Giornale sentire img1 Giornale sentire Logo Giornale sentire img2
Attualità

Vajont, il tempo scorre ma la memoria resta

Vajont, il tempo scorre ma la memoria restavajont_giornale_sentire_1.jpgvajont_giornale_sentire_14.jpgvajont_giornale_sentire_15.jpgvajont_giornale_sentire_13.jpg
Longarone 2016

Longarone si ferma ogni anno. Dopo la toccante cerimonia per i 50 anni, in un silenzio pieno di memoria e dolore, è ancora un ricordo vivo. La terra di sette 'angoli' del pianeta raccolta da superstiti e soccorritori era stata cosparsa sull'aiuola del monumento del Vajont a Longarone. La cerimonia, si era tenuta a Longarone per ricordare i 50 anni dal disastro avvenuto nella notte del 9 ottobre 1963.

Quest'anno gli anni sono ...53. Il tempo scorre, la memoria resta.

Quando si dice "Vajont" e si dice tutto: l'azione devastante dell'uomo sulla natura e una tragedia immane che il 9 ottobre 1963 spazzò via 2000 vite, una terribile tragedia, quando nel neo-bacino idroelettrico artificiale del Vajont, cadde un pezzo di montagna che segnali di instabilità aveva già dato durante la stessa costruzione della colossale diga.

L'opera ingieneristica "tenne" l'azione dell'acqua che prima dilavò le sponde le lago e poi saltò a valle cancellando Longarone e devastando Castellavazzo, dopo aver lasciato desolazione tra Erto e Casso.

Un romanzo uscito postumo, di un cronista di quei giorni scritto prima della catastrofe del Vajont racconta bene quei giorni. Il testimone è il suo scrittore che racconta e profetizza prima di quel 9 ottobre 1963, giorno in cui persero la vita oltre duemila morti fra Longarone e dintorni.

Il romanzo, "I corvi di Erto e Casso" (sottotitolo "Voci dal Vajont") edito da Gabrielli, è venuto alla luce a 50 anni da un disastro rimasto impresso a caratteri cubitali nella Storia del Paese è un pezzo di storia che sembra venire dall'oltre e assume quindi emozionanti connotati profetici.

Il testimone di cui si parla è Armando Gervasoni, nato a Vicenza nel 1933, fino ai primi mesi del 1963 giornalista de "il Gazzettino di Belluno". Un ruolo professionale che gli consente di seguire "in diretta" la costruzione della grande diga commissionata dalla società elettrica Sade, esprimendo nelle pagine di questo suo romanzo le inquietudini, le paure, i dubbi e i sospetti generati dalla costruzione di un'opera di così colossali proporzioni.

Quando avviene il disastro, Gervasoni è già stato trasferito alla redazione di Rovigo, ma come inviato del "Gazzettino" si reca a Longarone e negli altri paesi veneti colpiti da quello spaventoso "tsunami" in miniatura. Gli tocca così l'ingrato e doloroso compito di raccontare a posteriori una vicenda che aveva già avuto modo di "avvertire", trasformando in narrazione letteraria le tensioni e i conflitti di un territorio profondamente segnato dall'edificazione di quell'immensa diga.

Il romanzo non vedrà mai la luce; nel 1968, a soli 35 anni di età, Armando Gervasoni, trova infatti la morte in un incidente stradale.

Oggi, grazie all'interessamento degli eredi di Armando Gervasoni, che hanno coinvolto nella loro iniziativa lo scrittore Stefano Ferrio come curatore del libro, "I corvi di Erto e Casso" arriva finalmente in libreria, riservando al lettore le sorprese di un linguaggio diretto e incandescente, di un'emozionante ricostruzione d'epoca; una galleria di personaggi scavati con la precisione fotografica del reporter. Nonostante sia trascorso mezzo secolo dai fatti a cui si riferisce, non è mai tardi per scoprirlo e apprezzarlo come grande, vivido, dolente racconto corale di un capitolo tristemente esemplare della storia del nostro Paese.

Oggi Longarone è un centro ad economia prevalentemente industriale, fondata sull'occhialeria, l'elettronica, il tessile, la lavorazione del legno. C'è anche un Palazzo delle Fiere che ospita mostre tra le quali primeggia la fiera Internazionale del Gelato, rassegna di attrezzature e di prodotti per la gelateria artigianale. La cittadina allo sbocco dello Zoldano e del Cadore, da alcuni decenni terre di bravi e rinomati gelatieri le cui aziende hanno trovato collocazione soprattutto all'estero, specialmente nella Germania sembra aver dimenticato se non fosse quella diga che ancora la sovrasta.

Le case di architettura moderno dicono una riedificazione senza volto e storia  con una chiesa realizzata, tra il 1975 e il 1978, dall' architetto Giovanni Michelucci (1891-1991), in memoria delle Vittime del Vajont. Del passato sono rimasti i Murazzi, il Palazzo Mazzolà (1747), sede del municipio, il campanile della chiesa di Pirago, del 1500.

Delle montagne circostanti una di queste non si vede ma è quella che più di tute ha segnato la storia di questa gente. E' il monte Toc, così potente nella sua azione devastatrice che non si vede, ma lo si è toccato.
settembre 2016


> Una tragedia che si poteva evitare
> onorificenza all'Avv. Canestrini che difese le vittime
> Vajont il dramma dei Semenza

Attualità

Attualità

185x190.gif colore_rosso.jpg google_1.png boccetta_gucci_bamboo_spot_2.jpg photo.jpg banner_GIF_Sentire.gif