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Attualità

Energia e Gas, le tasse sulle tasse

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di Gloria Canestrini

Edison Energia e Gas, come altre compagnie fornitrici, non sono produttori di energia ma si limitano ad acquistare il prodotto e a rivenderlo agli utenti. All’atto dell’acquisto, la compagnia di distribuzione paga l’accisa,ossia l’imposta di fabbricazione a canone.

Quindi una tassa, che viene “scaricata” dal venditore all’utente. Più correttamente, invece, il costo della vendita della fornitura di energia elettrica o di gas dovrebbe essere ricompreso in fattura nel costo del servizio di vendita e del servizio di rete: così non è, in quanto nella fattura spedita all’utente è messo in evidenza come “imposta”.

Addebitando in tal modo un costo come tassa al cliente, questi (cioè noi tutti) pagheremo un’imposta, quella finale, anche su una tassa, vale a dire l’IVA sull’accisa.

L'Autorità Garante, l’AEEG, ha formulato un regolamento indicativo del comportamento di vendita delle compagnie erogatrici di energia, volto alla formulazione della fattura, e a tale regolamento si sono attenuti i rivenditori.

Non è stata però tenuta in alcuna considerazione la sentenza n.238 del 2009 della Corte Costituzionale, con cui veniva esplicitamente dichiarata illegittima l’imposizione dell’IVA su un’imposta. In ottemperanza a tale sentenza l’AEEG avrebbe dovuto modificare il regolamento emanato, onde evitare che comparisse nelle fatture di fornitura di gas o luce un errore di impostazione.

Forti di tale sentenza che disciplina la materia, gli utenti comunque potrebbero chiedere il rimborso delle somme illegittimamente versate: peccato che gli utenti non lo sappiano. Anzi: non essendo al corrente del comportamento delle compagnie fornitrici, né della sentenza della Corte continuano (continuiamo) a pagare la tassa sulla tassa.

E’ vero che si tratta di piccole somme, considerati gli importi in bolletta: ma, moltiplicando gli esborsi non dovuti sulle fatture bimestrali, sei volte l’anno, per il numero degli utenti delle varie compagnie, si drizzano i capelli!

L’erario, comunque, ne beneficia e tace. In altri paesi europei, non appena ci si avvede dell’indebito arricchimento, ogni ente rimborsa il maltolto: qui in Italia, no. Nemmeno se c’è la pronuncia della Corte Costituzionale.




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