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Operazioni militari nel Sinai

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Farnesina: ''meglio evitare''

Il monte di Dio ed il paradiso di Allah del Mar Rosso diventano sempre più pericolosi. L’esercito egiziano è sempre più coinvolto in operazioni militari contro i gruppi armati, responsabili di attacchi contro civili e forze di sicurezza soprattutto nel nord della penisola del Sinai. In queste operazioni, l’esercito del Cairo usa armi pesanti, come veicoli blindati, carri armati, elicotteri Apache e aerei da combattimento F-16.

Quello che preoccupa è la mancanza di notizie su queste operazioni, sulle quali è stato anche imposto un black-out ai mezzi d’informazione. A giornalisti e organismi indipendenti della società civile è vietato l’ingresso nell’area.

Un avviso diffuso il 13.01.2015 dal nostro Ministero degli Esteri - e tuttora valido - afferma che "...in considerazione del deterioramento della generale situazione di sicurezza  registrato  nel Paese,  si rinnova la raccomandazione di evitare  i viaggi non indispensabili in Egitto in località diverse dai resorts situati a Sharm el-Sheik, sulla costa continentale del Mar Rosso, nelle aree turistiche dell'Alto Egitto e di quelle del Mar Mediterraneo".

L'avviso scrive quanto segue: "...ogni connazionale che si rechi in Egitto, anche nelle aree turistiche, deve essere pienamente consapevole dei rischi anche alla luce dei recenti, ripetuti episodi avvenuti in varie località. Si raccomanda pertanto la massima prudenza ai connazionali che si trovino in Egitto, in particolare nei luoghi pubblici come le stazioni dei bus, la metropolitana, i mercati, nonché nelle vicinanze di edifici governativi, stazioni di polizia, installazioni militari, musei e nei tratti stradali che collegano gli aeroporti alle località turistiche"
E fornisce dettagli. "La situazione appare particolarmente problematica nella regione al confine con la Striscia di Gaza, oltre che al Cairo, ad Alessandria, nelle altre principali città del Delta e del Canale di Suez e nell'area centro-settentrionale della Penisola del Sinai ove si registrano operazioni militari ed uno stato di tensione significativo dovuto all'attività di cellule jihadiste"..
Altro fattore di rischio nella Penisola del Sinai è legato alla presenza di tribù beduine che si sono in passato rese responsabili di atti di intimidazione e di violenza, come blocchi stradali (che hanno coinvolto anche gruppi connazionali) e ripetuti sequestri, anche di turisti. "Tenuto conto, pertanto, dei rischi connessi alla percorrenza dei tratti stradali che uniscono le diverse localita' del Sud Sinai, si suggerisce di non recarsi in luoghi al di fuori dell'area turistica di Sharm el Sheik. Si raccomanda comunque di evitare l’area a nord del Sinai adiacente al confine ed in direzione del Monastero di Santa Caterina".

Ove si decidesse comunque di intraprendere un viaggio turistico in Egitto la Farnesina raccomanda di affidarsi a Tour Operator professionali.In tutto il Paese, anche in ragione del brusco deterioramento della situazione economica generale, si osserva inoltre un aumento di casi di micro-criminalità quali borseggi, rapine (anche a mano armata, anche a danno di cittadini stranieri), furti d’auto. Si tratta di un fenomeno relativamente nuovo in Egitto e che suggerisce di mantenere una adeguata soglia di attenzione.

Meglio sottoscrivere – prima della partenza - una assicurazione che copra eventuali spese sanitarie (anche per il rimpatrio o il trasferimento aereo in un altro Paese). Si segnala a tal proposito che gli standard medico-sanitari locali non sempre sono paragonabili a quelli europei, e che le strutture private presentano costi elevati per ogni tipo di assistenza, cura o prestazione erogate. Pertanto, in casi urgenti e gravi, si potrebbe rendere necessario il rimpatrio sanitario in Italia con vettore aereo ed accompagnamento medico-sanitario - rimpatrio che evidentemente presenta costi molto elevati per il privato cittadino ove egli non possa avvalersi di adeguata copertura assicurativa.

Infine una segnalazione: quasi la metà degli stati dell’Unione europea hanno violato la sospensione dei trasferimenti di armi all’Egitto decisa dalla stessa Unione europea, rischiando così di rendersi complice di un’ondata di uccisioni illegali, sparizioni forzate e torture. Lo denuncia in un rapporto Amnesty International dopo aver certificato che 13 stati dell’Unione europea su 28 sono rimasti tra i principali fornitori di armi ed equipaggiamento di polizia all’Egitto. Vengono anche dall’Italia le forniture di armi che servono alla repressione interna.

28 maggio 2016

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