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Persone e idee

Dina Schweizer racconta: ''Io e Riccardo''

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ESCLUSIVO

di Corona Perer - Nella sua casa si respira personalità e genio. Alle pareti quadri in cui domina "la donna del vento" la giovane musa che l'artista geniale che la strappa da una piccola cittadina di provincia e la proietta nel jet-set dell'arte.

La casa è accogliente, calda, ordinata, arredata con gusto, grazie a soluzioni architettoniche geniali, come il quadro-scrigno che in realtà cela un angolo pieno di genio. Dentro ci sono le opere dell'artista. E poi le pareti a vetro tra cucina e salotto con le opere astratte da godere fronte-retro.

Nella graziosa anticamera che si apre su un balconcino campeggia la gigantografia del loro momento migliore: Dina e Riccardo, un uomo e una donna che si sono così amati da finire per odiarsi, restando però sempre uniti. Sul tavolo ci sono gli oggetti che vengono realizzati dalla figlia Barbara, apprezzata designer. Tra questi dei vassoi di acciaio di una tale pulizia stilistica da consentire una sola considerazione: la figlia ha certamente ereditato il talento dal padre e si sa, buon sangue ...non mente.

Casa Schweizer è bella per quel che custodisce: il lavoro dell'artista e Dina, memoria vivente di una pagina di storia dell'arte che merita ancora di essere valorizzata appieno. Donna di grande personalità e di rara bellezza. Alta, elegante: una vera opera d'arte, quando lui decide di disegnarle il corpo e di ritrarla in foto che mostrano anche il suo talento di fotografo. Immagini che sono chiara testimonianza del valore che lei deve aver rappresentato per l'artista: non è solo un fatto di bellezza, che sarebbe un puro fattore estetico se priva di personalità, ma appunto una fortissima identità di donna, che è forgiata, ma forgia anche l'artista. Così sulle pareti affrescate del salotto emergono qua e là gli occhi di lei, le curve che certo devono aver abitato la mente dell'artista.

C'è un'operazione di stile e sottile raffinatezza cromatica tra le righe del divano e le sinuose linee sulle pareti interrotte da una finestra che si apre sul borgo. Fuori c'è la realtà montanara di Mezzano  e la sua comunità. Il Primiero è terra di gente operosa, gioviale e concreta. Dentro la casa aleggia lo spirito di un artista fortemente volitivo, vitale, vigoroso, desideroso di ampliare quegli orizzonti limitati dalla montagna e da strade tortuose prima di approdare alla pianura.

Racconta Dina che Riccardo è stato il padrone di tutto: colui che decideva che vita fare, quali abitudini dare alle due figlie, quando spostarle dal paese perchè non assorbissero troppo la ristretta veduta che a volte può esserci nella gente di montagna. Non tutta, visto che lui aspira a qualcosa di più elevato. “Bisognava adeguarsi e non c'erano santi a cui appellarsi” racconta Dina, assaporando una delle sigarette che il medico le vieterebbe con decisione. Ma lei non è donna da stare alle regole. Non lo è stata mai.

E' appenna ventitrenne (lui ne ha 15 più di lei ed è uomo già affermato), quando decide di andarsene dalla natia Feltre. Lui la sposa di buon mattino in municipio. A fare da testimoni sono due amici completamente ubriachi che il sindaco - il gen. Luca, quello che aveva arrestato il bandito Giuliano - li rifiuta chiamando a testimoniare due impiegati. "Noi non li conoscevamo e tuttora non so chi fossero. Riccardo commentò: ci voleva uno che ha fermato un bandito per farmi sposare". E sembra di vederli che scappano via ridendo - a gambe levate - intenzionati solo a vivere in libertà il loro amore, certificato da una firma in municipio. E' naturalmente fu scandalo: la giovane Dina Raveane è bella, ma lui è un artista, quindi da guardare con sospetto. La loro vita è prima Mezzano e poi la Costa Azzurra, dove Riccardo Schweizer aveva già conosciuto Picasso e l'entourage francese del grande artista catalano.

A Cannes, Schweizer affresca il Palazzo del Cinema. Raggiunta l'agiatezza, è in grado di tornare con animo diverso al ristretto paesello di montagna dove da artista e geniale architetto ristruttura una baita che diventa la seconda alcova. Ora può scegliere se stare in Costa Azzurra o tra le nevi imbiancate del Primiero. I tavoli della baita sono incastonati nella roccia, alle pareti l'artista lascia l'impronta della sua visione figurativa con una sorta di Guernica montana che deve aver fatto da testimone a tanti incontri conviviali.

