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Salute

Protonterapia entra nei Lea

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Eccellenze sanitarie

La Conferenza Stato - Regioni ha sancito l'intesa tra Governo, Regioni e Provincie Autonome rispetto all'aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza per inserire la protonterapia nei Lea i Livelli essenziali di assistenza ovvero quelle prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket).
L'intesa prevede l'impegno entro febbraio a discutere, in un'apposita commissione, la possibilità di inserire anche quei tumori benigni o maligni (indipendentemente dalla sede e dalla istologia) per i quali l’adroterapia garantisce una miglior distribuzione della dose.

La protonterapia (o terapia protonica) è una forma particolare di radioterapia che utilizza, al posto dei raggi X ad alta energia (fotoni), utilizzati nella radioterapia convenzionale, particelle elementari dotate di massa e carica (protoni in questo caso) per irradiare un tessuto tumorale. I protoni rilasciano la loro energia nei tessuti irradiati in maniera caratteristica: la dose è infatti depositata quasi interamente, con estrema precisione, nello spazio di pochi millimetri alla profondità desiderata. Questa proprietà li rende particolarmente adatti alla somministrazione al tumore di dosi elevate, risparmiando al contempo i tessuti sani circostanti la lesione, e quindi riducendo gli effetti collaterali tossici.

La protonterapia viene applicata, e risultata particolarmente indicata, in situazioni cliniche difficili da trattare con la radioterapia convenzionale: in caso di lesioni in vicinanza di organi sensibili, in regioni anatomiche complesse, in caso di lesioni tumorali impegnative per forma e volume, nonché in età pediatrica. Un'indicazione molto importante è proprio quella del trattamento dei tumori pediatrici, perché si tratta di una tecnica più precisa e meno invasiva rispetto alla radioterapia tradizionale, e quindi meno dannosa per i tessuti dei bambini, sia in termini di effetti collaterali cronici che di sviluppo di secondi tumori radio indotti, complicanza temibile e severa di queste patologie nell’infanzia.

Il Centro di Protonterapia di Trento è struttura di ultima generazione. Lo si definisce una sorta di fucile a precisione. Fin dall'India sono venuti a vedere il centro (Mosca, Uppsala Dresda, guardano con interesse alla sperimentazione). Dotato di due gantry, ovvero camere di trattamento rotanti con fascio orientabile a 360°, e di un fascio fisso a possibile uso sperimentale e di ricerca, può - a pieno regime - garantire 88 ore di terapia alla settimana: 16 ore nei cinque giorni da lunedì a venerdì e 8 ore il sabato. Con questo utilizzo al 100% delle potenzialità dell'impianto, il Centro potrebbe trattare circa 700-750 pazienti all'anno. L'inserimento della terapia protonica all'interno dei LEA rappresenta un importante passo avanti in questa prospettiva.

A fine 2014 i pazienti, trattati con estrema prudenza per valutare la fattibilità anche tecnica del trattamento, erano tre. Il primo anno di effettiva operatività è stato dunque il 2015.
Ad oggi hanno iniziato il trattamento con protoni 175 pazienti: 160 di loro lo hanno anche già completato.
Di questi il 26% sono trentini, il 30% veneti ed i restanti provenienti da altre Regioni d'Italia e dall'estero.
Sono state eseguite quasi 5.000 sedute giornaliere di trattamento di cui all'incirca 160 con anestesia.
La media delle sedute effettuate per paziente è stata di 31, con cadenza di 5 a settimana.
Sono stati sottoposti a prima visita ambulatoriale 302 pazienti. 31 sono i pazienti pediatrici di cui 14 trattati in sedazione.

Ecco le prestazioni di terapia con i protoni inserite nell'elenco dei LEA:
    cordomi e condrosarcomi della base del cranio e del rachide;
    tumori del tronco encefalico (esclusi i tumori intrinseci diffusi del ponte) e del midollo spinale;
    sarcomi del distretto cervico-cefalico, paraspinali, retroperitoneali e pelvici;
    sarcomi delle estremità ad istologia radioresistente (osteosarcoma, condrosarcoma);
    meningiomi intracranici in sedi critiche (stretta adiacenza alle vie ottiche e al tronco encefalico);
    tumori orbitari e periorbitari (es. seni paranasali) incluso il melanoma oculare;
    carcinoma adenoideo-cistico delle ghiandole salivari;
    tumori solidi pediatrici;
    tumori in pazienti affetti da sindromi genetiche e malattie del collageno associate ad un’aumentata radiosensibilità;
    recidive che richiedono il ritrattamento in un’area già precedentemente sottoposta a radioterapia.

Nell'intesa sono contenute anche le prestazioni di protonterapia; l'approvazione è un passaggio importante, come ricordato anche dalla ministro Beatrice Lorenzin, frutto di due anni di lavoro. A latere dell'incontro la ministro Lorenzin ha confermato la sua disponibilità a visitare il Centro di protonterapia di Trento.
Soddisfatti dell'intesa il presidente Ugo Rossi e l'assessore alla salute e politiche sociali Luca Zeni  ma anche Maurizio Amichetti, direttore del centro di Via al Desert. "Attualmente sono attivi una cinquantina di centri nel mondo, di cui solo tre in Italia, fra cui appunto il nostro, l’unico ad avere tecnologie che permettono una focalizzazione ottimale del trattamento".

Quanto al bacino di utenti  dopo il Veneto, il Centro di protonterapia di Trento riceve anche i pazienti della Regione Marche. L’accordo tra Trentino e Marche ha una durata biennale a partire dalla data di sottoscrizione e definisce modalità per la remunerazione delle prestazioni di protonterapia erogate dal Centro ai pazienti marchigiani nonché i relativi criteri clinici e condizioni di accesso.
8 settembre 2016


> SPECIALE "A Come Autonomia"

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