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Come costruire la pace

Come costruire la pace
* storica

di Elena Albertini *

“C’è una brutta bestia che gira il mondo e non si ferma mai” ci ricorda Ermanno Olmi e se, al cospetto delle distruzioni che questa “bestia” produce ogni giorno e dovunque, gli uomini di buona volontà si sentono smarriti e impotenti, dovendo prendere atto che Polemos, la guerra, come ci insegnano gli antichi greci, sembra essere una costante ineludibile della storia, è altrettanto vero che ogni istituzione, tanto più Rovereto, deve proporsi quale produttrice della cultura della non violenza.

Perchè essere la città nella quale ha sede Maria Dolens non significa semplicemente fare testimonianza ma diventare produzione di Pace, ossia diventare un polo culturale a respiro internazionale e dunque un centro di promozione, di elaborazione, di comunicazione dei valori inerenti non la Pace in senso onnicomprensivo ma del “Diritto alla Pace”.

Già l’Assemblea Generale dell’ONU si era espressa sul “Diritto alla Pace quale diritto dell’uomo” nel 1978 e successivamente nel 1984 con “ La Dichiarazione sul diritto dei popoli alla Pace”, così come l’Unesco aveva fatta propria “La Dichiarazione di principio di tolleranza” nel 1995.

Sarebbe bello, allora, pensare che Rovereto sostanziasse, al di là delle parole e dei proclami, il patto ideale sottoscritto con la Campana nel lontano 24 maggio 1925, facendo propria la recente presa di posizione di papa Francesco “che si possa giungere all’effettiva applicazione nel diritto internazionale del diritto alla pace, quale diritto fondamentale pre-condizione necessaria per l’esercizio di tutti gli altri diritti”.

Sarebbe il degno coronamento di 90 anni spesi per lanciare a tutto il mondo un messaggio di riconciliazione e fratellanza fra i popoli sancito nel momento in cui la Campana dei Caduti, fra ali debordanti di gioiosa commozione, faceva il suo trionfale ingresso nella città che l’avrebbe da quel momento accudita e protetta.

Non a caso la legge del 24 febbraio 2006 n.103 “Disposizioni concernenti iniziative volte a favorire lo sviluppo della cultura della Pace” all’art.1 assegnava il titolo di “Città della Pace” a Rovereto che se ne può fregiare sul proprio gonfalone. Degna conclusione di una lunga storia d’amore fra Rovereto e Maria Dolens, cementata ogni sera dal suono di cento rintocchi che, ricordando a tutti gli uomini il sacrificio dei milioni di morti nelle guerre, si spande per l’aria non solo del territorio trentino ma di tutto il mondo.

Storia d’amore tanto potente quanto assoluta che, proprio perché fondata sulla condivisione di un valore universale e non negoziabile quale è la Pace, richiede giorno dopo giorno un cammino di fedeltà, impegno, cura, dedizione per essere onorata ma soprattutto per essere continuamente rinnovata al fine di rispondere alle sfide di una contemporaneità, nella quale infinite guerre e violenze continuano a rincorrersi in ogni parte del globo e anche nelle nostre città. Rovereto deve e può, dunque, scrivere ancora lunghe e significative pagine del libro dedicato alla speranza in un mondo migliore, chiamando le coscienze ad una precisa responsabilità: assicurare ad ogni persona il diritto alla Pace perchè niente e nessuno vale il sacrificio di una vita tanto meno quando questa vita è sacrificata sull’altare della follia del lato oscuro della natura umana.
 

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