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Persone e idee

Desmond Tutu: ''Fare affari con Israele č sbagliato''

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Appello su Haaretz

Un appello del premio Nobel Desmond Tutu è stato rivolto alla società civile mondiale, ma anzitutto israeliana e palestinese, affinché “vedano oltre i propri leader per trovare una soluzione sostenibile all’attuale crisi in Terra Santa”. Il quotidiano Haaretz, la testata più odiata in patria e più rispettata all’estero, che raggiunge appena il 7,3% dei lettori di lingua ebraica ed è oggetto di un dibattito continuo, l'ha pubblicato. Ad oggi è l’unica testata apertamente critica del governo di Gerusalemme e  la sua edizione inglese online, è molto letta all’estero. Di seguito l'opinione dell’arcivescovo sudafricano.
(agosto 2014)

***
Palestina: è necessario un cambio di mentalità
di Desmond Tutu*

Nelle ultime settimane abbiamo assistito in tutto il mondo ad una mobilitazione senza precedenti da parte della società civile, contro l’ingiustizia perpetrata dalla brutale e sproporzionata risposta israeliana al lancio di missili da parte della Palestina. Se sommiamo le persone che manifestarono per chiedere giustizia tra Israele e Palestina lo scorso fine settimana a Città del Capo, Washington, New York, Nuova Delhi, Londra, Dublino, Sidney e tutte le altre città, questa è stata probabilmente la maggior protesta civile per una causa comune in tutta la storia dell’umanità.
Chiesi alla multitudine di seguirmi nel coro: “ci opponiamo all’ingiusta occupazione illegale della Palestina. Ci opponiamo alla mattanza indiscriminata a Gaza. Ci opponiamo all’umiliazione subita dai palestinesi nelle restrizioni impostegli e nei controlli stradali. Ci opponiamo alla violenza perpetrata ovunque. Però non ci opponiamo al popolo ebraico.”
Più di 1,6 milioni di persone nel mondo si sono unite nel movimento lanciato da Avaaz che chiede alle multinazionali che ‘guadagnano’ dall’occupazione israeliana, o che sono coinvolte nell’abuso e la repressione del popolo palestinese di ritirarsi. La campagna è diretta specificatamente al fondo pensioni olandese ABP, al gruppo bancario Barclays, all’agenzia di servizi di sicurezza G4S, alla compagnia di trasporti Veolia, all’impresa Hewlett-Packard e a Caterpillar, la produttrice di escavatori.
Il mese scorso, 17 governi degli Stati Uniti sollecitarono i propri cittadini ad evitare di investire negli insediamenti illegali israeliani. Abbiamo assistito al ritiro di decine di milioni di euro dalle banche israeliane da parte del fondo pensione olandese PGGM, al ritiro degli investimenti di G4S attraverso la fondazione Bill e Melinda Gates, anche la Chiesa Presbiteriana degli US ha ritirato il proprio investimento di 21 milioni di dollari da HP, Motorola Solution e Caterpillar (multinazionali coinvolte negli insediamenti).
Noi sudafricani conosciamo bene violenza e odio (…) sappiamo che quando i nostri leader cominciarono a dialogare, la giustificazione alla violenza che aveva rovinato la nostra società si dissipò fino a sparire (…) ma ciò che spinse definitivamente questi leader al tavolo delle negoziazioni fu un cocktail di strumenti di persuasione pacifica sviluppati al fine di isolare economicamente, culturalmente e psicologicamente il Sudafrica. Arrivato ad un certo punto, il governo si rese conto che i costi per mantenere l’apartheid superavano i suoi benefici. Negli anni ’80, la sospensione del commercio con il Sudafrica da parte di imprese multinazionali sensibili fu una delle chiavi che permise di sconfiggere l’apartheid senza spargimenti di sangue. Queste imprese si resero conto che, contribuendo all’economia sudafricana, partecipavano al mantenimento di uno status quo ingiusto.
Chi continua nei propri affari economici con Israele, contribuisce a  perpetuare uno status quo assolutamente ingiusto. Coloro i quali contribuiscono al temporaneo isolamento di Israele stanno affermando che tanto gli israeliani quanto i palestinesi hanno lo stesso diritto a dignità e pace.
A seguito della recente devastazione di Gaza, esseri umani di tutto il mondo – incluso molti in Israele – sono profondamente offesi dalle quotidiane violazioni alla dignità umana e la libertà di movimento imposte ai palestinesi nelle restrizioni e nei controlli stradali impostigli. La politica di occupazione illegale di Israele, unita alla costruzione di insediamenti nelle terre occupate complicano ulteriormente il già complicato obbiettivo di trovare un accordo accettabile per le parti.
Lo stato di Israele si sta comportando come se il domani non esistesse. La sua gente non otterrà la vita pacifica e sicura che desidera – e merita – fintanto che i suoi leader perpetueranno le condizioni che sostengono il conflitto.
Ho condannato i palestinesi responsabili del lancio di missili contro Israele, non fanno che alimentare le fiamme dell’odio. Mi oppongo a tutte le forme di violenza. Però dobbiamo essere chiari nel ritenere che il popolo palestinese ha tutto il diritto di lottare per la propria dignità e per la libertà.
La mia preghiera al popolo di Israele è che veda oltre il momento attuale, veda oltre la rabbia di chi si sente perennemente assediato, per vedere un mondo in cui Israele e Palestina possano convivere – un mondo in cui regnino dignità e rispetto reciproci.
E’ necessario un cambio di mentalità che smetta di interpretare la critica legittima alla politica dello stato come una critica al giudaismo.
La bontà prevale alla fine. La ricerca della libertà del popolo palestinese di fronte alla politica di Israele è una causa giusta. Una causa che il popolo israeliano deve appoggiare. Nelson Mandela pronunciò la celebre frase in cui disse che i sudafricani non si sentiranno liberi fino a quando anche i palestinesi lo saranno. Avrebbe potuto aggiungere che la liberazione della Palestina libererà anche Israele.


*arcivescovo
 

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