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Arte e cultura

Claudio Olivieri, il colore disvelato

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Corona Perer

Che il pittore lo neghi o lo by-passi, optando magari per il segno grafico, c'è una dimensione con la quale è chiamato a confrontarsi: il colore.

Le ricerche di Claudio Olivieri, pittore nato a Roma, ma trapiantato da anni a Milano dove vive, lavora e insegna alla Accademia di Belle Arti, approdano a una dimensione soft: una sorta di carezza cromatica che non è fine a se stessa.

Una mostra gli viene dedicata al Mag, Museo Alto Garda, di Riva e Arco (fino al 3 novembre 2013) grazie alla collaborazione che il Museo ha instaurato con il Mart per aprire alcune sceltissime finestre sul contemporaneo. 

Descrivendo l'estetica di Olivieri, la curatrice Daniela Ferrari parla proprio di un "accarezzare la pittura con gli occhi".

Certamente le sue opere chiedono un approccio meditativo: chi guarda è chiamato a "vedere", a fermarsi, a interrogarsi su ciò che sta guardando. E solo chi è disposto a contemplare e a domandarsi il perché delle cose, potrà accedere ad un lavoro che ha del rigoroso e non è per nulla comodo.

L'artista sa di avventurarsi in sentieri complessi. "I quadri di Olivieri richiedono  uno sguardo meditativo e una propensione" scrive ancora Ferrari. Quella propensione è proprio  la capacità di cercare una dimensione 'altra' utile alla comprensione, o magari anche solo al dialogo.*

L'artista parla di una dimensione segreta, della quale possiede evidentemente le chiavi. "Abbiamo già visto, mentre vediamo, ciò che vedremo. Questo tempo di assimilazione visiva è la dimensione segreta del colore" spiega Olivieri che dal '58 - anno del suo debutto alla galleria milanese Spotorno -  ad oggi, 2013,  ha più di 50 di carriera sulle spalle e partecipazioni a mostre in tutt' Italia e non solo.

Nella sterminata pubblicistica che gli è stata dedicata, ci sono commenti critici di Barilli e Corà, Caramel e Guadagnini.

L'artista (presente anche nella mostra "La Magnifica Ossessione" attualmente in corso al Mart) sembra non aver mai "potuto smettere" di domandarsi le segrete cose del colore e quindi i segreti arcani della visione, come se il colore .- finalmente disvelato - lo impegnasse tuttora in ricerche alle quali la sua teoria pittorica non riesce /non può mettere la parola fine.

"Nel dipinto si tenta il corpo dell'idea, non un'idea di corpo, né - tantomeno -di dar corpo ad un'idea" afferma Olivieri nelle cui forme pittoriche respira qualcosa di anarchico.

"In verità io sento ogni perimetro come un arbitrio, ogni confine segnato come un sopruso". Ed è forse questa la chiave di tutto: la forma-informe lascia libero ogni pensiero e solo il colore può abitarlo.


 





< Gli allestimenti del Mag. La mostra è a cura di Daniela Ferrari e le opere sono della prestigiosa collezione Vaf-Stiftung, in deposito al Mart di Rovereto

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