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Persone e idee

Eleonora Duse, vissi d'amore

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Fiorella Gianni

E' stata  l'invitata di pietra delle celebrazioni perché Eleonora Duse fu certamente la regina delle donne dannunziane. Amata e umiliata, visse d'amore per il suo Gabriele d'Annunzio. E lui, il Vate se ne accorse troppo tardi di quanto la grande attrice fosse stata importante per la sua estetica. Ma la tradì, la umiliò. E' stata anche lei la protagonista delle celebrazioni per il  150° anniversario della nascita di Gabriele d'Annunzio (12 marzo 1863, Pescara), nel 75° della sua morte (1 marzo 1938, Gardone Riviera).

Per l'evento Poste Italiane ha emesso il 12 marzo 2013 di un francobollo autoadesivo del valore di 0,70 euro, che ritrae il Vate immerso nella lettura. Alle celebrazioni ufficiali ha inoltre contribuito la Zecca dello Stato, che per l'occasione ha coniato una moneta, del valore nominale di euro 5, uscita a maggio.

La Duse fu, ai suoi tempi , una delle donne più fotografate, sia in scena, sia nella vita. Era la regina delle cronache per via di quell'amore così sofferto con il poeta. Disse Luigi Pirandello: “Eleonora Duse è stata una grandissima attrice, e il fatto che ella non abbia trovato il poeta che sapesse sviluppare l’intera ricchezza e la profondità ultima della sua arte, resta un aspetto tragico della sua esistenza”.
Tornata sul palcoscenico per una trionfale tournée, dopo un ritiro di oltre dieci anni, la Duse morì negli Stati Uniti, a Pittsburgh nel 1924 e venne sepolta per sua espressa volontà nel piccolo cimitero di S. Anna, a pochi passi dalla sua dimora asolana.
In occasione degli ottant’anni della morte di Eleonora Duse, Asolo si è fatta promotrice di interessanti iniziative , volte a ricordare l’immortale protagonista del teatro.

“Amo Asolo perché è bello e tranquillo, perché non è lontano dalla Venezia che adoro….allorché al mattino apro le imposte della mia camera, nel vano della finestra si inquadra il Monte Grappa. Allora metto due vasi di fiori sul davanzale.Questa sarà l’asilo della mia ultima vecchiaia, e qui desidero di essere seppellita….” scrisse nel 1919 e ad Asolo in un piccolo museo sono raccolti i ricordi del teatro e della vita di Eleonora Duse.

Nata a Vigevano il 3 ottobre 1858 in una camera dell’Albergo Cannon D’oro, era figlia d'arte. Il padre Vincenzo Duse, in arte Alessandro, "artista drammatico", e Angelica Cappelletto, un’attrice della compagnia del marito, una famiglia di attori girovaghi e per questo Eleonora Duse non riuscì mai a staccarsi completamente da quella mentalità “provvisoria” che era comune a tutti gli attori della sua epoca.

La mancanza di una casa, i continui spostamenti nelle piccole cittadine di provincia, l’assenza dell’affetto materno e di una guida sicura da parte del padre, plasmarono il carattere dell’attrice, che per tutta la vita non ebbe mai un minuto di sosta spirituale e una pace impossibile a trovarsi. Il lungo tirocinio artistico fu per Eleonora Duse estenuante e pieno d’amarezze . Aveva incantato il pubblico veronese nelle vesti di Giulietta, ma dopo solo piccole parti. Nel 1878 la Duse aveva vent’anni e in quell’anno cambiò compagnia quattro volte.

Un matrimonio avvenuto nel 1881 finisce male: Eleonora aveva sposato Tebaldo Checchi, attore modesto , ma stimato per la sua bontà e rettitudine morale. Da parte della Duse , a quanto dicono i biografi, forse non c’era stato vero amore, ma solo desiderio di protezione e di affetto. La prima incrinatura di questo matrimonio , sul quale si è scritto molto , cominciò a manifestarsi durante la tournée compiuta dalla Compagnia Duse nell’America del Sud. Lei però ardeva per il teatro quando incontrò Arrigo Boito nel 1887. Si erano già conosciuti nel 1884, ma quando si incontrarono la seconda volta vissero una lunga storia d’amore che sarebbe durata fino al 1897, quando lei si innamorò di D’Annunzio . Nel 1887 la Duse aveva vent’otto anni e Boito quarantacinque.