La casèra è una sorta di tana dove l'artista invita gli amici: sempre tanti e a tutte le ore. “Quanto ho cucinato Dio solo lo sa” ricorda Dina che a volte sembra arrabbiata nello sfogliare idealmente le tante pagine di una vita certamente straordinaria. Un grande pannello fotografico della “tana di montagna” è appoggiato ad una delle pareti del salotto: è come se la casa si aprisse su un'altra dimensione dei proprietari. E pare proprio di potervi entrare.

Piano inferiore e piano superiore dell'appartamento di Mezzano, comunicano tra loro da un geniale sistema di soppalchi, con pareti che al loro interno sono state pensate per trasmettere il calore della “olle” in muratura che è all'ingresso e scalda la casa per tutta la sua altezza. Una dimora che è quasi trasparente: giorno e notte comunicano tra loro. Anche in questo si avverte la personalità indomita dell'artista. In camera da letto, pale dipinte a grandezza naturale sono in realtà porte di piccoli ripostigli a muro, tra le suppellettili tante foto e tante cornici: ovunque c'è la bellezza di Dina che emerge prorompente. Una candida musa ora col cappello, ora col corpo dipinto.

In una stanzetta c'è la camera delle bimbe con la stessa seggiolina blu che deve aver preso parte a tanti dei loro giochi. Tutto parla della mano d'artista che ha forgiato l'ambiente: la porta del piccolo bagno ha incastonate delle formelle di ceramica e il bagno stesso è un piccolo capolavoro di design. Dina percorre le stanze come se stesse sfogliando un album di famiglia, un album impegnativo perchè uno dei capitoli più importanti della sua vita l'ha portata a decidere che a tanto genio si poteva anche finire per soccombere. Per questo è possibile dire che la sua personalità non è meno artistica di quella del marito artista: anche lei ha uno scatto di genio creativo quando decide di spenderlo sulla sua vita. E quindi di rompere.

Decide di farla finita, di camminare libera e con le sue gambe. “Piantai tutto in asso una sera in Costa Azzurra, durante una cena con molti amici. Con un limone in mano che stavo strizzando sulle ostriche gli dissi: mi hai spremuta come un limone. Ora basta. E' finita. Presi l'auto e me ne tornai in Italia lasciando tutti di stucco. Mi son fatta 700 km. da sola e di notte".


< Dina oggi davanti alla gigantografia
che la ritrae con il marito e che
domina l'anticamera



Inizia così il secondo capitolo della sua vita di donna, non meno amata e non meno ammirata. L'uomo più importante e potente del Trentino, Bruno Kessler, si fa avanti. Inizia una vita completamente diversa. E' Roma la terza tappa della sua vita. Ma lei non ne parla e anche se questo capitolo è stato importantissimo, la casa di Mezzano è abitata dalle foto in cui lei sorride felice con Riccardo, nell'ultimo Natale passato insieme, quello dell'87: mangiano nella neve un panino sotto un albero. Oppure ecco lei che con un vezzoso cappellino da torera posa accanto ad una matador ad una corrida alle arene di Mimes, nella Camargue, alla corte di Picasso. “Ricordo gli occhi di Pablo: mi spogliò in un istante come faceva con tutte le donne, ma non osò mettersi in mezzo alla passione che c'era tra me e Riccardo. E io ero troppo innamnorata di mio marito per vedere altri uomini”.

Di stare ad ascoltare Dina non ci si stancherebbe mai. Si capisce anche che aprire queste pagine costituisce certamente quel sottile dolore che accompagna la gioia di chi può ricordare di aver vissuto una vita straordinaria. E' quel mix che alla fine si può trasformare in rimpianto e che Dina sconfigge ogni giorno: leggendo moltissimo nella sua piccola casa di montagna e facendo in modo che la cesta della legna resti sempre piena e la casa calda di quell'amore che l'ha abitata.
Anche dei giorni difficili che ogni amore porta con sé.

esclusiva di: www.giornalesentire.it
riproduzioni di testi e foto vietata


> La vita di Riccardo Schweizer
 

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