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Arte e cultura

La Grande Guerra a teatro

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Compagnia dell'attimo

Era l’agosto 1914, cento anni fa. Sessantamila giovani, in età fra i diciotto ed i quarant’anni, partirono dal Trentino per la guerra. Francesco Giuseppe, imperatore e re della Kakania (così la chiamava Musil dall’acronimo “Ka und Ka”, - Kaiserlichen und Königlichen - che  definiva la corona absburgica) l’aveva dichiarata alla Serbia ed in breve si erano trovati in conflitto anche Russi, Tedeschi e Francesi. Poi seguirono gli altri.

In questo mare di truppe, circa venti milioni di uomini, il contingente Trentino in divisa austriaca era minimo, ma rappresentava quasi un quinto della popolazione; ed era il quinto cruciale per la società e l’economia della provincia, gli uomini che stavano formando o avevano già una famiglia e erano la principale quota dei lavoratori.

Una sorte particolare colpì gli abitanti della bassa Vallagarina, più precisamente la zona fra Serravalle all’Adige e Borghetto. Dopo la loro entrata in guerra, il 24 maggio 1915, in tre giorni  gli italiani si attestarono sotto lo Zugna, dove si fermarono fino alla fine del conflitto. Il territorio così occupato divenne italiano, così come italiana era la lingua (un dialetto trentino) e la cultura della popolazione.

Grazie all’intervento della marchesa Gemma Guerrieri Gonzaga, i soldati di quella zona, prigionieri in Russia, ebbero la possibilità di tornare alle loro case. Quasi tutti quelli che potevano ne approfittarono. Ma alcuni, per aver trovato nuovi legami o per un senso di appartenenza particolarmente radicato, rifiutarono e tornarono solo dopo che la Rivoluzione Russa decretò la fine unilaterale della guerra e mandò via i prigionieri.

La Compagnia dell’Attimo ha messo in scena la storia di uno di questi soldati, un povero contadino di Avio, figlio unico ed orfano di padre, che visse una lacerante divisione fra l’affetto ed il desiderio di ritornare dalla madre, da una parte, e la convinzione di dover tenere fede al giuramento di fedeltà all’imperatore.

La rappresentazione è già stata vista sui luoghi dove è nata la vicenda – il cortile del filò in un villaggio presso Avio – ed in alcuni teatri, fra i quali “Lo Spazio” di Roma, dove è stata in cartellone una settimana. Ora sta girando in varie località del Trentino e del Veneto, a cominciare da Schio; accolta sempre con grande partecipazione e calore dagli spettatori che l’hanno facilmente riconosciuta come un lavoro che chiede, a nome dei più deboli, di chi in guerra perde sempre, la fine di tutti i conflitti.

Il testo è in dialetto trentino, nella sua variante aviense, che è uguale alla parlata di fondo valle con qualche piccola modifica fonetica. Anche la recita di Roma è stata fatta in questo idioma, che è risultato largamente comprensibile a quasi tutti gli spettatori. D’altra parte la regista, Gabriella Pedrai, ha chiarito che sarebbe stato assurdo far parlare in “lingua” un contadino semianalfabeta che aveva diciotto anni nel 1914.

La recita offre così l’occasione ai meno giovani di ritrovare echi di storie conosciute, mentre le ultime generazioni possono conoscere brani di storia vissuta dai loro nonni e bisnonni, e udire dal vivo un dialetto che ormai sta scomparendo.

I comuni che hanno chiesto di ospitare lo spettacolo hanno anche promosso una importante iniziativa. Nelle biblioteche saranno esposte un certo numero di poesie sulla pace. Gli autori sono: Arthur Rimbaud, Gianni Rodari, Giuseppe Ungaretti, Salvatore Quasimodo, Dario Bellezza, Bertolt Brecht e la piccola Tali Sorek, una poetessa che a soli dodici anni è diventata famosa in tutto il mondo per “Ho dipinto la pace”.

Vicino a questi esempi, ci sarà posto perché chiunque lo desideri possa aggiungere la propria “poesia alla Pace”, o un brano di prosa, dei pensieri.  Questi lavori, dopo essere stati esposti in teatro la sera della rappresentazione, saranno raccolti a cura della Biblioteca “Tartarotti” di Rovereto che, al momento opportuno, ne curerà l’eventuale edizione in un libro intitolato: “La pace è poesia”. Per questo le composizioni andranno completate con nome cognome e indirizzo di chi le ha scritte.

testo di L. Franchini

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