del magnano con un vasto repertorio di strumenti da lavoro che costituivano la dotazione del laboratorio, accanto ai materiali di cui il fabbro si prendeva cura.

E' la ricca dotazione di reperti esposta i due nuove sezioni del Museo Storico Italiano della Guerra, che ha inaugurato un nuovo percorso dedicato alla collezione di armi di età moderna (XVI-XVIII secolo), all’interno dei torrioni del Castello.

Gli allestimenti sono stati illustrati dal Presidente del Museo, Alberto Miorandi e dal direttore Camillo Zadra, presente anche lo storico Francesco Rossi, autore del catalogo "Secoli di Ferrro - Le armi di età moderna del Museo Storico Italiano della Guerra" di prossima stampa.

Rossi è un'esperto della materia. Già conservatore dei Civici Musei di Brescia, ha retto per 33 anni la direzione della prestigiosa Pinacoteca dell'Accademia Carrara di Bergamo. Ha spiegato come nel Trentino mancasse una Armeria ufficiale (nella storia sorgono solitamente interno alla casa del principe, quindi esiste l'armeria degli Asburgo come quella dei Farnesi).

"Ebbene il Castello di Rovereto è un caso a sè di armeria territoriale che qui è conservata con una ricchezza e un'originalità di pezzi davvero unica" ha spiegato lo studioso.

"Il riallestimento è cronologico" ha spiegato il direttore Camillo Zadra (< nella foto). "Qui non si celebra, si documenta, si nara la storia delle guerre e del modo di combattere nelle più diverse epoche. Abbiamo cercato di lavorare nel rispetto del luogo, affinchè la struttura dei torrioni non scomparisse a cospetto degli oggetti consservati".

Molto efficaci gli apparati didascalici, snelli (per non tediare il visitatore), con audiovisivi e installazioni touch-screen che permettono a quanti vogliono approfondire di accedere alla storia e alla documentazione di ogni singolo oggetto conservato grazie anche ad animazioni 3d che dalla stampa antica riescono a risalire al paesaggio dell'epoca, ai castelli esistenti, alle comunicazioni che tra loro riuscivano a stabilire in linea ottica.

Gli spazi espositivi dei due torrioni (Malipiero e Marino) sono stati recuperati dallo Studio Marzari.

Il primo ospita materiali di armamento ma anche manufatti per la caccia e il lavoro dal periodo preistorico alle età del bronzo e del ferro, all’età romana, fino all’alto Medioevo. Materiali provenienti dalla Vallagarina, frutto di importanti donazioni, anche recenti.

E' il cuore del torrione Malipiero il vero protagonista dello spazio: la struttura circolare (< nella foto a fianco), permette di immaginare come si muovessero i soldati a sua difesa, si intravvedono le ferritoie per i cannoni e il paesaggio della Rovereto di oggi stesa ai piedi del Castello.

Nel secondo, il Torrione Marino, ci sono le armi in età moderna. La collezione di armi bianche conta oltre 250 pezzi ed annovera spadoni a due mani, stocchi, spade da cavallo, pugnali e stili. Il corposo gruppo delle armi in asta è di buona qualità. Le armi da fuoco formano, con le loro parti e accessori, una serie di quasi 200 pezzi: moschetti a miccia, fucili e pistole a ruota, a pietra e a percussione di inizio ‘800, fiasche per la polvere da sparo.

Il Presidente Alberto Miorandi ha sottolineato l'importanza del collezionismo nella raccolta dei cimeli conservati al Castello. "Il nucleo principale delle armi antiche proviene dalla collezione Riccardo Caproni, donata al Museo nel 1949. Altra parte proviene dalle collezioni di Giovanni Malfer, uno dei fondatori e in seguito provveditore del Museo. Grazie a loro oggi possiamo documentare e mostrare al pubblico le armi di età moderna da fine '400 fino al periodo napoleonico".

Complessivamente il numero delle armi antiche ammonta a circa 750 pezzi, databili fra il primo ‘500 e il periodo napoleonico. Il Museo conserva anche, in numero limitato, materiali anteriori al ‘500, provenienti da scavi archeologici.

Il Museo ideato nel 1919 per ricordare il conflitto da poco concluso che aveva riunito il Trentino all'Italia, fu inaugurato da Vittorio Emanuele III il 12 ottobre 1921. Come "luogo della memoria" ha visto affluire in grande quantità documenti e cimeli offerti da cittadini, ex-combattenti e istituzioni.
Negli ultimi anni il Museo ha esteso il proprio interesse ad altri conflitti: dall'età moderna alle guerre coloniali, alla seconda guerra mondiale.

"Quando saranno ultimati i lavori di restauro dell'ultimo lotto potremo documentare la documentazione bellica dei conflitti più recenti" ha detto oggi Camillo Zadra evidenziando il corposo lavoro di squadro che ha richiesto questo riallestimento: ogni pezzo è stato catalogato, fotografato, messo a repertorio, il che ha chiamato in causa competenze diverse. Coordinato da un comitato scientifico hanno lavorato storici, fotografi, video-maker esperti di animazione in 3D. Insieme hanno concorso al lavoro di quest'ultimo ri-allestimento che rende il Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto un unicum nel panorama documentario del settore.
Rovereto 26 giugno 2014 - C.Perer

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