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Salute

Testamento biologico, il caso di dj Fabo

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Etiche per l'Uomo

Alla Camera si sta esaminando la proposta di legge sul testamento biologico nei giorni in cui Fabiano Antoniani, conosciuto come dj Fabo, chiede di essere messo nelle condizioni di poter decidere della propria sorte.
Fabiano Antoniani ha 39 anni e, a seguito di un incidente automobilistico, è diventato tetraplegico e cieco. Da tre anni si è sottoposto a tutte le terapie possibili, senza alcun miglioramento delle sue condizioni.
Chiede di essere messo nelle condizioni di poter decidere della propria sorte. Ovvero che gli sia consentito uscire, sulla base di una propria consapevole scelta, da quella "lunga notte" che lo tiene inchiodato a un letto dal 13 giugno del 2014. DJ Fabo - così lo chiamavano gli amici e i fan - per vedere riconosciuta questa sua volontà, si è rivolto all'associazione Luca Coscioni che, come lui stesso ricorda, nel 2013 ha depositato una proposta di legge di iniziativa popolare sul tema.

La vera sfida è quella di uscire da un dibattito a volte troppo ideologico e lavorare per costruire un percorso di informazione, che coinvolga medici, pazienti e cittadini, che porti ad una maggiore consapevolezza nelle scelte, per fare in modo che le dichiarazioni anticipate di trattamento non siano un atto meramente formale e vengano dunque tenute nella giusta considerazione.
E' un dibattito che coinvolge tutta la società civile quello sulle direttive anticipate nei trattamenti sanitari, in quanto affronta l'autonomia della persona quale valore imprescindibile nella relazione di cura. 
Il Friuli-Venezia Giulia, ha legiferato due volte nel 2015 sulla materia, istituendo il registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento, ma le leggi sono state impugnate dal Governo. Deciderà la Corte Costituzionale.


In Trentino da quasi tre anni (settembre 2013)  esiste presso l'Azienda sanitaria la banca dati delle dichiarazioni anticipate sui trattamenti sanitari in fine vita.
"Abbiamo il dovere di interrogarci per capire come possiamo mettere al centro di tutto la dignità della persona" afferma l'assessore alla salute e politiche sociali Luca Zeni.
"Siamo consapevoli delle difficoltà giuridiche della questione - ha aggiunto - perché la competenza è statale, e manca una legge di riferimento, e perché sappiamo che le dichiarazioni anticipate di trattamento non sono vincolanti per il medico. Per questo non ci siamo mossi a livello legislativo. Tuttavia, nel 2013, la Giunta provinciale ha dato mandato all’Azienda provinciale per i servizi sanitari di elaborare modalità di raccolta e registrazione delle dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario dei soggetti interessati, garantendo l’informazione al medico curante. Ci si è concentrati in particolare sull'informazione alle persone con malattie cronico-degenerative, ma dobbiamo spingere di più anche sull'informazione e la possibilità di dichiarazioni anticipate di trattamento anche per le persone sane, con il coinvolgimento dei medici di medicina generale".


www.giornalesentire.it - 2017

 

 


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