Era celebre in tutta Italia. La relazione tra la Duse e Boito si basava soprattutto sulla stima e la fiducia. Era un uomo in grado di guidarla sia intellettualmente sia professionalmente, da cui poteva imparare e a cui poteva rivolgersi in caso di difficoltà. Sarebbero rimasti vicini,nonostante la passione di lei per D’Annunzio, e pare che Boito l’abbia amata fino alla morte, avvenuta nel 1918. Boito tradusse per lei Antonio e Cleopatra e la prima della tragedia si tenne a Milano, al Teatro Manzoni , il 22 novembre 1888. Le recensioni italiane furono quasi tutte negative, la Duse fu accusata di non saper recitare grandi ruoli tragici , mentre la traduzione di Boito fu criticata.

La collaborazione artistica con Gabriele D’Annunzio inizia proprio nel 1897, quando lei aveva recitato nel “Sogno di un mattino di Primavera”, non era la prima opera teatrale composta da D’Annunzio ma fu la prima ad essere rappresentata. La Duse esordì in quella parte a Parigi, il 15 giugno del1897,e poi la portò in Italia il 3 novembre 1897 al Teatro Rossini di Venezia. L’opera fu rappresentata insieme a uno dei pezzi più celebri della Duse “La Locandiera “ di Goldoni, e il pubblico applaudì la commedia goldoniana con tanto entusiasmo quanto fu il silenzio che accolse il testo dannunziano.
Nell’amata Venezia intreccia un legame sentimentale e artistico con Gabriele D’Annunzio, trascorrendo intensi momenti nella residenza di palazzo Barbaro,con terrazza sul Canal Grande, e nella tenuta di Fiesole. L’unione tra la Duse e Gabriele D’Annunzio attirò l’attenzione di critici e biografi spesso a scapito della carriera teatrale dell’attrice. La relazione in realtà durò soltanto sette anni, dal 1897 al 1904, quando ebbe fine. D’Annunzio era sentimentalmente legato ad un’altra donna e l’angoscia della Duse peggiorava la situazione.

Gli anni che seguirono Eleonora Duse sentì nel proprio intimo un qualche cosa che la guidava verso la religiosità; alcuni biografi usarono il termine di “misticismo”. L’idea ha probabilmente qualche fondamento , poiché la Duse con l’andare degli anni divenne più religiosa, come avvenne anche alla figlia Enrichetta (entrambi i figli di Enrichetta presero i voti in Inghilterra). Dopo le pene patite per la rottura con D’Annunzio, pare che si considerasse destinata a soffrire.

Il 25 gennaio 1909 la Duse recitò a Berlino “La Donna del Mare” , una delle sue parti preferite, dopodiché si ritirò dalle scene. Aveva recitato per quasi mezzo secolo , dall’età di quattro anni , ed era ormai sfinita. Condusse vita privata per parecchi anni. Nel 1916 girò il suo primo e unico film "Cenere" e dopo la Grande Guerra tornò a recitare ancora una volta.  L’esperimento cinematografico l’aveva profondamente disillusa, ma la decisione di ricominciare a lavorare era dovuta anche per le necessità della vita, i suoi risparmi erano stati completamente svalutati dalla catastrofe della guerra. Ripartì da Torino dove ottenne ovazioni. L’eco delle trionfali recite torinesi s’era sparso in una notte in tutta Italia. Il teatro aveva ritrovato la grande attrice e la stessa Duse rinfrancata dall’accoglienza del pubblico, aveva ritrovato il suo entusiasmo e aveva dato nuove forze al suo corpo consumato da una malattia che la stava travolgendo. E che le fece chiudere i conti con la vita nel 1924, a Pittsburgh, lontana dalla sua Asolo alla quale però tornò per sempre.

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