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Facebook e l'invasione degli imbecilli

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Nel regno degli webeti

Lo ha detto bene Umberto Eco: questa è l'invasione degli imbecilli. I social hanno reso le chiacchiere una volta confinate all'osteria e allo scemo del villaggio al pari di sentenze pronunciate da persone che si sentono premi Nobel. E' insomma il regno della della saccenza, della  facile sentenza quando non lo sfogatoio per persone frustrate e piene di rabbia.

Lo dimostra bene la parodia di Napalm51 personaggio creato da Crozza, con acuta ironia. Sa tutto e sentenzia su tutto, Facebook lo ha reso paladino dei diritti, ma dietro il pc è un uomo maturo e frustrato che maltratta la madre.

Enrico Mentana ha coniato per primo un neologismo geniale: webete, l'ebete del web che prolifera perchè Facebook non tutela i suoi utenti. Non è una questione di privacy. E' molto peggio: Facebook, che potrebbe essere un'agenzia formidabile di educazione, ha la colpa di lasciare impunito un mare di post diseducativi e offensivi, di video virali e pericolosi.


< Mark Zuckerberg è sotto inchiesta in Germania
per incitamento all'odio




E' perciò una buona, buonissima notizia che Mark Zuckerberg sia sotto inchiesta in Germania perchè dalla sua piattaforma si incita all'odio e i negazionisti dell'olocausto trovano una impunita prateria. Proprio così: un'impunita prateria perchè se si prova a segnalare un contenuto inopportuno, che sia un post offensivo, volgare, oppure pornografico e diseducativo, non accade nulla. Il tutto si risolve con una faccina in cui Facebook chiede se sei contento della risposta ottenuta.

Certo che no: la segnalazione non va infatti oltre la possibilità di bannare o rimuovere la persona segnalata e nessun feed-back arriva dallo staff del miliardario americano che di recente è venuto in Italia dal Papa portando una dote omaggio di 500 mila euro per i terremotati: non erano beni durevoli o strumentali, o un assegno, ma il controvalore di possibili investimenti in pubblicità sulla sua piattaforma (ergo, dal suo portafoglio non aveva scucito neanche un centesimo ma solo una virtuale disponibilità).

Che Facebook abbia cambiato il mondo non lo nega nessuno, il problema è che lo ha peggiorato. Facebook lascia libero chiunque di sparare a zero e questo può determinare stress dalle conseguenze tragiche.

Un esempio: dovevano essere rimossi da Facebook i link e le informazioni relative alla giovane donna napoletana suicidatasi nel settembre scorso dopo la diffusione sul web, a sua insaputa, di video hard che la ritraevano. Non serviva nemmeno un preciso ordine dell’autorità amministrativa o giudiziaria: andavano tolti. Lo ha stabilito il Tribunale civile di Napoli Nord che con ordinanza ha parzialmente rigettato il reclamo di Facebook Ireland, dando invece ragione alla madre di Tiziana, Teresa Giglio la quale dopo aver vinto la "battaglia" giudiziaria ha lanciato una sfida ai siti web in cui compaiono ancora i video hot rivolgendosi al Garante della Privacy: sono oltre cento siti web. Tutto questo rende ancor urgente una normativa sul diritto all'oblio.

Preoccupa però che sia stato rigettato il reclamo della multinazionale i cui legali sono riusciti a farsi riconoscere che l’hosting provider non ha l'obbligo di controllare preventivamente tutte le informazioni caricate sulla varie pagine.

E questo lascia che questa prateria resti infinita e che lo webete di turno - nel suo orgasmo di rabbia - spari a zero restando impunito. Come salvarsi non si sa.

novembre 2016 - www.giornalesentire.it

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