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Persone e idee

Kaushik Basu il pianeta ha bisogno di democrazia

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Utopie

Kaushik Basu, vicepresidente  della Banca Mondiale è professore di finanza alla Booth School of Business dell'Università di Chicago. A suo dire ''è arrivato il momento di cominciare a parlare di democrazia globale e di una governance economica in cui esiste una valuta unica''.

L'economista indiano lo sostiene per contrastare un' economia che vede nel libero mercato e nella competizione individuale, uno degli elementi di sviluppo della società.
Basu sostiene  il principio del mercato che si auto regolamenta. 'Lo si può vedere in Cina e in India, dove anche in seguito a una crescita economica, le diseguaglianze sociali non sono sparite. Il punto è che la discriminazione sociale avviene alla nascita.  "A una persona nata in uno slum - afferma Basu - non si può dire che se vuole, ce la può fare ad evolversi socialmente".

Ma se in Europa non siamo riusciti a pensare a una governance, se la Bundesbank è criticata, perché gli Stati membri non hanno potuto votarla, come possiamo pensare a una governance economica mondiale?

''La democrazia globale e la governance mondiale in cui può esserci una valuta unica, non è solo utopia, ma necessità" conclude Kaushik Basu. "Questi concetti non possono essere liquidati così, altrimenti anche quando si parlò di far votare le donne o gruppi razziali, non sarebbe stato possibile farli diventare realtà. Ora è il momento giusto per tirare fuori questo tipo di discussioni e di esperimenti''.

Nel momento in cui l'America si trova al bivio tra Trump e Hillary, davvero una bella domanda.
www.giornalesentire.it - 8 novembre 2016


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Kaushik Basu e l'utopia possibile
 

Al Festival dell’Economia di Trento 2016 aveva portato l'utopia possibile: "una certa quota degli utili e dei profitti dovrebbe essere data alle persone più povere, che perdono il lavoro a causa delle tecnologie, come una sorta di reddito universale".
L’economista Kaushik Basu, Vice-Presidente della Banca Mondiale afferma che in passato ci siamo fidati troppo della cosiddetta “mano invisibile” dell’economia. "In realtà i meccanismi di mercato funzionano bene, ma c'è bisogno dell’intervento stato e della società civile, altrimenti le disuguaglianze aumenteranno, perché le nuove tecnologie stanno riducendo i fabbisogno di manodopera. Dobbiamo ristrutturare la struttura dell’economia mondiale".


< La foto: GURCAN OZTURK /AFP /Getty Images



Kaushik Basu ha criticato il pensiero economico dominante, che si perde dietro teorie astruse e non riesce poi a spiegare perché alcune economie prosperano e altre no e quale potrebbe essere la natura e il ruolo dell’intervento pubblico. Venendo ai problemi dell’Europa, Basu ha auspicato che venga rivisto il trattato di Lisbona, perché così come è adesso "non aiuta a costruire un'unione monetaria europea basata sul principio di responsabilità solidale. In passato tutti questi paesi che si erano uniti nell'unione monetaria si prestavano denaro senza capire che prestare soldi alla Spagna e al Portogallo non è lo stesso che prestarli alla Francia. Oggi – ha detto Basu – paghiamo ancora il prezzo di quell'errore, perché non capimmo i rischi dell'operazione".


< Kaushik Basu al festival Economia di Trento


Tutto questo ha a che fare con le questioni del nostro tempo: le migrazioni sono il fenomeno che più incide nei rapporti istituzionali, dentro lo scenario di un'economia globale e tuttavia non sono solo una questione contemporanea.

La storia umana ne è ricchissima, a partire dalle origini: per motivi economici ma anche per conflitti religiosi o culturali. A partire dal 1492, anno che noi ricordiamo come quello della scoperta dell'America, ma è stato anche l'anno che ha visto l'avvio dell'espulsione sistematica dalla Spagna degli ebrei; destino che, nei secoli a venire, avrebbero condiviso anche i musulmani.
In un' Europa generalmente chiusa rispetto alle culture diverse ci furono però anche storie di integrazioni riuscite, attraverso successi personali e collettivi. A Ferrara, la presenza della comunità ebrea si tradusse nello sviluppo di una imprenditoria mercantile e agricola che lasciò eredità importanti anche nell'ambito culturale.

Lo stesso accade in altre epoche ad Anversa. A fare la differenza è stato quel quid di umanità che manca oggi in gran parte delle democrazie, ovvero negli uomini che la compongono. Finchè non si torna ad essere solidali e a concepire il destino di ognuno come la meta di tutti sarà difficile parlare di svolta, anche economica.

www.giornalesentire.it - giugno 2016

 

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