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Parole finite: ''progresso''. Ora serve la parola "coscienza"

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L'intervento

Gli ultimi 6 mesi ci hanno esposto a tutto e al contrario di tutto. La Germania che incoraggia i profughi Siriani e poi l'Europa che fa un accordo con la Turchia perchè se li tenga. Il fronte balcanico che ha eretto muri e filo spinato, isole greche trasformate in immenso centro di accoglienza e morti in mare. Nessuno sarebbe in grado di ricostruire con linearità la posizione europea sul tema migranti.

Ma facciamo un passo indietro, molto indietro nel tempo. Quale idea di progresso poteva esserci alla fine della Grande Guerra? Pace, libertà. E al termine del secondo conflitto mondiale? Diritti Umani, benessere. Ma oggi, che idea possiamo avere di progresso? La forbice tra ricchi e poveri aumenta, e crescono anche nuovi muri.

Credevamo che l'ultimo scandalo fosse il muro eretto tra Israele e Palestina. Credevamo che Berlino avesse insegnato qualcosa e invece nuovi muri si innalzano in Europa. E non solo.

Mentre la Francia mantiene il pugno duro alla frontiera con l'Italia con i migranti  sugli scogli in attesa di varcare frontiera, la 'fortezza Europa' continua a blindarsi, nel porto di Calais va avanti la costruzione di un corridoio di sicurezza: due chilometri di recinzione per sei metri di altezza su due lati, sovrastati dal filo spinato, frutto di un accordo tra la Francia e la Gran Bretagna, per contenere il flusso di migranti.

L'Ungheria intanto ha deciso: costruirà un muro per evitare il passaggio dei migranti.  La Commissione Ue ha inutilmente ammonito l'Ungheria decisa a mettere in piedi una barriera lunga 174 chilometri e alta quattro metri, per blindare le sue frontiere a Sud, con la Serbia.

"L'Europa non ha bisogno di nuovi muri. Ne abbiamo abbattuti di recente, non dovremmo costruirne altri" si legge in una nota Ue. La competenza del controllo dei confini esterni spetta agli Stati membri, ma Bruxelles evidenzia che ci sono "modi migliori" per salvaguardare i propri varchi nel rispetto dei diritti umani e del principio di non respingimento. Quali? Non lo si spiega.



< le immagini scelte per questa pagina
sono volutamente metaforiche e si riferiscono
al muro tra Israele e Palestina
(foto: Walid Zawarah da Betlemme)




Anche la Tunisia - ma per altre motivazioni - aveva deciso di costruire un muro sul confine libico a poche settimane dall'attacco jihadista di Sousse, che provocò 38 morti colpendo al cuore l'industria del turismo. Il 7 marzo 2016 - però -  è stato dimostrato che l'annuncio del primo ministro Habib Essid  in tv  ("...il muro si estenderà per 160 chilometri della frontiera a partire dalla costa e avrà delle stazioni di controllo a intervalli regolari") non basta: i fanatici della guerra santa sono tornati a farsi vivi a Ben Gardene, al confine libico, con una battaglia che ha lasciato sul campo 52 morti e un tentativo di infiltrazione fermato con decisione dalle forze armate tunisine grazie alla popolazione locale.

La svolta decisiva per la soluzione della inattesa situzione di tensione, venne infatti dalla società civile: senza armi seppe sollecitare, informare e quindi guidare con precisione le forze armate tunisine.

E allora? Allora la risposta viene dal grado di civiltà di una comunità. Difendere la propria libertà, riconoscere gli integralismi, segnalare subito le possibili falle, è compito di ognuno. I tunisini da questo punto di vista, hanno dimostrato di voler (e sapere) difendere la propria capacità di difesa della democrazia.
Corona Perer, 28 maggio 2016

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