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Scatti d'autore

Eveline Rigo, Luoghi 'altri'

Eveline Rigo, Luoghi 'altri' Finestra_montecatini.jpgconsolate_corridoio.jpgMontec_piano.jpg
allo Smart Lab

E' interessante assitere come la nuova generazione di fotografi sia attratta dai temi della de-industrializzazione in atto in Italia da almeno 50 anni. Se in una prima fase fu il boom economico e l'innovazione a determinarla, ora è la crisi economica il motore di questo decomporsi industriale.

L'archeologia dei luoghi diventa così narrazione di un'epoca che sta scomparendo e con essa spariscono uomini, mani, pratiche, a volte anche intere economie. Spariscono storie, esperienze, competenze.

Lo racconta bene Eveline Rigo in "Luoghi altri". Classe 1983, già durante gli studi scientifici ha scoperto la passione per la fotografia. Autodidatta, ha iniziato con fotografia macro e in notturna, con l'intento di cogliere quelle realtà che l'occhio umano non permette di apprezzare.

Successivamente ha approfondito alcune tecniche di foto elaborazione e la fotografia ritrattistica e di moda, in studio e all'aperto. Ha collaborato con gallerie d’arte e con l’Università degli Studi di Trento, pubblicando vari scatti su testate a tiratura nazionale e internazionale.

"È incredibile scoprire che esistono immense costruzioni lasciate al loro destino, non solo fabbriche abbandonate, ma anche castelli, ville, ospedali, cliniche psichiatriche, chiese, cappelle" racconta.

Ed è così che nasce "Luoghi Altri" esposta allo Smart Lab di Rovereto (dallo scorso 2 maggio), una bella e accurata selezione di immagini realizzate in vari siti abbandonati tra cui la ex-Montecatini Alumetal di Mori (altri scatti vengono da colonie e strutture ricettive abbandonate). Come dice giustamente Eveline, i luoghi abbandonati non sono affatto vuoti: in essi resiste una traccia umana.

"Capita di trovare ancora mobili, stoviglie e libri, che possono raccontare molto della vita di chi li abitava, come se il tempo si fosse fermato. Tutto lasciato esattamente com'era in origine. E spesso sotto i miei occhi sono capitati anche documenti molto personali, come lettere, cartoline, giocattoli, radiografie o analisi mediche".

E' questo che l'ha attratta: la storia personale dentro una storia più grande e spesso impersonale, fatta di produzione, dismissione e (oggi) perdita di rilevanza. La sua è dunque una passione per un passato che ha segnato con grandi storie luoghi ora dimenticati, dei quali da tempo si progetta recupero e riconversione, mentre la decomposizione strutturale galoppa.

"Il mio è un tentativo di assorbire remote sensazioni per farle arrivare alle generazioni future" aggiunge la giovane fotografa "storie che prima o poi andranno perdute, ingoiate dal tempo, una volontà di spingere l’immaginazione individuale e collettiva ad estendersi a luoghi 'altri' rispetto a quelli usuali, riportando l’attenzione sul fascino e sulla bellezza di una dimora in rovina e abbandonata che si tende a non cogliere ad uno sguardo non attento".

Rovereto 15 maggio 2014 - C.Perer

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