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Arte e cultura

''Il demone della modernitā''

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L'alba del secolo breve
"Il demone della modernità. Pittori visionari all'alba del secolo breve" è stata promossa ed organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo con il Comune di Rovigo e l'Accademia dei Concordi.
Una mostra insolita e forse unica, e non solo per l'Italia. Un viaggio pregnante, forte, carico di emozioni che accompagnerà nelle profondità più oscure dell'inconscio facendo al contempo ascendere alle terse luminosità dello spirito.
 

A cura di Giandomenico Romanelli è l'occasione per vedere a Palazzo Roverella di Rovigo, ad artisti di notevole livello e suggestione, le cui opere approdano per la prima volta in Italia. Tra questi Franz Von Stuck, Leo Putz, Odillon Redon, Paul Klee, M. Kostantinas Ciurlionis, Max Klinger, Felicien Rops, Oskar Zwintscher, Sascha Schneider, Mirko Racki, Vlaho Bukovac, Ivan Mestrovic, Marc Chagall, Gustav Moreau, Hans Unger, K. Wilhelm Diefenbach, accanto ad italiani tra cui Mario De Maria, Guido Cadorin, Bortolo Sacchi, Alberto Martini.


< foto: Schneider, Triumph der Finsternism


 

Ciascun quadro è inserito all'interno del percorso espositivo in base ad una precisa logica, a documentare un pensiero del curatore, una pagina della storia dell'arte, ma ancora di più della storia sociale, politica, economica dell'Europa di inizio Ottocento, e l'irrompere nel Continente di idee nuove, rivoluzionarie pur senza aver bisogno di utilizzare il fucile, almeno sino al momento di rottura rappresentato dallo strappo della Grande Guerra con le conseguenze che conosciamo.
 
A irrompere sulla scena europea e mondiale è una modernità particolare, popolata da angeli e demoni, tra inquieto e ineffabile, tra conscio ed inconscio, tra prefigurazioni di morte e destini di luce.
 
Assieme ad alcune irrinunciabili icone dell'universo simbolista, sono presentate opere che uniscono la suggestione del simbolo e la libertà visionaria e utopistica dell'ideale, facendo compiere al visitatore un percorso teso tra scoperte di un'arte esclusiva e misteriosa e la rappresentazione drammatica e cruda, talvolta sommessa, della follia della guerra.
 
Spiega Romanelli che con la rivoluzione della modernità irrompe un genere inquieto e tempestoso, prefiguratore di morte e vitalismo al tempo stesso.

"Una modernità dove i linguaggi dell'arte si rinnovano tumultuosamente, infrangono gli schemi rigidi di ogni classicità, le tradizionali connessioni e relazioni spazio-temporali, introducono il movimento, le sonorità estreme, le contaminazioni tra i generi" aggiunge  Romanelli.

"Non si tratta di una narrazione sistematica: attorno a impareggiabili figure del mondo nuovo, ad angeli di un destino di luce e alle tenebre gelide e sulfuree che circondano il maledetto e il reietto, le nuove forme dell'arte spalancano orizzonti insospettati e fanno esplodere sopra le macerie del passato la potenza incontenibile e pur ambigua del moderno".
 


IL DEMONE DELLA MODERNITÀ.
Pittori visionari all'alba del secolo breve
Rovigo, Palazzo Roverella,
febbraio - giugno 2015

 

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