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Scatti d'autore

Dario Coletti, confessioni di fotografo

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di Corona Perer

"Il mio nome è Dario, romano, classe 1959. Ho imparato con l’esperienza che non si ha patria, che non si ha tempo". E' un passo del libro autobiografico di Dario Coletti fotografo documentarista e vicedirettore dell’Istituto Superiore di Fotografia di Roma dove coordina il master annuale di fotogiornalismo. Tra citazioni di Pasolini e Vittorini, passando per versi di De Andrè, ed echi letterari tra i quali Pavese e il Moby Dick di Melville, da Dino Buzzati a Edgar Allan Poe, Coletti incastona ne "Il fotografo e lo sciamano" (ed Postcart), le proprie riflessioni personali sul far fotografia, tra cronaca e narrazione.  

Ci sono soprattutto spunti biografici "… ma più di tutto avrei amato diventare un mago. Questa era la mia più intima e sentita inclinazione..." scriveva  Hermann Hesse ne L’infanzia del mago. Coletti confessa qualcosa che ha molto a che fare con la fotografia.
"Da piccolo volevo essere un mago e inventavo incantesimi per vincere i nemici più grandi di me, oppure per diventare invisibile, impercettibile al resto del mondo. Era un gioco di bimbo nella casa dei nonni paterni, dove ho vissuto i primi anni della mia vita. Il nonno mi ha appassionato alla storia". E cosa è la fotografia se non la magia dell'istante fermato e della narrazione storica che si cristall...


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