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Arte e cultura

Il ''Don Pasquale'' di Maurizio Nichetti

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di Corona Perer

Qualcuno riferisce che in sala - alla prima - si sarebbe storto il naso perchè il coro sarebbe stato ridotto esageratamente, per motivi di spending review. Ma il «Don Pasquale» di Gaetano Donizetti secondo la lettura che ne ha fatto la regia di Maurizio Nichetti passa alla storia per la sua innovativa concezione. E convince, tant'è che strappa applausi e non di circostanza. Anche a scena aperta. E' accaduto alla prima di venerdì 10 ottobre e nella replica successiva domenicale.

Il regista infatti non tradisce se stesso e lascia la sua impronta stilistica da eterno bambino. Ricorrendo a scenografie digitali (realizzate dai figli da Filippo e Saverio Nichetti) l'opera lirica che ha aperto il calendario degli spettacoli della Stagione 2014/2015 del Centro Servizi Culturali S. Chiara, inonda di fiori la scena e lascia il pubblico stupito per la sua soave e fanciullesca ironia.

La progettazione delle scene e dei costumi è di Maria Pia Angelini su un disegno luci  di Marco Comuzzi. Una scenografia a sua volta “recitante”, chiamata a partecipare alla storia, a commentarla e a completarla. Su tutto ci sono le arie e le note immortali che Donizetti ha distribuito a piene mani in quest'opera.

Simone del Savio (basso/baritono) è il panciuto e pingue Don Pasquale. La sua interpretazione è discreta e simpatica: distribuisce sul bel canto italiano le "fregole" di un anziano che si sente rinascere per la bella Norina (Serena Gamberoni), giovane ma già affermata soprano di Rovereto, che la scorsa estate è stata  Oscar all'Arena di Verona in “Un Ballo in maschera” e ha preso parte alla serata/evento “Plácido Domingo canta Verdi”.

Sul palcoscenico del Teatro Sociale il debutto del nuovo allestimento e la perfetta esecuzione nel “golfo mistico” dell'Orchestra Haydn di Bolzano e Trento diretta da Marco Berdondini  (ad organico forzatamente ridotto dagli spazi) convince e strappa appalusi.

Bravissimo Ernesto (molto applaudita la serenata del tenore "Com'è gentil la notte"). E' interpretato dal tenore argentino Francisco Brito che ha avuto spazio e scena per guadagnarsi convinti applausi. Malatesta (il baritono Giulio Boschetti) è l'altrettanto convincente dottore, artefice della colossale truffa sentimentale che fa da perno all'opera buffa.

Lo spettacolo si apre con una sinfonia orchestrale, si alza il sipario ed ecco il dottor Malatesta descrivere quella che dovrebbe essere la deliziosa sposina destinata all'avaro Don Pasquale, ormai avanti negli anni.  Ma quel matrimonio gli causerà non poche noie dopo lo stordimento iniziale di aver trovato la sposa perfetta che in breve diventa dispotica, arrogante e spendacciona. La “morale” giace nell'ultimo pezzo quando Norina-Sofonia spiega le colpe e ammonisce insolente che "....Ben è scemo di cervello, chi s'ammoglia in vecchia età, va a cercar col campanello noie e doglie in quantità".

Il Coro lirico Regionale TN/BZ (diretto da Luigi Azzolini) è protagonista solo nel terzo atto. Anche in questo caso solo un regista come Nichetti poteva immaginare tra le governanti anche qualche barba rasata di fresco.

Da citare anche Marco Petrolli, il notaio, applaudito proprio per le sue dita che teatralmente stipulano l'affrettato e furbesco atto di matrimonio. Al loro fianco i mimi Klaus Saccardo, Andrea Deanesi e Nicola Piffer nel ruolo di giardinieri. 

Il Teatro Sociale di Trento fu tra i primi in Italia ad ospitare il «Don Pasquale» di Gaetano Donizetti. L'opera, che debuttò al Théâtre-Italien di Parigi il 3 gennaio 1843 e che tre mesi più tardi fu rappresentata al Teatro alla Scala di Milano, arrivò a Trento già l'anno successivo dove tornò con una certa frequenza fino al 1919, quando le cronache ne registrano la sua ultima messa in scena.

Da 95 anni gli appassionati trentini del teatro lirico non potevano godere di quest'opera della quale Marco Berdondini direttore dell'Orchestra Haydn di Bolzano e Trento fa notare «la freschezza dell’ispirazione straordinaria: un susseguirsi di arie e brani di insieme (come nella tradizione dell’opera comica) molto intensi e musicalmente coinvolgenti; un’attenzione alla resa psicologica e al taglio teatrale dei personaggi, con una grande maturità di canto e di fraseggio; un andamento molto serrato, reso moderno dai ritmi di danza dell’epoca: mazurche, valzer, galop.»

Maurizio Nichetti ne ha proposto un allestimento teatrale che lascia incantati e fa convivere la tradizione con l'innovazione con grande eleganza, quasi non-chalance  puntando a valorizzare il lato comico e divertente dell'opera.

"Nel 2014  si può ancora sorridere delle disavventure di un "vecchio celibatario" raggirato da una "giovane vedova" decisa a difendere con ogni mezzo il suo unico e giovane amore?  Credo proprio di sì" aveva detto alla presentazione ufficiale.

"Come tutti  i veri classici 'Don Pasquale' tratta un tema universale, attuale anche ai nostri giorni, l'amore nella terza età. Siamo entrati nella casa di Don Pasquale, in quella di Norina, nella testa frastornata del vecchio protagonista per raccontare i suoi incubi, i suoi timori, cercando però di non dimenticare l'euforia di quel "Foco insolito", efficace elisir di giovinezza, che può colpire ad ogni età.  Don Pasquale è la storia di uno scherzo, una presa in giro applicata da un Dottore amico di famiglia, antesignano di tanti 'Amici miei' di cinematografica memoria, ma è anche la storia di un amore giovane, contrastato, destinato a trionfare, come è giusto che sia.  Quattro personaggi e un'ambientazione scenografica impegnati a recitare una commedia" conclude Nichetti che ha ricevuto scroscianti applausi insieme a tutto il cast. Test di gradimento ampiamente superato.

13 ottobre 2014

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