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Le femministe ci ripensano: l'utero va rispettato

Le femministe ci ripensano: l'utero va rispettatoKlat_il_gesto_femminista_02.jpg
Dietrofront storico

"Nessun essere umano deve essere ridotto a mezzo". Questo vale per tutti. Su questo sul concetto profondo di libertà, dobbiamo tutti essere in grado di mettere in campo un pensiero nuovo. Il tempo di gestazione non è un tempo meccanico, quel bambino non è un oggetto, quella donna non è solo un corpo, perché il nostro corpo siamo noi".

Anche le femministe fanno autocritica e affermano la maternità surrogata... "Non è un diritto". Sono le donne di uno snoq diverso: Senonoraquando libere a dirlo: è una notizia.

Il loro ha tutti i crismi di un appello, per questo desta stupore. In esso c'è la richiesta all'Europa di mettere al bando la pratica dell'affitto di uteri. Un dietrofront di quelli storici, che si registrano rare volte nella storia. Le femministe ammettono che la nostra società è domanicata da "un silenzio conformista su qualcosa che ci riguarda da vicino". .

E a firmare c'è una realtà intellettuale trasversale Francesca Neri, Ricky Tognazzi, Simona Izzo, Stefania Sandrelli, Giovanni Soldati, Fabrizio Gifuni, Sonia Bergamasco, Claudio Amendola, Micaela Ramazzotti, la scrittrice Dacia Maraini in un fronte che le vede orea alleate delle suore orsoline di Casa Rut a Caserta, l'associazione Slaves no more di Anna Pozzi, Aurelio Mancuso, già presidente di Arcigay e ora di Equality Italia.

Il loro manifesto dice: "Noi rifiutiamo di considerare la "maternità surrogata" un atto di libertà o di amore. In Italia è vietata, ma nel mondo in cui viviamo l'altrove è qui: "committenti" italiani possono trovare in altri Paesi una donna che "porti" un figlio per loro. Non possiamo accettare, solo perché la tecnica lo rende possibile, e in nome di presunti diritti individuali, che le donne tornino a essere oggetti a disposizione".

In sostanza tra desiderio e diritto c'è il concetto di limite, libertà, rispetto.

Sul tema irrompe anche la regista Cristina Comencini: "Una madre non è un forno. Abbiamo sempre detto che il rapporto tra il bambino e la mamma è una relazione che si crea. Concepire che il diritto di avere un figlio possa portarti all'uso del corpo di donne che spesso non hanno i mezzi, che per questo vendono i loro bambini, riconduce la donna e la maternità a un rapporto non culturale, non profondo".

In Francia un testo analogo venne bollato di omofobia. In realtà questa questione riguarda tutti: eterosessuali e gay".

Che dire? Finalmente!
A.Pagani
 

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