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Dal Cermis a Lo Porto passando per Amanda Knox

Dal Cermis a Lo Porto passando per Amanda KnoxAmanda-Knox.jpgLo_Porto_ucciso_da_un_drone.jpg
di Gloria Canestrini

Vi ricordate il Cermis?
Nessuno di certo ha dimenticato quella tormentata località sciistica vicino a Cavalese dove, per incuria e poi per gioco (si,proprio così: i piloti americani autori della strage del 1998 volevano “divertrsi e “filmare da vicino il panorama”) si sono verificati i tragici incidenti noti alle cronache.
Ciò che si ricorda meno sono i processi. In particolare, il secondo processo, quello a carico del capitano Richard J.Ashby e del suo navigatore, che per consentire il “divertimento” di cui sopra, avevano volato a quota troppo bassa, tranciando così il cavo della funivia del Cermis, in Val di Fiemme, e provocando la caduta della cabina e la morte di tutti i venti occupanti.
Ho ripensato a quel processo perché,recentemente, un altro processo ha occupato le cronache italiane, e non solo. Quello per l’assassinio della studentessa Meredith Kercher, a Perugia: le dichiarazioni dell’imputata di nazionalità statunitense hanno destato ancora scalpore.
In buona sostanza, l’imputata Knox, nel sottrarsi di fatto, grazie al rilascio, al processo in Cassazione poi celebrato in Italia (come nei precedenti gradi di giudizio,  secondo il principio di competenza territoriale del “forum commissi delicti”, ossia del foro ove il crimine ha avuto luogo) ha fatto presente che la procedura penale americana contempla un solo grado di giudizio e che quindi, per lei, cittadina USA, non poteva essere contemplato un altro grado, un altro processo in sede di impugnazione.
Immediata, per me come per molti altri, l’associazione di idee con il processo per la strage del Cermis.
Come non pensare, infatti, all’escamotage ben congegnato con cui i giovani ufficiali ai comandi dell’aereo Prowler EA-6B vennero, di fatto, sottratti alla giustizia italiana, territorialmente competente, per venir poi sottoposti ad un processo-farsa in america? Subito assolti dalle accuse di omicidio preterintenzionale e omicidio colposo (capi di imputazione già blandi di per sé, assimilabili alla semplice negligenza) furono riconosciuti colpevoli solo di “ostruzione alla giustizia” per aver distrutto il nastro video registrato dall’aereo. Quel nastro che, insieme all’altimetro (manomesso) noi avvocati di parte civile ( io per il Codacons)  andammo inutilmente a cercare insieme al procuratore di Trento in sede di incidente probatorio nella base di Aviano. Ricordo che ci arrampicammo sul quel Prowler con l’immediata sensazione che già qualcuno avesse provveduto a “bonificare” la scena. La guerra dei Balcani era alle porte, la base di Aviano sarebbe diventata il ponte aereo più importante per  gli americani: a chi poteva importare di diciannove turisti e di un manovratore di funivia massacrati sulle rocce?
Una curiosa analogia con il processo Kercher: l’imputata Knox è stata, alla fine, assolta per il delitto, ma non per il reato di calunnia ai danni di un suo conoscente “messo in mezzo” per depistare le indagini e da lei accusato ingiustamente.
Le analogie, nella fattispecie, si fermano qui.  Ma  rimane lo spunto per una riflessione sulla necessità di una politica  estera più autonoma del nostro paese verso gli Stati Uniti. Qualcuno l’ha invocata anche alla luce delle “reticenze” di Obama e Renzi circa l’uccisione –via drone- del cooperante italiano Lo Porto.
 Molta di questa materia è giuridicamente regolata da convenzioni risalenti agli anni’50: non sarebbe il caso di rivederle, aggiornandole? Nel rispetto dovuto ai territori della nostra magnifica Italia, dell’incolumità dei turisti stranieri che vengono ad ammirarla  e delle popolazioni che da sempre li abitano.


27 aprile 2015

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