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Il Welfare a chilometro ''zero''

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Innovare nel sociale

di Massimo Occello - Sala affollata, nemmeno il Festival Economia l'ha riempita così. Fondazione Caritro si presenta come "facilitatore" di nuove sinergie di welfare territoriale e lancia  i suoi "laboratori di progettazione partecipata" in collaborazione con la Provincia Autonoma e la Fondazione Demarchi.  Meno soldi e più problemi sociali, spesso non visibili;  un 30% di nuovi poveri nel ceto medio; meno reti di sostegno rispetto al passato: si parte da qui. In risposta a questa situazione, Welfare a Km zero vuole mobilitare l'intera Comunità per promuovere innovazione in ambito sociale. Un' "innovazione autoreggente" (n.d.r.), che generi cioè iniziative imprenditoriali sostenibili.

Il Presidente Michele Iori segnala il bell'esempio di collaborazione tra Istituzioni in un tempo di "riduzioni", dove amministrare è un mestiere più difficile, e ricorda che l'idea di costruire insieme alla Comunità un nuovo modello di Stato sociale nasce tre anni orsono per volontà del Comitato di Indirizzo  e del già Presidente Belli. Un modello che rovescia la tradizione Caritro (e non solo) dei bandi di concorso che piovono dall'alto, e approda alla coprogettazione, dove si decide dal basso cosa è opportuno fare insieme.


L'Assessore Luca Zeni incita la politica ad "uscire dalla retorica della crisi ed entrare in quella della consapevolezza". Da un lato le risorse non sono solo pubbliche, mentre dall'altro i bisogni (e gli interessi) non sono solo privati. Va dunque rivisitato il welfare tradizionale e rammendata la rete delle solidarietà, laddove siano evaporati i legami familiari e di prossimità. Va anche intercettato il crescente disagio silenzioso. Ricorda l'approvazione del Piano della salute nel dicembre 2015: non solo materia medica, ma capacità di vivere bene insieme la vita futura.

Piergiorgio Reggio, Presidente di Fondazione Demarchi afferma che la fondazione si sente "ente strumentale di buona amministrazione, mediatore tra le sensibilità diverse di Apparato e Comunità, casa culturale comune". Si contraggono le risorse pubbliche mentre si allarga lo spazio privato. Ma temi come la disoccupazione e l'invecchiamento non sono fatti privati: sono problemi sociali, e necessitano di spazio proprio.

Lo scenario viene dipinto da Gino Mazzoli, principale collaboratore della Fondazione Demarchi sul progetto Welfare a Km zero: c'è un lago di nuove povertà (30%), sono triplicate le sofferenze bancarie delle famiglie, sette matrimoni su dieci "saltano", aumentano molto gli anziani non autosufficienti, il 39 % delle famiglie sono mononucleari (cioè di "single"). I dati e i grafici sono tanti e li potete trovare tutti sul sito di Fondazione.  Insieme definiscono però tre nodi cruciali:  il ceto medio è impoverito (e le reti familiari sono lise o strappate); occorre generare nuove risorse ( volontariato, fund rising, risparmio, ecc.); occorre lavorare con tutta la Comunità.
Da lì nasce la logica del progetto, che lui definisce "una scommessa per la fiducia". La fiducia va costruita: occorre "tempo" (una incubazione di 3 anni); "massa critica" (non bastano pochi pionieri, ma serve una cultura di Comunità). E occorre  "accompagnamento" cioè un tutoraggio forte in tutte le fasi del progetto.
Un lavoro serio, insomma.

Trento, 15 marzo 2016

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