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Renato Rizzi, ''Ecco il mio teatro di Danzica: ha le ali''

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di Corona Perer

19 settembre 2014 - Una data che resterà scritta negli annali di Danzica (Polonia): è stato inaugurato il primo teatro al mondo con tetto apribile. E' il Teatro Shakespeariano realizzato dall'architetto italiano Renato Rizzi. Ha richiesto 10 anni di lavori: il concorso internazionale vinto dal professionista trentino, era stato indetto nel 2004.

Un progetto che l'architetto Rizzi ha portato avanti con  lo studio associato Proteco, ingaggiando una sfida con le leggi della dinamica e della fisica, animato da un pensiero filosofico che è sempre stato il primo motore del suo agire architettonico. Rizzi ama cementare i mattoni con parole cruciali come “senso” e “mito”. E qui si trattava di agire su un teatro elisabettiano di tipica concezione shakespeariana.

Non a caso è stato inaugurato alla presenza del Principe Carlo d'Inghilterra e del premier polacco Tusk. La meraviglia di questo teatro è da tempo all'attenzione della stampa internazionale in  Inghilterra, Polonia, Germania, conquistata dal primo battesimo dello scorso 23 aprile 2014, quando il tetto è stato aperto durante uno spettacolo di forte valenza simbolica e in una data non casuale.

Infatti William Shakespeare (1564-1616) nacque e morì nello stesso giorno: il 23 aprile. Sotto gli occhi emozionati dei polacchi e degli attori si commemorava quindi il genio inglese e si aprivano per la prima volta sul cielo di Danzica le ali del tetto del  teatro a lui dedicato. Un lungo corteo rituale sugli spalti omaggiava il vero «protagonista» (il teatro) mentre il pubblico dal basso, osservando le sagome danzanti delle maschere quasi spinte dal vento, veniva a  trovarsi al cospetto degli spettri della mente di Amleto. Dal tetto sarebbe uscito un pallone aerostatico, una sorta di luna sorgente, emblema di un mondo nuovo che stava per avvenire. Un'immagine abitava il suo interno:  un feto. Di fatto era una nascita, un parto.

“Una folla di oltre tremila persone gremiva le tribune. I muri di mattoni neri, ancora più evanescenti dal buio, erano un immenso sipario incantato e spalancato nella notte – racconta Rizzi - l'effetto immaginazione veniva dalle cose che mutavano i loro ruoli abituali: l'edificio era il vero protagonista, lo spettacolo era in realtà un rito in cui l'offerta sostituiva il sacrificio. Purtroppo soffiavano da nord venti boreali ad oltre 20 nodi e persistenti. Sapevamo fin dall'inizio che il copione poteva saltare: il grande pallone dal diametro di 12 metri rimase infatti nel ventre del teatro e fu possibile aprire solo le ali dopo la danza delle maschere”.

Lo spettacolo, benchè parzialmente condizionato dal vento, ha però conquistato la critica. Ne hanno scritto i principali quotidiani europei.

“Il tetto apribile ha certamente una motivazione tipologica che appartiene alla storia del teatro elisabettiano del XVII sec. Erano strutture prevalentemente a corte aperta, come il Globe, illuminati dalla luce naturale. Il problema da risolvere non riguardava tanto la realizzazione pratica di un tetto apribile: una soluzione a piani scorrevoli, per esempio, era senz'altro più economica da finanziare e più facile da realizzare. Ma volevo rendere quel senso di ritualità che risiede nel movimento dell'apertura. Aprire le falde di un tetto, come due ali incernierate su muri maestri che si innalzano sull'edificio, raddoppiandone l'altezza, ha ripercussioni sull'intera impostazione formale del teatro. Questo tipo di apertura avrebbe influenzato definitivamente il carattere complessivo dell'edificio” spiega Rizzi che evidenzia la metafisica dei luoghi: pur fisici, sono anche la densificazione dei valori e degli ideali di un popolo, decantati in un processo storico.

Così le ali, come due gigantesche vele, sono state concepite come una sorta di diga sul tetto che svuota e smaterializza la costruzione trasformando il teatro in una corte aperta.
“Soprattutto generano un vortice per l'immaginazione. E' proprio da lì che si rigenera il soffio potente della storia e della coscienza del popolo polacco. Da quella cavità sgorgano le folate del vento nordico. C'è infatti l'urlo di Oscar, il personaggio principale nel romanzo «Il tamburo di latta» dello scrittore Gunter Grass, premio Nobel della letteratura nel 1999, che frantuma i vetri delle finestre e anticipa di vent'anni le urla degli operai dei cantieri navali Lenin a Danzica. Quelle grida si ripetono come un eco incessante contro ogni sopruso e violenza del potere come della convenzioni sociali. Di ieri e di oggi. Sono così forti da frantumare nel 1989 l'intera cortina di ferro per ridisegnare i confini geopolitici dell'Europa centrale. Il leader di Solidarnosc, Lech Walensa, con l'aiuto - non tanto sotterraneo - di Papa Karol Wojtyla con la  sua volontà di acciaio conquisterà il Nobel per la Pace nel 1983. La costruzione del nuovo teatro di Danzica come poteva ignorare queste potenze ideali e metafisiche espresse dallo spirito polacco? Non potevo  ignorare nemmeno l'insegnamento e l'opera di un altro grande uomo e regista, Jerzy Grotowski, che pensava al teatro come cerimonia rituale e parlava di «santità» dello spazio scenico”.

L'architetto-filosofo, uno dei pochi ad aver fatto tesoro anche della lezione rosminiana che vede nel paesaggio una dimensione divina, ha quindi lavorato sui concetti di «simbolo» e di «sacro» che anche a Danzica hanno forte valenza.

Il movimento di apertura delle ali, queste braccia metalliche che si protendono in alto verso il cielo e che spingono la mente anche ai film «L'uomo di marmo» e «L'uomo di ferro» del regista polacco Andrzej Wajda, Oscar alla carriera nel 2000 (lavori guarda caso dedicati al movimento sindacale di Danzica), non sono altro che un gesto di ringraziamento, di gratitudine nei confronti di quello spirito polacco e di quegli ideali che han segnato il XX secolo.

E l'architetto i cui progetti hanno avuto frequente rilievo internazionale (il teatro di Danzica è stato esposto alla Biennale Architettura 2014) conclude orgoglioso con un auspicio: “Il teatro, con la cerimonia rituale dell'apertura delle ali rinnova e perpetua la liturgia della devozione: alla città di Danzica, e alle sofferenze di un popolo che sono alla base dei valori e della nostra dignità umana”.
(18 settembre 2014 -riproduzione vietata)

 


La scheda
- Concorso internazionale 2004.
- Inizio lavori marzo 2011.
- 23 aprile 2014 inaugurazione e collaudo delle ali
- 19 settembre 2014
fine lavori e inaugurazione







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