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Schettino, marinaio senza onore

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Sedici anni e 1 mese

di Massimo Occello -  La Corte di Appello di Firenze ha confermato la  condanna di Schettino  a 16 anni di carcere per il naufragio della nave Costa Concordia avvenuto il 13 gennaio del 2012 all’Isola del Giglio, che provocò la morte di 32 persone. Il Pubblico Ministero aveva chiesto 27 anni. La gente del Web avrebbe voluto l'ergastolo. La gente di mare lo ha da tempo mandato all'inferno.

Sono ligure, appartengo a una famiglia di marinai e con il latte ho bevuto le regole del mare. La prima è l'onore del capitano, che abbandona la nave per ultimo o s'inabissa con la sua barca. E' una regola scritta nei cuori, che da sempre si tramanda da padre (e madre) in figlio. Insieme all'imperativo di prestare soccorso e salvare le vite umane: anche quelle dei nemici in guerra. Regole uguali sotto tutte le stelle di ambedue gli emisferi, ovunque ci sia un marinaio.

Non voglio entrare nelle polemiche che hanno accompagnato il processo penale nei due gradi di giudizio o nei ragionamenti della difesa e dell' accusa; nè intendo valutare il pregio dei loro argomenti. La giustizia farà il suo corso, proseguendo in Cassazione, e quello sarà il giudizio definitivo della legge. E nemmeno mi interessano più di tanto le opinioni che hanno riempito i giornali in questo tempo lungo. E tantomeno la curiosità morbosa o i pettegolezzi che hanno circondato il caso.

A me basta ricordare le immagini trasmesse dalla televisione 4 anni fa, i suoni della radio e le cronache di quelle ore. Sovrastano tutto le grida di Gregorio De Falco, il capitano di fregata della Capitaneria di porto di Livorno che urla al telefono "vada a bordo cazzo!" ..."lei ha abbandonato la nave! "..."vada su da prua e coordini i soccorsi". E Schettino che tergiversa e fa di tutto per non eseguire l'ordine. E accampa scuse. Un marinaio senza regole nel sangue. Un comandante senza onore. Un atteggiamento miserevole, confuso, vigliacco.

Io in tutta la vita non ho mai pensato che potesse esistere un marinaio italiano così. Da allora so che è possibile. E mi vergogno di lui. E chiedo perdono al suo posto -per lui che non lo fa pubblicamente- a tutti quelli che invece hanno fatto il loro dovere e non sono tornati e dormono sul fondo del mare il sonno dei giusti. Esiste da qualche parte una giustizia che non è degli uomini nè della legge. Dante metterebbe Schettino in fondo all'inferno, nella ghiaccia di Cocito, tra i traditori della Patria. Per il danno che ha fatto all'Italia e a chi si fidava di lui. E io amo Dante, perchè non ha ipocrisia e chiama le cose con il loro nome.

Forse è il caso di risvegliarci e raddrizzare la schiena. Questa di Schettino è una grande lezione e anche l'occasione per ritrovare tutti l'etica e la responsabilità dei nostri comportamenti.
www.giornalesentire.it - 31 maggio 2016
 

 






 

> L'animazione del raddrizzamento (Ansa Centimetri)

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