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Ambiente

Datemi un tappo, che vi depuro l'acqua

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Tappi di plastica green

Utilizzare banalissimi tappi di plastica riciclati dove far crescere le colonie batteriche che, mangiandosi “lo sporco”, rendono possibile la depurazione. L’idea messa a punto nei laboratori dell’Università di Pavia è diventata impresa in Trentino con Eco-Sistemi. I risultati? Sorprendenti: rispetto ai sistemi di depurazione tradizionali il costo d’acquisto dell’impianto è ridotto del 20%, consumi elettrici giù del 90%. E mentre i depuratori tradizionali arrivano ad occupare una superficie di circa 20-25 metri quadrati, la macchina messa a punto da Eco-Sistemi misura...tre metri per uno.

Un prototipo funziona già da qualche settimana presso il depuratore di Rovereto, in località Navicello. Da inizio giugno Eco-Sistemi è impegnata in Puglia, in un cantiere internazionale per la realizzazione di un fitodepuratore, a metà luglio sarà in Lituania a proporre il proprio sistema per sanare un laghetto di un parco naturale, già pronta anche una proposta per un impianto di depurazione a servizio della cittadina di Fiumicino.

«Prevediamo di vendere 25 macchine entro la fine del 2015, vogliamo raddoppiare nel 2016 e toccare il milione di euro di margine operativo lordo», dice Dario Savini che dopo i tappi di plastica riciclata per i depuratori, pensa alle bio-piscine. Per questa geniale, economica ed ecologica idea servono però... molti tappi.
 
“Li comperiamo dalle onlus che li raccolgono presso scuole ed associazioni, sostenendo in tal modo diversi progetti di solidarietà”, spiega Dario Savini, amministratore delegato di Eco-Sistemi.

La giovane azienda, nata nel 2013 come spin-off dell’Università di Pavia, è una delle startup innovative attratte in Trentino grazie all’aiuto finanziario del Seed Money e da Progetto Manifattura, incubatore green di Trentino Sviluppo. Ha da poco venduto la prima macchina al birrificio Hordeum di Novara dove la startup ha installato un sistema di piccole dimensioni che rimuove il carbonio e l’azoto contenuti negli scarti di lavorazione della birra, tra i principali elementi inquinanti.

La “macchina” si chiama  “Rotating Cell Biofilm Reactor” e tratta 5,5 metri cubi di refluo al giorno, corrispondente ad un carico inquinante di un piccolo paese con 300 abitanti.
«Per il sistema del birrificio abbiamo acquistato 430 chilogrammi di tappi, che per forma e materiale sono perfetti come carrier per i batteri. Li acquistiamo da onlus come Trentino Solidale, sostenendo così indirettamente persone disagiate ed anziani, aiutando l’ambiente e il sociale», sottolinea Dario Savini, amministratore delegato di Eco-Sistemi.

I tappi di plastica sono contenuti in un cestello in acciaio inox che ruota lentamente all’interno di una vasca dove vengono fatte confluire le acque sporche da depurare. Ruotando nell’acqua sporca i tappi sviluppano una pellicola batterica, comunità di micro-organismi che rimuovono il carbonio organico ossidando l’ammoniaca a nitrati. La formazione del biofilm batterico avviene in solo una settimana di tempo e dopo tre settimane vengono abbattuti i valori della sostanza organica, dei solidi sospesi, dell’azoto nelle sue varie forme e del fosforo e le acque reflue rientrano nei parametri di legge e possono essere rilasciate negli scarichi.

«Abbiamo realizzato il prototipo, registrato i brevetti e ci siamo affidati ad un'agenzia di marketing che ci sta aiutando nel definire la strategia di vendita, nella realizzazione del sito web e di altro materiale promozionale». Già due gli importanti riconoscimenti: il Premio Start Cup Milano Lombardia nel 2012 ed il Premio Ambiente Euregio 2013. A settembre sarà a Stoccolma alla World Water Week, la fiera mondiale sull'acqua.

 

Rovereto 20 giugno 2014
 

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