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Arte e cultura

Fabio Guglielmi, colore occhio e anima

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Corona Perer

Quelli che l'artista toscano Fabio Guglielmi usa sono i colori dell'anima, e l'anima è anche il suo organo percettore. La vitalità con cui li usa, l'energia che sprigionano ed entro la quale vengono dosati è frutto di un cammino assolutamente sui generis. Nei quadri di Guglielmi si trova l'arcobaleno, la gioia, la positività della vita che l'artista ha conosciuto...nel dolore. 

Segnato dalla perdita del figlio Marco, venuto a mancare poco più che ventenne, l’artista ha dirottato su tela ciò che il suo Marco gli ha donato in anni di sofferenza. Lo chiamava  “Cioporosky”  e al solo ricordarne la vitalità solare nonostante la malattia, gli si illumina il volto. 

"La mia vita non è stata una passeggiata, ma amo la vita anche quando piovono sassi" afferma l'artista la cui visione positiva investe, avvolge e persino turba. Il colore è  euforia, le forme diventano gioco, e l'anima comincia a farsi occhio, mentre l'occhio percepisce che  solo l'anima potrà capire davvero il senso delle cose. E' un vedere "oltre".

Non a caso Guglielmi ha frequentato per tre anni i sentieri della scuola steineriana, anche se l'artista afferma che il suo maestro primo (fin da ragazzo e poi nella maturità teorica) è Vasilij Kandisky. L'intensità cromatica delle sue opere senza confini perché concepiti nell'astratto, ne è la prova diretta. Un astratto che non è mai informe e si presta a interpretazioni multiple.

"C'è un certo gusto pop" scrive Fausta Slanzi nella presentazione critica nella quale ripercorre anche altri nobili sentieri calpestati da Guglielmi nella sua ricca Toscana: i pomeriggi passati nelle Sale degli Uffizi a contemplare la grande arte di Raffaello e Caravaggio, Michelangelo e Donatello.

Architetto per professione, notaio mancato (se avesse seguito le orme paterne), a 50 anni Guglielmi ha deciso di vivere appieno la sua vicenda artistica. A stappare la sua fonte creativa è stato un cammino spirituale intrapreso nel 2010 in seguito al quale la produzione è sgorgata copiosa come una bottiglia di brut trionfante nelle sue bollicine.

Dopo Studio Andromeda (Trento) la personale sarà allestita a settembre ad Ancona. E' una mostra in cui emozioni e sentimento irrompono. "L'arte mi è sempre stata accanto, una sorta di terapia per vivere. Oggi è il mio pane quotidiano" dice Gugliemi che scolpisce anche, ma anche in questo caso la materia non è mai scissa dalla pittura e diventa esplosione cromatica che si tratti di fare un gallo e un altro "se stesso".

A proposito dell'ultima produzione Fausta Slanzi annota che  "...la ricerca artistica acquista la forza di uno screening dell'anima che, obbedendo alle leggi della ragione interiore, esplode su tela con straordinaria intensità".

Il risultato è un'alchimia fra emozione e materia. Ma si sbaglierebbe a interpretarlo come mero frutto d'istinto. La ricerca è "anche" teorica.

"Ho trovato in Kandinsky e in particolare nel suo saggio Lo spirituale nell'arte il supporto teorico a quello che in fondo fu il mio primo amore da ragazzo. L'astratto salta il figurato e mette in diretto contatto anima, colore e forma. Alla prima intuizione e al primo impulso segue la mia collaborazione razionale alla forma che poi  procede per suo conto in un dialogo fattivo tra ragione e sentimento" afferma Guglielmi che trova un paragone musicale al suo procedere.

"E' come il jazz: fantasia al potere". E miglior definizione alla fine non c'è.




"Colore, occhio, anima"
Ancona 7 -22 settembre 2013
Galleria Puccini via Bernabei, 39
Presenta: Giulia Naspi

 




< Nella foto a fianco:  "Autoritratto", Fabio Guglielmi 2012

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