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Persone e idee

Dalai Lama compie 80 anni

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gli succederà una donna?

6 luglio 2015 - Il  tempio di Dharamsala in India è in festa: Tenzin Gyatso compie 80 anni. Tre giorni di festa celebrano quello che nel mondo è a tutti noto come il Dalai Lama.

Tempo fa parlando con i giornalisti durante una visita in Australia il Dalai Lama, capo spirituale in esilio dei tibetani, non ha escluso che una donna possa succedergli, sottolineando che il mondo é "in crisi morale" e ha bisogno di "compassione".


"Oceano di Saggezza"  non ha paura delle donne. Il XIV Dalai Lama parla da sempre di un tema che ci riguarda tutti: la felicità. Un tema che si interseca “anche” con la spiritualità ma non necessariamente deriva dalle religioni. Uno stato che semmai viene dalle nostre capacità mentali.

"Che la mente si possa addestrare è comprovato dalla scienza, non una affermazione filosofica. Tutti abbiamo dentro questa potenzialità, ma dobbiamo imparare a praticarla per noi e per gli altri." ha detto, ricordando come la felicità sia il tema per eccellenza, che riguarda ogni uomo del Pianeta.

"I 7 miliardi di uomini e donne che sono nel mondo si sforzano di essere felici, risolvendo problemi che essi stessi hanno creato. Ognuno di noi ritiene di avere il metodo migliore per raggiungere la felicità e rimuovere gli ostacoli, quando invece la causa dell'infelicità è stata generata da noi" aveva detto a Trento dove ha insistito sulla potenzialità di ciascuno.

Serve ovviamente un cambiamento epocale visto che veniamo da un secolo, il XX, che è stato dominato dai conflitti. "Ma le guerre non hanno risolto i problemi. Questo deve essere il secolo del dialogo" ha detto ricordando che oggi le sfide sono più ardue per questioni ambientali (riscaldamento globale) e sociali con le tensioni tra i popoli che determinano flussi migratori e scatenano la questione dell'integrazione dell'altro, questione cruciale per la felicità che viene proprio (lo ha detto poco dopo) dal dedicarsi agli altri.

Serve educazione, serve la capacità di raggiungere quello stato adulto che si consegue solo controllando le passioni cattive, quelle che nuocciono alla nostra anima. Ma la felicità non è poi così difficile: sta nel donarsi. "La mia felicità è la tua felicità" aveva affermato due anni fa a Trento il Dalai Lama in occasione della sua ultima visita.

La felicità è uno stato che nasce dalla relazione fra ciascun essere umano e tutti gli altri aveva detto il premio Nobel per la pace 1989 che in quell'occasione ha posto l'accento sull'educazione tesa alla creazione di una nuova "etica umana", un sistema di valori che tenga conto del buon senso comune e dell'esperienza ma anche delle scoperte scientifiche e che aiuti a superare la visione materialista dominante.

La sorgente della felicità, quindi, è il buon cuore, e per coltivarla bisogna aprirsi innanzitutto agli altri e avere cura di loro, "o quantomeno non nuocere loro." Ma il primo passo è mettersi in ascolto, relazionarsi. Secondo il concetto buddista di interdipendenza ogni cosa va vista in relazione ad un'altra. La nostra felicità influenza il nostro prossimo. "Il passato non si può cambiare ma possiamo costruire il futuro. Lo faranno i giovani: i quindicenni devono impegnarsi ora. Dobbiamo usare i conflitti come un'opportunità per generare nuove idee, nuove soluzioni. E' una grande opportunità e una responsabilità immensa che chiede forte determinazione e saggezza. E io vi guarderò, anche se sarò morto" .

A Trento, la gente voleva conoscere il segreto della sua calma e serenità. La ricetta sembra semplice. "Uso la mia razionalità: analizzo i problemi e sono realista. Il mio metodo viene da un santo buddista: dice che quando affronti delle tragedie, devi analizzarle e se possono essere cambiate non devi disperarti, perché la situazione può migliorare. Se invece non possono essere cambiate è inutile tormentarsi perché non serve comunque a nulla. Quindi anch'io ho reazioni negative ma non le trattengo dentro di me e non lascio che intacchino la mia essenza interiore."

Sulla possibilità di addestrare la mente ha ricordato le acquisizioni scientifiche. "E' provato che gli stati mentali positivi dell'amore e della compassione determinano la felicità in chi li prova e si riflettono anche all'esterno, sugli altri". Quanto all'Uomo materialista del XXI secolo ha ricordato il valore dell'educazione, la necessità di principi morali per un nuovo stile di vita.

"Purtroppo i principi morali non sono sostenuti adeguatamente, perciò cadono. Vincono la sete di fama e ricchezza. Serve invece buon cuore e compassione che però non sono basati sulla religione e vanno trasmessi in altro modo: fin dalla famiglia". Il Dalai Lama ha sottolineato che l'azione politica deve andare sempre di pari passo con la capacità di resistere alla tentazione della violenza, anche sotto l'oppressione, con modi fermi ma sempre pacifici.
"Chi sostiene il Tibet - ha aggiunto - non sostiene solo i tibetani, sostiene la causa della giustizia".


> nelle foto il Dalai Lama a Trento e Bolzano

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