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Arte e cultura

L'irripetibile incontro tra le Dame del Pollaiolo

L'irripetibile incontro tra le Dame del PollaioloPollaiolo_-_Ritratto_femminile_Firenze_Galleria_Uffizi.jpgPollaiolo_-_Ritratto_femminile_Berlino_Gemaldegalerie.jpgPollaiolo_-_Ritratto_femminile_Milano_Poldi_Pezzoli.jpgPollaiolo_-_Ritratto_femminile_New_York_Metropolitan_Museum.jpg
di Daniela Ferrari

Un gioiello unico racchiuso in uno scrigno prezioso: ecco come definire la mostra Le dame dei Pollaiolo. Una bottega fiorentina del Rinascimento aperta dal 7 novembre 2014 al 16 febbraio 2015 al Museo Poldi Pezzoli.

Negli straordinari ambienti della casa-museo milanese di via Manzoni, che custodisce la collezione creata nella seconda metà dell’Ottocento da Gian Giacomo Poldi Pezzoli, è a disposizione del pubblico una mostra ineguagliabile, che vede messe a confronto le quattro dame riferibili ad Antonio e Piero del Pollaiolo, riunite per la prima volta nella loro storia (e forse anche per l’ultima).

L’opera che ha dato l’avvio a questo progetto è il Ritratto di giovane donna del museo milanese, fra i maggiori capolavori della ritrattistica della seconda metà del Quattrocento, che fu acquistato dal fondatore del Museo Poldi Pezzoli entro il 1875, divenendo presto l’icona della collezione.

Lo studioso Giovanni Battista Cavalcaselle, a cui dobbiamo le notizie sulla provenienza del dipinto dalla raccolta Borromeo, descrisse fra i primi il dipinto su tavola, delineando con precisione la figura della donna “vestita signorilmente con perle intrecciate fra i capelli raccolti attorno alla testa, e con catenella ornata di un gioiello al collo. Il farsetto è verde, e la manica della sottoveste è rossa tessuta a fiorami. Stacca sul fondo verde, ed è di poco inferiore alla grandezza naturale”.

Gli altri tre ritratti femminili visti di profilo, altrettanto famosi, hanno raggiunto il celeberrimo dipinto milanese, provenendo dalla Galleria degli Uffizi di Firenze, dalla Gemäldegalerie di Berlino e dal Metropolitan Museum of Art di New York.

Queste tavole, di destinazione privata, che probabilmente appartenevano al genere del “ritratto nuziale”, ci consentono di conoscere particolari importanti della società tra la fine del Medioevo e il Rinascimento.

L’accuratezza e la precisione con cui sono rappresentate le vesti, i tessuti, e i gioielli, riprodotti con esemplare fedeltà, ci proiettano nel vivo della vita femminile dell’epoca, permettendoci di immaginare quel mondo lontano, ricco di oggetti la cui bellezza era il frutto di un’attenta cura dei particolari, dovuta anche a un artigianato e a un’oreficeria di altissima qualità che è mirabilmente reso percepibile attraverso le opere esposte a corredo dei quattro ritratti.

Sono volte a delineare la pregiata produzione artistica della bottega dei Pollaiolo: capolavori, tra cui disegni, sculture bronzee e in terracotta, oreficerie e altre opere preziose, come il sorprendente crocifisso in legno di sughero, provenienti dal Museo del Louvre di Parigi, dalla National Gallery di Londra, dal Museo Nazionale del Bargello, dal Museo Stefano Bardini e dal Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze.

Curata da Andrea di Lorenzo, Aldo Galli e dal Direttore del Museo Poldi Pezzoli, Annalisa Zanni, la mostra è il frutto di anni di studio e preparazione che, a partire dal 2010, ha impegnato non solo gli studiosi che l’hanno ideata, ma anche un complesso team di ricercatori, curatori, restauratori e naturalmente di direttori delle istituzioni coinvolte nella concessione di prestiti delicati.

Fondamentali per riscrivere la storia della bottega dei Pollaiolo sono stati i risultati derivanti dalle analisi condotte sulle opere durante le ricerche preparatorie alla mostra, realizzate in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure e Laboratori di Restauro di Firenze.

Come ha sottolineato all'inaugurazione Aldo Galli, professore di Storia dell’arte moderna dell’Università degli Studi di Trento, attraverso questo progetto si è potuto chiarire meglio l’identità dei fratelli Antonio (Firenze 1431/1432 - Roma 1498) e Piero di Jacopo Benci (1441/1442 - ante 1496) detti del Pollaiolo in virtù dell’attività paterna, e distinguere così con maggior precisione le due mani.

Si è potuto “smentire” Giorgio Vasari che, nelle sue Vite (1550), ci aveva consegnato un ritratto dei due fratelli Antonio e Piero del Pollaiolo poco rispondente alla verità, influenzando finora la storia dell’arte. Secondo Vasari, il grande pittore e scultore era Antonio, lasciando a Piero il ruolo di semplice collaboratore del fratello maggiore.

Dallo studio dei documenti d’archivio è però emersa un’altra verità: Antonio, certamente il genio creativo dei due, dipinse pochissimo, concentrandosi sulla scultura e sull’oreficeria. Esemplare è la croce d’argento del Battistero di Firenze, alta quasi due metri, concessa in prestito dal Museo dell’Opera del Duomo.

Piero fu invece il vero pittore, al quale questa mostra restituisce un’identità artistica precisa, attribuendogli anche la paternità della nota tavoletta, da sempre attribuita ad Antonio, raffigurante la ninfa Dafne trasformata in albero d’alloro per sfuggire all’amore di Apollo, proveniente dalla National Gallery di Londra.

Un’esposizione di cui la città di Milano può davvero essere orgogliosa, come afferma altrettanto orgogliosamente Annalisa Zanni. La mostra Le dame dei Pollaiolo. Una bottega fiorentina del Rinascimento riesce a coniugare delle qualità non sempre riscontrabili nelle mostre d’arte: la visionarietà dell’idea, l’intelligenza del progetto, la ricerca, la produzione di nuovi studi e, soprattutto, la bellezza.

Milano, 7 novembre 2014
riproduzione riservata






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