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Partecipazione, rendicontazione: la rete aiuta

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Amministrazione 2.0

Il tema è cruciale per la pubblica amministrazione e riguarda la verifica dell'operato che un pubblico aministratore "deve" ai cittadini. E se si rivela inadeguato? C'è anche il rischio che un servitore dello Stato diventi accondiscendente nei confronti dell'opinione pubblica e non faccia ciò che dovrebbe pensando unicamente al consenso. Qual è dunque il livello appropriato di responsabilizzazione dell'amministrazione pubblica di fronte agli elettori?

Eric Maskin, Premio Nobel per l'Economia nel 2007  a Trento spiegò al Festival Economia di Trento (edizione del 2014) che le opportunità di controllo offerte dalla "rete" sono strumento capace di dare corpo all'idea della democrazia diretta che sottrae all'arbitrio del politico il potere di decidere per consegnarlo nelle mani del popolo e dei cittadini.

"Le tecnologie moderne sicuramente facilitano l'espressione del pensiero politico da parte dell'opinione pubblica, ma non credo che possano di per sé rendere i cittadini più informati: le lezioni, infatti, non si fanno tutti i giorni e dunque potremmo, attraverso la Rete, cercare di raccogliere quante più informazioni possibili sui politici ed il loro operato - ebbe a dire Maskin - e cioè decidere in base ad esse chi votare o meno, ma se dovessimo noi prendere ogni giorno decisioni, come fanno i politici che ci rappresentano, ne saremmo sopraffatti. Le tecnologie non risolverebbero il problema e dunque una società, per funzionare bene, deve delegare le decisioni ai propri rappresentanti".

Quale può essere dunque l'antidoto al rischio che un politico assuma delle decisioni pensando al proprio tornaconto personale (la rielezione, ad esempio) piuttosto che al bene comune, al volere del popolo? La libera informazione, la stampa vigorosa e indipendente che "fa bene il suo mestiere" e che, sola, può spingere i politici ad agire in modo positivo per la società. In verità, un altro strumento utile, sempre che si voglia optare per la democrazia rappresentativa, potrebbe essere il limite al mandato elettorale.

"Potrebbe essere auspicabile - dice Maskin - per evitare appunto il rischio che un politico investito di un lungo mandato possa prendere decisioni che alla fine si rivelano disastrose. La realtà, però, è che nessuno vuole un mandato troppo breve, né troppo lungo".

Nella migliore delle democrazie, quella rappresentativa, nessuno è insomma in grado di garantire che un politico eletto o un funzionario pubblico assuma le decisioni più giuste, giacché queste potranno essere di un tipo nel primo mandato e di un altro nell'eventuale secondo mandato, dipende tutto dalla volontà del politico di lasciare o meno un'eredità ideale, dal calcolo sul premio che ad esso ne deriverà prendendo una decisione piuttosto che un'altra, dal grado di congruenza che vi può essere nel politico e nei cittadini su cosa sia bene per la società.

Per quanto imperfetto, il modello della democrazia rappresentativa è l'unico che può garantire, più di altri, il perseguimento da parte dei politici del bene comune. Che lo si voglia o no, è questa la via
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