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Attualità

Italia, paese devertebrato e succube di zia Merkel

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l'analisi

Italia “devertebrata” e senza speranza, costretta a sperare nella guida americana di espansione economica piuttosto che  nella politica di deflazione attuata dalla Merkel. Analisi impietosa  e fuori dal coro, quella dello storico dell’economia Giulio Sapelli, Il quale, partendo dalle origini dello Stato unitario, ha messo in guardia dal potere (troppo) forte esercitato dalla magistratura e dall’alta burocrazia. Tutto ciò, secondo Sapelli, è colpa del lento declino dei partiti tradizionali di massa, distrutti dalla magistratura e anche dalla loro ignavia. Sullo sfondo la volontà degli Usa e dei liberisti anglosassoni di eliminare i partiti in nome del liberismo.

Resiste il capitalismo familiare, che però è troppo debole e diviso per arrivare al potere, e una rete forte di piccole imprese. Giulio Sapelli, parlando di poteri forti in Italia, ha proposto un quadro piuttosto grigio sul futuro del Paese. E lo ha fatto partendo dall’unità nazionale, che venne calata dall’alto e non fu frutto di approvazione popolare, quindi debole. “Lo Stato che non ha una sua legittimazione storica – ha detto Sapelli – difetta in autorevolezza”. All’egemonia storica degli Stati Uniti sull’Italia si è affiancata, dopo la caduta dell’impero sovietico, quella economica della Germania.


Nelle foto:
< in alto opera di Stefano Arienti, "Cristalli"
< a fianco: l'incontro con Giulio Sapelli
< sotto: Nunzia Penelope, scrittrice


L’Italia quindi è costretta ad essere eterodiretta dall’esterno? La risposta è sì, per Sapelli, anche perché i partiti tradizionali, che avevano surrogato la debolezza dello Stato, non esistono più, e non si vedono all’orizzonte nuovi poteri in grado di prendere il sopravvento. Il capitalismo familiare, di origini agrarie, che tanto ha contribuito a ricostruire l’Italia dopo il secondo conflitto mondiale, è oggi troppo debole e diviso. Si sono rafforzate invece la magistratura, che non solo ha spazzato via i partiti ma si propone come nuovo potere, e l’alta burocrazia fatta dai consiglieri di Stato, l’avvocatura, la Ragioneria.

Sapelli ha criticato la stagione delle privatizzazioni voluta da Romano Prodi, salvando però la rete di eccellenza delle piccole imprese, soprattutto manifatturiere, che possono ancora fare grande l’Italia. E, in Trentino, la rete economico-solidale della cooperazione, vero baluardo anche per l’autonomia. “Voi siete il frutto di una accordo internazionale, e una miracolosa soluzione ad un problema interetnico”.

Già lo scorso anno il Festival dell'Economia 2013 ospitò un'altra analisi sullo stato reale del paese. In quel caso fu Nunzia Penelope, giornalista e scrittrice, a spiegare l'iniquità "formato Italia": un Paese ricco, abitato da poveri.  “Nel 2011 i 20 top manager italiani hanno guadagnato una cifra pari allo stipendio di 4.000 operai” disse la Penelope. “Il problema del nostro Paese non è la crisi in sé ma il fatto che questa crisi riguarda un certo numero di persone e non altre. Questo crea quella tensione sociale che sta imboccando strade diverse e che è evidente nel Paese”.

Insomma, pochi ricchissimi che vivono comodi e larghi nell'attico del “Condominio Italia” e tantissimi poveri che sono costretti a dividersi faticosamente il primo piano, il piano terra o, addirittura, la strada. La situazione non è cambiata, purtroppo. Riequilibrare la ricchezza per ridurre le disuguaglianze. Introdurre una sorta di “salario minimo sociale” che possa “ridistribuire la speranza”, mettendo i soldi nelle tasche dei poveri e rilanciare l'economia, fu la sua proposta per tentare di sanare uno dei Paesi più iniqui dell'Occidente. E anche le possibili soluzioni nell'arco di questo ultimo anno sono state realizzate.

Trento, 2 giugno 2014

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