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Persone e idee

Emilio Isgrò, l'arte ha diritto di sciopero

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di Corona Perer

"L'arte ha diritto di sciopero" disse Emilio Isgrò quando cancellò la Costituzione Italiana come rappresentazione di un crimine annunciato. E lo aveva fatto nell'anno che precedeva le celebrazioni per il 150°. Era l'annuncio di un'Italia che rischiava di sfaldarsi, mentre tutti gli altri Paesi del mondo serravano le fila per meglio resistere alle pressioni di una globalizzazione che mostrava tutti i suoi limiti.

Il lavoro è stato esposto anche a Roma per la mostra "Emilio Isgrò Modello Italia 2013 – 1964" alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma alla presenza dell'artista e di Maria Vittoria Marini Clarelli Soprintendente Gnam, si è chiusa nell'autunno 2013.

"La Costituzione cancellata, rappresentazione di un crimine" seguiva la cancellazione dell'inno di Mameli, nell'opera Fratelli d'Italia. Per fugare ogni dubbio di una facile provocazione, tuttavia, l'artista precisava: "Io rappresento la situazione attuale, senza prendere necessariamente una posizione. Poi saranno le coscienze a decidere".

Non è artista che possa passare inosservato, Emilio Isgrò: così la cancellazione del Manifesto del Futurismo al Mart di Rovereto, pur realizzata in dimensione ridotta (cancellando la prima pagina de Le Figaro che nel 1909 pubblicò il manifesto di Marinetti), aveva tappezzato le pareti della sala del Mart che la ospita, come ombra di un futuro ancora possibile, tra le macchine intona-rumori di Luigi Russolo e una serie di immagini fotografiche legate alla mitologia marinettiana.

Era solo un prologo: il Manifesto di Isgrò-Marinetti in grandi dimensioni fu poi trionfalmente disteso lungo la tromba delle scale del museo. "Lo penso come una di quelle fanciulle arabe che Marinetti adolescente vide esibirsi nella danza del ventre sulle rive del Nilo".

Il Futurismo e le avanguardie storiche - dunque - come cancellazione: Isgrò ha il dubbio che negli ultimi anni, "facendo piazza pulita di slanci e utopie anche nell'arte, è stato buttato via il bambino con l'acqua sporca. Nous voulons effacer. Nous voulons revêr. Noi vogliamo cancellare. Noi vogliamo sognare. Sono queste le sole parole che io faccio emergere dal testo di Marinetti" dice l'artista.

"E' il mio segno forte in direzione di un'utopia ancora concretamente perseguibile da parte dei giovani: la possibilità di crescere in un mondo più umano e pacificato. Paradossalmente ciò che suggerirebbe oggi il bellicoso Marinetti se fosse ancora tra noi. Un Marinetti che probabilmente non invocherebbe più la guerra come sola igiene del mondo. Insomma, un Marinetti più pacifista di Gandhi. Sta qui la novità della mia proposta rispetto alla lettura che di solito si dà del Futurismo".

"Dubito molto" conclude Isgrò "che Marinetti invocherebbe ancora oggi l'uccisione del Chiaro di Luna: perché il Chiaro di Luna è in pratica sparito grazie ai gas tossici che inquinano l'atmosfera. E lui, figlio della sua epoca ma uomo intelligente come pochi, se ne accorgerebbe per primo, cambiando registro".

"Cancellare non è negare, ma arare il campo della scrittura dove far nascere nuovi sogni e nuovi pensieri. Ne è venuta fuori un'opera di poesia - chiosa Isgrò - frutto di uno struggimento civile e di una grande pietà per questo povero Paese che forse non merita il destino che gli è stato assegnato".

E Isgrò è sorgente sempre viva, capace di aggiungere qualche altro pensiero per i prossimi anni. E per il domani. Con un occhio alla memoria storica però: "Prendi il 17 marzo: è il Giorno della Costituzione, ma quanti se ne ricordano?" si chiede l'artista. Che perciò cancella la Costituzione.

(Corona Perer, marzo 2014)
 

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