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Persone e idee

Muse, intervista a Michele Lanzinger

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il piacere della scienza

E' certamente un caso di politica museale felice e riuscita. Nei primi due anni di attività aveva già staccato oltre 1 milione di biglietti. Il MUSE disegnato da Renzo Piano, conferma la grande capacità attrattiva del museo e delle sue proposte culturali. Ha anche ricevuto una menzione speciale: la EMYA special commendation per Innovazione e creatività, unico museo italiano ad essere selezionato ed ammesso alla finale assieme ad altri 41 musei europei. Ha vinto anche premi prestigiosi quali il Premio Federculture Cultura di Gestione 2013, il Premio Luigi Micheletti e risulta infine tra i finalisti dell’European Museum Forum.Ma è la ricaduta scientifica sulla comunità che va valutata: la didattica ha già mobilitato più di 450.000 tra studenti e docenti. L’ottima performance del 2014, ha fruttato al MUSE l’ottavo posto nella graduatoria annuale dei musei stilata dal Giornale dell’Arte, un risultato che colloca il museo (che notoriamente non si occupa d'arte, ma ha saputo portare 'anche' l'arte al cospetto della scienza), fra le grandi istituzioni culturali italiane come gli Uffizi a Firenze, Palazzo Pitti e Castel Sant’Angelo.


< l'immagine scelta per celebrare
i due anni del Muse: un bambino
che cresce, sperimenta e sogna



Il risvolto economico di un afflusso così rilevante e continuo è stato documentato da uno studio in continuo aggiornamento.  L’impatto economico generato dal museo dall’apertura ammonta complessivamente a € 50.700.000,00 e genera posti di lavoro e forniture di servizi in appalto, genera anche entrate fiscali: si calcola in almeno € 7.900.000, l'impatto fiscale versato da dipendenti e collaboratori, aziende trentine e servizi in concessione. Poichè il finanziamento provinciale a favore del Muse nel 2014 è stato di € 6.509.000 si deduce che la Provincia stessa ha già recuperato quanto stanziato. In altri termini: il finanziamento del Muse da parte della Provincia è un investimento in attivo. Si calcola in 32 milioni di euro l'indotto sul sistema economico provinciale, vale a dire le entrate nel sistema generate dai consumi indotti (importati in Provincia) dai visitatori del MUSE. Michele Lanzinger  guida il MUSE dal '92 e tiene molto a sottolinearne storia e tradizione,

Direttore, avete una straordinaria dotazione per la ricerca, su cosa investirete?
Da qualche anno la nostra tradizione di ricercatori si è fortemente rafforzata nel campo della biodiversità, dell'idrobiologia, lavoriamo sugli antichi insediamenti umani così come ci occupiamo di geologia e stratigrafia, lavoriamo in botanica. C'è un progetto molto importante, il Nastec, che proseguirà. Vogliamo creare una banca dei semi selezionati e delle specie erbacee con le tecniche di riproduzione per salvaguardare le specie tipiche e caratteristiche in ambito alpino ai fini della qualificazione ed il ripristino ambientale. Poi molto importante per noi approfondire gli studi sui cambiamenti climatici, lo stiamo facendo ormai da molto tempo.

Il tutto con personale interno?
Certamente. Tra l'altro i nostri ricerrcatori hanno l'obbligo di dimostrare la qualità del loro lavoro con pubblicazioni scientifiche, partecipano a convegni internazionali e questa conoscenza di prima mano ci permette di fare didattica e formazione. I ricercatori sono i consulenti dei nostri educatori e delle guide cioè di coloro che poi "comunicano" la scienza al visitatore. Senza ricerca scientifica questo museo perderebbe senso perciò con i fondi stanziati che peraltro confermano la dotazione finanziaria  che ci è sempre stata riconosciuta, proseguiremo nel lavoro. Il Muse gestisce tra l'altro l'area di documentazione geologica che ci è stata affidata dalla Fondazione Dolomiti Unesco.

E come costi cosa significa oggi il MUSE rispetto alla sua prima vita di Museo Tridentino di Scienze Naturali?
Guardi, posso dirle in assoluta tranquillità che non c'è uno scarto rilevante tra quello che costavamo prima e adesso. In proporzione costiamo quello che abbiamo dichiarato di costare nel 2003. Certo, il differenziale è dato dal maggior numero di personale distribuito nelle sale, ma il territorio in termini complessivi ne ricava molto di più e posso dire che ci ha solo guadagnato: in crescita occupazionale, entrate da ticket, indotto economico. Se poi si considera che Muse significa un network di 9 musei disseminati sul territorio, si capisce la mole gestionale in capo a questo museo.

Immagino lei sia contento di vedere le code e le attese per un parcheggio...
A dire il vero a volte mi sento più che altro imbarazzato. Certo fa piacere che il museo sia percepito dai turisti come il complemento alla propria vacanza, mi piace che sia vissuto come esperienza divertente dalle famiglie, oppure occasione di studio da parte delle molte scolaresche. Spiace tuttavia delle lunghe ore di coda.  Mi piace che persino gli anziani vengano a visitarci perché vuol dire che si è sviluppata una significativa attrattiva inter-generazionale, ma allo stesso tempo ci riteniamo un museo per i trentini, un museo “civico”, nel quale la comunità si riflette. Vogliamo quindi continuare ad essere anche un centro culturale di interesse locale ,vengono da qui le recenti scelte di realizzare mostre che attingono dalla creatività e dalla vivacità culturale del Trentino.

Direttore, a suo avviso c'è ancora qualcosa che non è stato detto di questo museo celebrato dai media e premiato dal pubblico?
Sì, spesso si sosta soprattutto sulla qualità dello spazio espositivo, che nel nostro caso appare ovviamente prevalente all'occhio esterno grazie al lavoro di Renzo Piano. Ma i musei scientifici, in realtà, non sono solo spazi espositivi, sono anche importanti luoghi di ricerca. Mentre il museo artistico storicizza, conserva e "mostra", musei come il nostro si basano  soprattutto sui progetti e sulla capacità di ricerca che sanno esprimere. Questo museo è sempre stato un luogo di riferimento per la società sia austriaca, prima della Grande Guerra,  sia successivamente italiana, per individuare strumenti utili anche alla gestione naturalistica del territorio. Lo ha poi potuto fare ancora meglio con l'Autonomia, accrescendo la sua dotazione di ricercatori, interpretando la necessità di dotarsi di strumenti di conoscenza e ricerca per la tutela e la protezione del suo territorio.
(C.Perer)
ultimo aggiornamento pagina: giugno 2015


 


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